
Martedì 18 novembre si è tenuta la consueta conferenza annuale di Acepi dedicata all’industria dei certificati, che nell’occasione si è concentrata sul tema dell’Intelligenza artificiale, declinata sia nell’ottica della strutturazione dei prodotti, sia sotto il profilo della comunicazione, che proprio grazie all’IA potrà trasmettere in modo più efficiente gli elementi di valore delle diverse proposte d’investimento, con un approccio mirato a seconda dell’utente finale. Al di fuori di questo tema, che per il momento guarda ancora molto al futuro e che deve ancora trovare una sua maturità per essere concretamente apprezzato dall’industria dei certificati, qualche utile spunto per apprezzare l’ottimo stato di salute del mercato italiano è arrivato da Giovanna Zanotti, direttore scientifico Acepi, e Camilla Ventura, presidente della commissione Marketing, che hanno analizzato l’andamento dei certificati in Italia, partendo dalla forte crescita del mercato primario.
I dati sul collocato mostrano innanzitutto un forte trend di crescita nel 2025, destinato con ogni probabilità a segnare un nuovo record: alla fine del terzo trimestre si sono infatti già sfiorati i 25 miliardi di euro, superando l’intero 2024, con una proiezione per fine anno di circa 31 miliardi. La spinta è arrivata soprattutto dalla crescente diffusione dei certificati nei portafogli degli investitori e dall’intensa attività di formazione svolta negli ultimi anni verso i consulenti finanziari, sempre più coinvolti e interessati al prodotto. Anche le reti di distribuzione adottano ormai un approccio più maturo, vedendo nei certificati uno strumento utile per diversificare i portafogli e ampliarne le fonti di rendimento.
Analizzando le categorie di certificati collocati, prevalgono nettamente i prodotti a capitale protetto, considerati la porta d’ingresso più semplice per gli investitori avversi al rischio. I certificati condizionatamente protetti risultano comunque in crescita nell’ultimo anno, anche grazie al contesto dei tassi d’interesse e alle opportunità di diversificazione. Nel capitale protetto aumentano sia gli Equity Protection sia i Digital, con questi ultimi preferiti dal pubblico italiano grazie al flusso cedolare. Un quadro simile emerge per i condizionatamente protetti, dove dominano Express e Cash Collect: la ricerca della cedola guida sempre più le scelte degli investitori, anche a scapito di una minore protezione.
Passando al mercato secondario, si osserva che il numero di prodotti emessi nel 2025 raggiungerà probabilmente quota 6.500, in crescita dell’11% rispetto al 2024. La tendenza mostra anche qui una forte presenza di emissioni a cedola, mentre i Bonus, nonostante la ripresa del collocato, diminuiscono come numero di emissioni, poiché gli investitori preferiscono acquistare prodotti con cedole ricorrenti. Benchmark e Outperformance rimangono abbastanza marginali. Tra i prodotti con cedola, la frequenza dei premi conferma il dominio delle emissioni con pagamento mensile, mentre il trimestrale rimane stabile e le semestrali risultano quasi assenti. Per quanto riguarda invece i sottostanti, il numero maggiore di emissioni coinvolge le azioni, spesso inserite in panieri “Worst of” per ottenere cedole più alte. Gli indici rappresentano circa il 15% degli strumenti investment, anche se tra i certificati a capitale protetto rimangono l’asset class principale. Tra i prodotti condizionatamente protetti prevalgono invece nettamente le azioni, grazie ai dividendi e alla volatilità, che sono molto utili a livello di strutturazione. I titoli più usati sono i bancari, in alcuni casi spinti anche dalle nuove politiche sui dividendi, come per Banca Mps o Commerzbank. Non mancano anche i sottostanti più volatili come Tesla e Nvidia, di solito impiegati in basket.
In termini di turnover, il mercato italiano dei certificati investment mostra una proiezione per fine anno di circa 25 miliardi di euro, in crescita del 25% rispetto al 2024. Dai dati EUSIPA, che includono anche i mercati OTC, l’Italia si conferma prima davanti alla Germania, ampliando ulteriormente il distacco rispetto allo scorso anno. Per i prodotti a leva, al 31 ottobre scorso il turnover superava già quello del 2024, con una stima per fine anno di quasi 10 miliardi di euro solo su Borsa Italiana, che potrà superare i 12 miliardi includendo Vorvel. A livello europeo, anche Germania e Svezia mostrano crescite rilevanti, ma l’Italia si posiziona comunque seconda nel mercato globale (investment più leverage), con una proiezione di circa 38 miliardi di euro per il 2025. (riproduzione riservata)