La settimana che si è appena conclusa è stata pesantemente condizionata dall’attesa riunione di mercoledì della Federal Reserve, sia nelle giornate che hanno preceduto l’appuntamento, per via della fisiologiche speculazioni su cosa sarebbe potuto emergere dal Fomc, sia soprattutto in quelle successive, per effetto dell’inattesa svolta «dovish» dell’istituto centrale, anche se la portata della reazione dei mercati è stata probabilmente eccessiva considerando l’effettiva presa di posizione dei membri della Fed. È vero che la maggioranza dei funzionari (11 su 18) prevede ora un doppio aumento dei tassi nel 2023, ma è altrettanto vero che mancano ancora due anni e non si tratterà quindi di un intervento improvviso e violento. Nel comunicato stampa diffuso dalla Banca centrale non c’è inoltre alcun riferimento all’imminenza di una riduzione degli stimoli, anche se il governatore Powell ha dovuto poi ammettere che questa riunione può essere vista come l’inizio della discussione del tapering. Nel complesso, è vero che la Federal Reserve ha di fatto avviato un processo di normalizzazione della sua politica monetaria, ma è altrettanto vero che ha dimostrato di voler gestire la situazione in modo flessibile e mettendosi soprattutto nelle condizioni di essere pronta con largo anticipo, escludendo quindi iniziative improvvise e scoordinate che potrebbero realmente pesare sull’equilibrio dei mercati finanziari. Insomma, una svolta smaltita questa prima reazione emotiva, è plausibile che gli asset penalizzati in modo più violento nel corso delle ultime sedute, possano presto riprendere quota, offrendo una valida opportunità speculativa almeno in ottica di breve termine.
A Wall Street, l’indice che ha pagato maggiormente dazio è stato il Dow Jones, mentre il Nasdaq ha addirittura trovato lo spazio per uno spunto positivo oltre i massimi di periodo. L’indice industriale si è mosso in negativo per tutta la settimana, iniziando la discesa ben prima della riunione di metà ottava e arrivando anche a cedere il supporto chiave in area 33.550-33.500 punti nella giornata di ieri. La discesa può estendersi fino a quota 33.000, ma il primo test con questo livello dovrebbe arrestare l’impulso negativo e favorire una successiva ripresa della dinamica positiva principale.
Tra le commodity, particolarmente violenta è stata invece la reazione del Gold future, che già a inizio ottava aveva ceduto il supporto di breve a 1.880-1.875 dollari e che dopo la riunione del Fomc ha ulteriormente accentuato la caduta, scivolando al di sotto della soglia psicologica a quota 1.800 e andando a testare il solido sostegno a 1.770-1.767. La dinamica di breve si deciderà proprio sulla possibile tenuta di quest’ultimo livello, che era risultato decisivo già a metà aprile, quando il metallo prezioso aveva di fatto invertito al rialzo la sua tendenza primaria proprio con il breakout di tale barriera. Una conferma oltre 1.770 potrà quindi allentare la pressione ribassista, creando le condizioni per un progressivo ritorno sopra 1.800 dollari.
Sul mercato valutario è stata infine emblematica la reazione del dollaro Usa, che di fronte alla prospettiva di una politica monetaria più rigida, si è rafforzato in modo netto rispetto a tutte le altre valute. Dopo la riunione del Fomc, il cambio con l’euro ha perso praticamente due figure in due sedute, cedendo la soglia psicologica a 1,21 e arrivando rapidamente a testare quota 1,19. Sul finale di ottava la moneta unica ha quindi pagato un’ulteriore alleggerimento fino a 1,187-1,185 ma da questo livello potrebbe ora partire un rimbalzo di breve, che potrebbe anche rimettere in gioco la resistenza a 1,20. Al contrario l’ulteriore cedimento di 1,187-1,185 aprirebbe invece nuovi spazi discesa. (riproduzione riservata)