L’unico asset che è stato in grado di tenere testa alle perfomance del Bitcoin nell’ultimo mese è stato il caffè. Nonostante la cripto-distrazione di massa, ai commodities trader non è sfuggita la vertiginosa salita dei prezzi della materia prima dell’ultimo mese, con la qualità Robusta (scambiata sul Liffe di Londra) in rialzo del +15% a 4.723 dollari la tonnellata mentre, la varietà Arabica (quotata sull’Ice di New York), dall’inizio di novembre, ha portato a casa un +20% circa a 280 centesimi di dollaro per libbra. E potrebbe non essere finita qui.
I fattori critici che hanno portato a questo movimento, legati alle normative ambientali dell'Unione Europea e alle condizioni climatiche sfavorevoli nei principali paesi produttori, non sembrano potersi attenuare nel breve periodo, aprendo ampi spazi per un ritorno dei prezzi sui massimi storici. Per quanto riguarda la qualità Robusta, si tratterebbe di un altro +15% per salire fino ai top precedenti registrati lo scorso 16 settembre 2024. Ai prezzi dell’Arabica manca invece un +14% per andare a ritestare il massimo storico del maggio 1997 a 318 centesimi di dollaro alla libbra. Non è certo una distanza siderale visto quanto sta succedendo sui fondamentali.
La normativa UE sulla deforestazione, nota come Eudr (European Union Deforestation Regulation), richiede che le aziende che importano prodotti agricoli come caffè, cacao, soia e carne, garantiscano che i loro prodotti non siano stati ottenuti da terre deforestate o degradate dopo il 2020. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale e la distruzione delle foreste, considerate tra i principali fattori del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità.
Tuttavia, l'implementazione di questa legge pone numerose sfide per le aziende, specialmente per i piccoli agricoltori nei paesi produttori, che spesso non hanno i mezzi o le risorse tecnologiche per rispettare questi standard rigorosi. Il settore del caffè è particolarmente vulnerabile a questa normativa, dato che molti piccoli produttori operano in regioni soggette a deforestazione, come il Brasile e l'Indonesia, tra i maggiori esportatori mondiali di caffè. Se le aziende non saranno in grado di mappare e tracciare efficacemente le loro catene di approvvigionamento, potrebbero vedersi bloccato l'accesso al mercato europeo, uno dei principali consumatori di caffè al mondo. L'entrata in vigore di questa legge era prevista per il 30 dicembre 2024, ma a causa delle pressioni da parte dei grandi operatori commerciali e delle difficoltà logistiche legate alla conformità, la Commissione Europea ha proposto di ritardarne l’attuazione di un anno. Nonostante questo ritardo, molte aziende sostengono che una semplice posticipazione non sarà sufficiente a risolvere i problemi di fondo, soprattutto per i piccoli produttori.
Oltre alle normative, le condizioni climatiche stanno giocando un ruolo cruciale nel determinare l’andamento dei prezzi del caffè. In Brasile, il maggiore produttore di arabica al mondo, la siccità persistente sta causando danni significativi alle colture. La mancanza di pioggia ha colpito il periodo cruciale della fioritura degli alberi di caffè, riducendo le prospettive di raccolto per la stagione 2025/26. Secondo il monitoraggio del Cemaden, l'agenzia brasiliana per la gestione dei disastri naturali, il paese sta vivendo le condizioni più secche dal 1981, con gravi ripercussioni per le coltivazioni di caffè. In Vietnam, il principale produttore di caffè robusta, le condizioni meteo avverse hanno ulteriormente ridotto le aspettative di produzione. La siccità, insieme alle forti piogge che rischiano di allagare i campi di caffè, stanno ritardando la raccolta e riducendo la qualità del prodotto. Questi sono i driver che sul breve periodo potrebbero far lievitare ancora i prezzi. (riproduzione riservata)