Per gli amanti del tasso fisso il 2025 si è concluso in modo deludente. È il caso dei tradizionali Btp a media e lunga scadenza: il sostegno ai prezzi fornito dagli upgrade da parte di tutte le principali agenzie di rating, sebbene si sia riflesso in una discesa dello spread Btp-Bund da quota 115 di inizio anno fino ai 70 centesimi attuali, in realtà non ha fatto altro che smorzare il tendenziale deprezzamento sofferto dai titoli governativi tedeschi, procurando comunque una perdita in conto capitale che ha vanificato in tutto o in parte le cedole dei Btp a medio-lungo termine, oppure si è tradotta in un minor ritorno rispetto a quello di mercato per chi porta l’investimento a scadenza.
Il Btp 4% 30.4.2035, per esempio, ha accusato una discesa di prezzo nell’ordine dell’1%, che ha eroso parte del 4% lordo annuo proveniente dalle due cedole. Il deprezzamento si è fatto via via più pesante all’aumentare della scadenza dei Btp, portando a rendimenti totali (cedole più variazione del prezzo) sempre più negativi dai 15 anni di vita residua in avanti.
A salvarsi sono state solo le scadenze di breve-medio termine dei Btp a tasso fisso, cioè quelle inferiori a nove anni, che sono riuscite a restituire un ritorno totale tra il 2,3% e il 3,3%, mentre le altre tipologie di titoli di Stato, soprattutto quelle a tasso variabile, hanno fornito nel 2025 le migliori soddisfazioni.
Le categorie vincenti. D’altronde, in Germania l’inflazione si è dimostrata restia a scendere in estate sotto il 2% e viaggia ora, come nell’Eurozona, sullo stesso livello di inizio anno pari al 2,1%, pesando sulle quotazioni dei bond governativi tedeschi (e di riflesso sui Btp) e favorendo i titoli di Stato indicizzati all’inflazione, come i Btpi italiani le cui cedole e il capitale sono legati all’inflazione dell’euro.
Parallelamente, anche il tasso Euribor a sei mesi ha arrestato la sua discesa il 7 luglio a quota 2,016% (era al 2,57% a fine 2024), riprendendo progressivamente a crescere fino al 2,13% attuale. Questo spiega perché i CctEu siano stati i grandi vincitori dell’anno sulle scadenze a medio-lungo termine (4-7 anni) in termini di «total return», cioè il ritorno complessivo degli ultimi 12 mesi proveniente dalle cedole indicizzate all’Euribor e dalla variazione di prezzo, dove il CctEu con scadenza 15.4.2033 si aggiudica il podio con un +7,49% complessivo nel 2025.
Tra le scadenze medio-brevi (1,5-4 anni) sono stati i Btp Italia, indicizzati all’inflazione italiana, a restituire le migliori soddisfazioni, grazie agli spread più corposi destinati al retail e al carovita italiano quasi doppio nei primi nove mesi del 2025 rispetto all’1% attuale. I Btp€i indicizzati all’inflazione dell’Eurozona, invece, hanno dominato nelle scadenze dagli otto anni in avanti, grazie alle maggiori pressioni inflazionistiche presenti nell’area euro. In generale, tutte le tipologie di titoli di Stato, compresi i Btp Valore e Futura, hanno battuto il ritorno complessivo dell’anno restituito dai bond a tasso fisso, cioè Bot e Btp, com’è ben visibile sul grafico della nuova sezione Obbligazioni di Milanofinanza.it (www.milanofinanza.it/bond).
L’anno che inizia si presenta ancora più incerto, soprattutto in riferimento all’inflazione che è il principale fattore alla base dei movimenti delle quotazioni obbligazionarie e dei relativi rendimenti: nell’Eurozona la sensazione è che in estate possa aver raggiunto un punto di minimo, quando l’ambiente economico non era ancora impattato dai dazi americani e dall’innalzamento della tensione tra Europa e Russia, nonché dall’accelerazione della spesa pubblica per la difesa.
Nel portafoglio obbligazionario dei risparmiatori non dovrebbe quindi mancare un titolo di Stato indicizzato all’inflazione, soprattutto con riferimento all’Eurozona dove è più elevata rispetto a quella italiana: nell’ambito delle scadenze entro 10 anni, il Btp€i Tr 1,8% 15.5.2036 e il Btp€i Tr 0,1% 15.5.2033, quest’ultimo caratterizzato da una cedola molto bassa e un prezzo molto sotto la pari (90), sono in grado di offrire i rendimenti più interessanti al netto d’imposta e dell’inflazione italiana (il rendimento reale netto annuo supera per entrambi il 2,5% in base all’inflazione attuale dell’Eurozona a cui è indicizzato il valore di rimborso e quindi le cedole).
Inoltre, non dovrebbero mancare un altro paio di bond governativi di tipo «step-up», cioè a tasso crescente come i Btp Valore e Btp Futura, che sono in grado di navigare meglio dei tradizionali Btp nelle acque dove l’inflazione potrebbe rialzare più o meno lentamente la testa: in quest’ambito, il Btp Più 25.2.2033, con cedola trimestrale di 0,7125 fino a febbraio 2029 e poi 0,925, e soprattutto il Btp Futura 27.4.2037, che quota poco sotto 80, offrono rendimenti reali netti nell’ordine, rispettivamente, del 2,1% e del 2,75%. (riproduzione riservata)