Il mercato dei certificati è ormai da tempo un grande bacino d’innovazione, che molti emittenti sfruttano per proporre una varietà di strutture sempre più ampia, ma anche per offrire agli investitori un ventaglio sempre maggiore di sottostanti su cui investire o su cui poter acquisire posizioni speculative. Rientra perfettamente in questa logica la recente emissione da parte di Bnp Paribas di una serie di certificati a leva su Vix e VStoxx future: in una fase di mercato così incerta come quella attuale, dove gli operatori devono destreggiarsi tra un’inflazione che rimane su livelli record, una politica dei tassi sempre più aggressiva da parte delle principali Banche centrali, uno sviluppo della crisi sanitaria legata al Covid ancora difficilmente decifrabile e un conflitto tra Russia e Ucraina che ogni giorno continua a proporre preoccupanti spunti di tensione, la volatilità è sicuramente uno dei parametri chiave per gestire l’operatività e poter investire direttamente su questo indicatore apre certamente interessanti opportunità strategiche. Com’è noto, il Vix misura la volatilità implicita media a breve termine (30 giorni) di una serie di opzioni sull’indice americano S&P500, mentre il VStoxx utilizza una logica simile per misurare la volatilità implicita dell’EuroStoxx50. Di fatto, i nuovi Mini Future quotati da Bnp Paribas consentono quindi di scommettere al rialzo o al ribasso sulla volatilità del mercato americano ed europeo.
A questo proposito, va però ricordato come il concetto di volatilità assuma un significato diverso a seconda che si parli di volatilità storica o implicita. La prima non è altro che una misura matematica di tipo appunto storico, cioè focalizzata su quanto successo nel passato: descrive in particolare lo scostamento medio registrato dai rendimenti di un certo asset rispetto al loro valore medio in un determinato arco temporale. Se questo valore è elevato, significa che il mercato si è mosso con oscillazioni ampie, delineando quindi un contesto di rischio maggiore rispetto a una fase di volatilità ridotta: per esempio i titoli che presentano una volatilità storica più elevata, come quelli tecnologici, sono quelli considerati più rischiosi e anche più speculativi, visto a una maggiore dose di rischio corrisponde sempre un potenziale di guadagno più elevato. La volatilità implicita è invece un parametro legato al mondo delle opzioni e di fatto esprime il premio che un operatore è disposto a pagare per acquisire il diritto di acquistare (call) o vendere (put) un determinato asset a condizioni prestabilite. Non misura la velocità di movimento dei prezzi, ma in qualche modo esprime una stima dello scenario atteso per il prossimo futuro: quanto maggiore sarà il premio che si è disposti a pagare per definire oggi delle precise condizioni di negoziazione future, tanto maggiore sarà l’incertezza che si attribuisce proprio allo scenario futuro. Non avrebbe senso pagare un premio elevato in un contesto di elevata confidenza, dove dovrebbe essere teoricamente più facile prevedere l’andamento del mercato. Se la volatilità implicita è alta, significa quindi che ci si attende uno scenario futuro molto incerto, molto rischioso: per questo motivo questi indicatori sono identificati anche come “indici della paura” e storicamente registrano una correlazione inversa rispetto all’andamento dei mercati. La volatilità implicita tende cioè ad aumentare soprattutto nelle fasi ribassiste, nelle quali il nervosismo tende fisiologicamente a crescere, mentre assume valori molto bassi soprattutto nelle fasi rialziste, quanto la confidenza degli operatori è massima. Da alcuni anni su questi indicatori sono quotati anche dei contratti future che li hanno resi degli asset a tutti gli effetti investibili ed è proprio qui che entrano in gioco i nuovi Mini future quotati da Bnp Paribas, che offrono un accesso diretto proprio al Vix e al VStoxx future.
Sono i primi certificati a leva quotati in Italia su questi due sottostanti e vanno ad affiancarsi ai due prodotti d’investimento emessi a novembre dello scorso anno da Société Générale legati proprio al Vix future: in quel caso si trattava però di un certificato Benchmark senza leva e di un certificato a Leva Fissa Short -1x, che di fatto offrivano l’opportunità di acquisire una posizione rialzista (benchmark) o ribassista (Leva Fissa Short) sull’indice di volatilità americano, ma senza alcun effetto leva. La nuova gamma quotata da Bnp Paribas allarga invece l’orizzonte operativo a una logica più speculativa, con un effetto leva variabile, che dipende dalle caratteristiche individuali dei prodotti quotati. (riproduzione riservata)