Il mercato dei derivati cartolarizzati ha avuto un’evoluzione molto ampia negli anni, partendo dalla quotazione dei primi covered warrant e passando poi per il debutto dei certificati lineari, di quelli strutturati con opzioni accessorie e infine di quelli a leva nella doppia variante dinamica e fissa. E ogni stagione ha avuto il suo cavallo di battaglia: inizialmente i volumi erano chiaramente sbilanciati verso i cw, ma negli anni la distribuzione degli scambi si è drasticamente evoluta, dando pieno spazio alla grande varietà di prodotti che sono stati immessi sul mercato, soprattutto all’interno della classe dei certificati d’investimento, che è quella che ha evidenziato la maggiore capacità evolutiva. A livello di singoli strumenti, si registra ancora oggi una naturale prevalenza di quelli più speculativi, che fisiologicamente beneficiano delle dinamiche del trading di brevissimo termine, che ne amplificano il turnover anche oltre il loro effettivo valore qualitativo. In termini aggregati però si nota come la gamma dei certificati d’investimento non sia per niente secondaria e anzi abbia raggiunto una piena maturità. A titolo di esempio, nei primi due mesi di quest’anno, il controvalore negoziato sui certificati d’investimento, tra SeDeX ed EuroTlx, è stato addirittura superiore a quello dei certificati a leva: i due valori sono molto vicini tra loro, attorno ai 2 miliardi di euro, ma il riscontro dei prodotti d’investimento è qualitativamente più significativo, perché coinvolge solo in minima parte la componente speculativa del trading di brevissimo termine e quindi esprime in gran parte un reale gradimento degli operatori.
Anche per questo non è un caso che recentemente il numero di emittenti attivi sul fronte dei certificati d’investimenti si stia progressivamente allargando. Poco prima di Natale aveva debuttato sul SeDeX il primo strumento emesso da Banca Cesare Ponti, controllata da Banca Carige, al quale hanno poi fatto seguito più recentemente altri due certificati a capitale garantito. A inizio mese è toccato invece a Barclays Bank, che è tornata a quotare sul mercato italiano per la prima volta dal 2017, lanciando due prodotti su EuroTlx: la banca inglese ha dimostrato anche una certa ambizione su questo fronte, se si considera che l’offerta iniziale si è rapidamente arricchita di altri sette esemplari. In settimana è infine toccato a Marex Financial, che ha quotato sempre su EuroTlx il suo primo e finora unico certificato d’investimento.
Entrando un po’ più nello specifico di quanto proposto dai tre nuovi player, si può rilevare come Banca Cesare Ponti abbia finora puntato su prodotti più conservativi: i tre certificati emessi sul SeDeX sono infatti tutti di tipo Protection e sono legati a singoli asset, rappresentati tra l’altro dai due indici EuroStoxx50 e Ftse Mib. Quello quotato a dicembre garantisce una protezione del capitale pari al 90%, un premio annuale incondizionato dell’1,5% e una partecipazione alla performance finale del sottostante con Cap al 115%. Gli altri due offrono invece una protezione integrale (100%), un premio condizionato con memoria del 3%, ma nessuna partecipazione alla performance dell’indice.
La proposta di Barclays si è invece orientata finora su prodotti a capitale condizionatamente protetto, per i quali il rimborso del capitale è quindi vincolato al rispetto di una barriera, e prevalente associati a panieri di tipo “Worst of”, che puntano cioè ad aumentare il rendimento potenziale allargando l’esposizione al rischio di mercato su più asset. L’unica eccezione è quella di un Phoenix Autocallable quotato proprio ieri sul solo titolo Davide Campari, che prospetta il pagamento di un premio trimestrale con memoria del 1,15% lordo, vincolato al rispetto di una barriera posta al 70% del valore iniziale del titolo, e un’opzione di esercizio anticipato a partire dal prossimo mese di settembre, che potrà ridurre anche drasticamente la durata dell’investimento.
Quanto a Marex Financial, l’unico certificato finora emesso è un Autocallable Barrier Phoenix legato ai titoli Roche Holding, Sanofi, Novartis e Merck & Co., anche qui con la logica “Worst of”. In questo caso è previsto il pagamento di un premio condizionato con memoria pari al 2,7% lordo, vincolato al rispetto di una barriera posta al 60% dello strike. Tra un anno si attiverà poi anche qui un’opzione di esercizio anticipato che sarà associata al rispetto di una soglia decrescente, pari inizialmente al 95% del valore iniziale dei quattro sottostanti e che potrà scendere fino all’80% nelle ultime due date di valutazione. (riproduzione riservata)