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Cervelli dei trader nel mirino
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Le neuroscienze si occupano sempre di più delle interazioni di chi opera in borsa

Cervelli dei trader nel mirino

MF - Numero 223 pag. 23 del 14/11/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Per ottenere risultati positivi bisogna essere capaci di mettere spesso in dubbio le proprie convinzioni

Per essere un buon trader è risaputo che bisogna avere un certo controllo delle proprie emozioni anche se, secondo gli ultimi studi sulle neuroscienze, è condizione necessaria ma non sufficiente per garantire ritorni dai propri investimenti. Le ricerche sul cervello degli operatori hanno infatti individuato delle caratteristiche che potrebbero spiegare perché alcuni riescono a performare meglio di altri.

Un primo filone di ricerca riguarda l'accuratezza delle previsioni. In un mondo in cui tutti hanno a disposizione una mole immensa di dati, elaborabili con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, colpisce come la maggioranza delle previsioni realizzate dagli investitori professionisti siano errate. Alcune persone però sbagliano meno, ovvero riescono a realizzare analisi sugli scenari futuri con meno errori. «Studiando la personalità di questi soggetti denominati grandi previsori», ha spiegato Lorenzo Dornetti specialista nelle neuroscienze e fondatore di Neurovendite, «è emerso che sono contraddistinti da una caratteristica comune, un elevato Active Open Thinking, ossia la capacità di valutare criticamente le proprie convinzioni». Le persone con alto Aot, mettono continuamente in dubbio le loro ipotesi di lavoro, le rivedono rispetto tutte le informazioni che acquisiscono, senza rigidità e senza seguire regole preconfezionate. Sono persone con un'estrema apertura mentale. «In altri termini, le previsioni migliori provengono da chi sa di non avere certezze ed esercita continuamente il dubbio sulle proprie idee, testandole e verificandole alla luce dei nuovi dati a disposizione, in un processo di perfezionamento costante», ha specificato Dornetti. Uno studio degli specialisti in neuroscienze James Schwarz e John Stein sui Venture Capitalist ha mostrato che chi possiede alti livelli di Aot e realizza un numero elevato di uscite con crescita superiore al 100% del valore investito, mentre chi ha un Aot basso registra maggiori perdite sugli investimenti ad alto rischio. Alla luce di queste considerazioni, ogni trader dovrebbe dunque valutare che livello di Active Open Thinking dispone e per fare questo è possibile trovare su internet dei test, che non hanno chiaramente l'accuratezza di centri specializzati ma che possono dare un'idea di massima sulle proprie capacità.

Un secondo filone di ricerca riguarda le bolle speculative. Alcuni ricercatori hanno iniziato a studiare i trader in risonanza magnetica per vedere se il funzionamento cerebrale poteva fornire indizi sulla sensibilità di ognuno a prevedere bolle speculative. Lo studio ha messo due trader in risonanza magnetica mentre operavano in un contesto controllato. Il valore del sottostante era inizialmente fissato dal ricercatore ma poi veniva negoziato insieme ad altri 20 trader che attraverso le loro operazioni accrescevano o diminuivano il suo valore. Questo scenario tende a generare un effetto bolla artificiale, ovvero un picco del valore dopo alcune sessioni di scambio, seguito da una repentina discesa. Si trattava quindi di uno scenario perfetto per capire chi riuscisse ad anticipare la bolla. Lo studio ha dimostrato che i partecipanti si dividevano in 2 gruppi: high e low performer. Gli high performer erano i professionisti che vendevano la posizione prima dello scoppio della bolla. I Low performer quelli che non riuscivano a togliersi.

Le scansioni cerebrali hanno mostrato che gli «high performer» sono capaci di identificare le bolle speculative prima degli altri, grazie all'attivazione precoce dell'insula (rAIns), una regione cerebrale associata alla percezione del rischio. Questa regione del cervello è associata all'abilità inconsapevole di cogliere pericoli che altri non vedono nell'ambiente. «Esistono persone in grado di attivare questa porzione del cervello ancestrale e riescono ad elaborare questa loro sensazione di pancia ed agire prima degli altri per non entrare nella bolla, spesso in maniera inconsapevole», ha specificato Dornetti.

Il terzo aspetto fondamentale è il rapporto tra cervello e prestazioni. Com'è il cervello di chi realizza grandi performance sui mercati? Questa volta lo studio prevedeva sessioni di risonanza magnetica con trader e gestori che operavano sui mercati con le piattaforme con cui lavorano abitualmente e si analizzava il funzionamento cerebrale di professionisti attivi con denaro reale. Secondo Dornetti: «Chi ha successo tende ad avere un basso livello di attivazione emotiva con, contemporaneamente, un elevato sforzo cognitivo». La capacità di gestire le emozioni e allo stesso tempo mantenere un elevato livello di attenzione risulta dunque cruciale per la performance. Durante lo studio si è evidenziato come chi era basso nel controllo emotivo, perdeva denaro, ma anche chi aveva un basso sforzo cognitivo non era efficace. Questi soggetti, all'apparenza tranquilli, spesso per abitudine, operano sui mercati con regole standard, applicando una sorta di pilota automatico decisionale, che riduce lo sforzo mentale, ma anche i relativi risultati.

Il cervello performante ha un'elevata attività prefrontale (area di connessione al controllo emotivo) unita ad una forte attivazione delle aree associative (connesse allo sforzo mentale). Attraverso la risonanza magnetica si sono riusciti ad evidenziare le aree del cervello dove i gruppi di neuroni più attivi, individuando le parti consumano più glucosio ed ossigeno. L'equilibrio tra controllo emotivo ed impegno mentale è determinante per il successo sui mercati finanziari e sono fattori più rilevanti rispetto ad altre variabili come età, competenza, studi o successi precedenti che non sono invece correlati con le performance. «Attenzione però, mantenere un cervello in questa configurazione neurale è particolarmente stressante, quindi il cervello che serve per vincere sui mercati, è a tempo» ha concluso Dornetti. Secondo lo specilista le prestazioni decadono per effetto stress e perciò non si può avere un controllo emotivo ed un alto sforzo mentale per molte ore e molti giorni continuativi.

Questi studi sugli investitori professionisti propongono nuovi scenari sull'applicazione delle neuroscienze, grazie ai quali si possono realizzare valutazioni neuropsicologiche che consentono di capire i soggetti maggiormente predisposti a fare previsioni e/o riconoscere le bolle in anticipo. Inoltre, i protocolli di «Brain Fitness Lab» consentono di stimolare con onde elettriche e magnetiche alcune aree cerebrali per aumentare la reattività di quelle componenti cerebrali connesse con la prestazione. La gestione dello stress diventa poi una componente quasi obbligatoria per gli investitori professionisti, vista la modalità cerebrale necessaria per raggiungere delle solide e durature performance in borsa . (riproduzione riservata)



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