
Uno dei pregi principali dei certificati d’investimento è sempre stato quello della flessibilità, cioè dell’adattabilità delle strategie operative che possono essere messe in atto alle mutevoli condizioni di mercato. Ci sono prodotti più adatti a uno contesto direzionale, nel quale cioè un sottostante mantiene una tendenza chiara, che può essere opportunamente monetizzata con una partecipazione proporzionale diretta, e altri più adatti a scenari contrastati, nei quali il mercato non trova cioè lo spazio per un movimento ben definito. Nel tempo le strutture proposte si sono poi evolute in modo così capillare che da qualche tempo sono comparsi anche prodotti capaci loro stessi di adattarsi a situazioni congiunturali che cambiano nel tempo. L’esempio più comune è quello dei certificati con opzione di esercizio anticipato, che nascono come prodotti a rendimento cedolare, tipicamente adatti a un contesto di scarsa direzionalità, dove l’incasso dei premi prefissati può risultare cioè certamente più performante rispetto a una partecipazione lineare di matrice azionaria, ma che si estinguono appunto anticipatamente proprio quando si manifesta un movimento direzionale (al rialzo), rimettendo il capitale in gioco per investimenti alternativi potenzialmente più profittevoli.
L’efficienza di un certificato, soprattutto se emesso con scadenze medio lunghe, può però venire meno col passare degli anni: se il sottostante si allontana molto dal suo livello iniziale, quello in relazione al quale sono stati definiti, a suo tempo, tutti i payoff e le eventuali opzioni di protezione, lo strumento perde naturalmente di appeal. Tornando proprio all’esempio dei certificati che offrono l’esercizio anticipato, se il sottostante si allontana molto dalla soglia limite che può determinare l’esercizio, quella facoltà tende a svanire, a non essere più ragionevolmente applicabile.

Per ovviare a questo inconveniente l’industria dei certificati ha introdotto allora il cosiddetto meccanismo “Step Down”, che definisce una dinamica decrescente della soglia limite di esercizio, preservando l’attualità dell’opzione di esercizio anche in un contesto di mercato negativo: da una parte il sottostante perde terreno rispetto al suo valore iniziale e dall’altra la soglia limite dell’opzione autocallable si abbassa, conservando in qualche modo una maggiore coerenza con l’asset di riferimento.

Un’applicazione più raffinata di questo principio è rintracciabile nel cosiddetto “effetto Magnet”, introdotto circa un anno fa su Cert-X da Société générale e portato per la prima volta sul SeDeX nei giorni scorsi da Bnp Paribas. Si tratta di un meccanismo che rende sempre decrescente la soglia limite per l’esercizio anticipato, ma non in ragione di una progressione predefinita come nel caso dei certificati Step Down, bensì con una dinamica legata proprio all’andamento del sottostante. Nella versione proposta da Bnp, la logica è abbastanza semplice e prevede che la cosiddetta “Barriera per la Scadenza Anticipata” parta da un livello iniziale pari al 100% dello strike nella prima data di valutazione utile, per poi assumere nelle date successive un valore pari al massimo tra l’85% dello strike e il livello minimo rilevato dal sottostante nelle date di valutazione precedenti. Quindi, alla prima data di valutazione può succedere che il sottostante chiuda al di sopra dello strike (scenario positivo), determinando subito l’esercizio anticipato. Se il sottostante chiude però al di sotto dello strike (scenario negativo), l’esercizio non si verifica e la soglia limite si abbassa proprio al livello toccato dal sottostante nella prima data di valutazione, che sarà evidentemente inferiore allo strike. Nella seconda data di valutazione sarà proprio questo livello quello utile per l’eventuale esercizio. Una situazione analoga si riproporrà poi nelle date successive: se il sottostante continuerà a perdere terreno, la soglia limite continuerà ad abbassarsi, fino a un limite minimo che in questo caso è stato definito all’85% dello strike iniziale, mentre in caso contrario si verificherà l’esercizio anticipato. Il fatto che la dinamica decrescente della Barriera per la Scadenza Anticipata sia legata all’andamento del sottostante permette una migliore adattabilità della stessa allo scenario di mercato: se lo scenario ribassista è infatti molto spinto fin dalle prime date di valutazione, la soglia limite diminuirà subito in modo drastico, senza dover attendere la progressione predefinita del meccanismo "Step Down”, che potrebbe non adattarsi perfettamente alle tempistiche e all’ampiezza del movimento messo in atto dal sottostante. (riproduzione riservata)