
Acepi, l’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento, ha recentemente pubblicato le statistiche del terzo trimestre 2023 relativo al mercato primario dei certificati emessi dai suoi associati, che tra gli emittenti comprendono Banca Akros, Banca Cesare Ponti, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo, Leonteq, Mediobanca, Société Générale, UniCredit e Vontobel. Alla luce di questo aggiornamento può essere utile fare il punto sullo stato di salute del mercato e sull’evoluzione delle preferenze manifestate nel tempo dagli investitori.
Sul fronte dei collocamenti, l’anno in corso si avvia verso un risultato record, considerando che già a fine settembre i volumi totali sottoscritti (17.786 milioni di euro) hanno superato il massimo annuale del 2019 (17.166 milioni di euro), con una proiezione stimata per fine 2023 che dovrebbe addirittura toccare quota 23.700 milioni, in rialzo di oltre il 45% rispetto allo scorso anno. La politica di rialzo dei tassi adottata nell’ultimo anno dalle principali Banche centrali, che avrebbe dovuto rilanciare le emissioni obbligazionarie ed eventualmente ridurre la ricerca di soluzioni d’investimento alternative, come per esempio i certificati d’investimento, non ha in realtà penalizzato quest’ultima classe di prodotti, che, anzi, ha beneficiato proprio dell’aumento dei tassi d’interesse per migliorare la qualità delle emissioni in termini sia di rendimento sia di esposizione al rischio di mercato. Del resto, per diversi anni, proprio le politiche accomodanti delle Banche centrali avevano reso il terreno dei certificati particolarmente difficile da coltivare: quando i tassi di mercato sono molto bassi o addirittura negativi, lo spazio per strutturare prodotti con caratteristiche interessanti si riduce. In linea generale questi strumenti vengono “costruiti” partendo da uno zero coupon e reinvestendo il rendimento di quest’ultimo in una componente opzionale più o meno complessa, che ne definisce il payoff: se il rendimento della parte obbligazionaria è ridotto, il margine da reinvestire è minimo e la qualità dei prodotti ne risulta penalizzata. Terminata la stagione dei tassi a zero, l’industria dei certificati è potuta tornare a proporre strutture sempre più efficienti e profittevoli, senza stressare troppo la componente di rischio: tra le emissioni più recenti figurano infatti spesso certificati legati a sottostanti singoli e non più o non solo a panieri, mentre i prodotti a rendimento cedolare hanno visto alzarsi progressivamente l’ammontare degli importi periodici. Soprattutto i prodotti che strizzano maggiormente l’occhio ai bond hanno trovato nuova linfa in questa stagione di politica monetaria restrittiva e i volumi sul primario ne danno puntuale conferma.
Guardando alla ripartizione nelle macro-classi Acepi, la stragrande maggioranza dei prodotti sottoscritti sono stati i prodotti a capitale protetto, che nei primi nove mesi del 2023 hanno rappresentato circa il 70% delle emissioni totali sul mercato primario, a fronte di un 25% dei prodotti a capitale condizionatamente protetto e di un residuo 5% che si è invece concentrato sulle Credit Linked Notes. In linea generale, le preferenze degli investitori hanno mostrato una netta crescita proprio dei prodotti a rendimento cedolare: tra gli strumenti a capitale protetto, il 78% del collocato ha riguardato certificati Digital, contro il 22% degli Equity Protection, mentre nell'ultimo trimestre 2022 le due tipologie avevano ottenuto riscontri analoghi. Tra i prodotti a capitale condizionatamente protetto, le maggiori preferenze sono andate invece agli Express (57%), cioè agli strumenti con opzione di esercizio anticipato, contro il 14% dei Cash Collect. Dai dati emerge anche un ritorno d’interesse verso i Bonus, che sono cresciuti al 28%, dopo aver toccato il 19% nel secondo trimestre di quest’anno e soprattutto dopo che nel 2022 avevano registrato numeri non significativi (1% nel Q3 e 0% nel Q4).
Del tutto fisiologica, infine, la crescita registrata dai Credit Linked, che per diversi anni erano stati penalizzati dalle limitazioni introdotte da Consob sulla vendita di prodotti finanziari complessi alla clientela retail: l’istituto di vigilanza aveva stilato un elenco di tipologie di prodotti ritenuti “normalmente non adatti alla clientela al dettaglio” e tra questi erano rientrati anche i “Credit Linked”, in quanto “esposti a un rischio di credito di soggetti terzi”. Dopo che le restrizioni su questi prodotti sono state rimosse, diversi emittenti sono tornati a collocarli ed è ragionevole supporre che nei prossimi trimestri possano guadagnare ulteriore spazio. (riproduzione riservata)