Soltanto la decisione della Corte Suprema di bocciare i dazi di Trump ha fermato la corsa del dollaro. Il biglietto verde ha infatti intrapreso una salita significativa durante tutta l’ottava, passando dai 96,80 punti fino al massimo di 98,02 punti. La corsa si è però spenta l’ultima seduta della settimana, con il Dollar Index che ha accusato la sentenza della Corte Suprema e archiviato di conseguenza l’ottava a 97,70 punti. Secondo i forex traders però l’impostazione rialzista del biglietto verde non cambia, sostenuta da fattori macroeconomici, monetari e geopolitici, tornati improvvisamente centrali nelle valutazioni degli investitori.
Il primo elemento a sostegno del biglietto verde è arrivato dai dati macroeconomici statunitensi, che hanno ancora una volta superato le attese. I permessi di costruzione sono aumentati del 4,3%, mentre le nuove costruzioni residenziali hanno registrato un balzo del 6,2%, segnando il livello più alto da marzo 2025. Segnali importanti, perché indicano una rinnovata fiducia degli operatori immobiliari e un miglioramento delle prospettive di medio-lungo periodo dell’economia americana.
Anche sul fronte manifatturiero le indicazioni sono state incoraggianti: la produzione industriale è accelerata dal 1,3% al 2,3%, sostenuta da una crescita mensile dello 0,7%, superiore alle stime di consenso. Persino il calo degli ordini di beni durevoli, pari all’1,4%, è risultato meno severo rispetto alle attese, contribuendo a rafforzare la narrativa di un’economia più resiliente del previsto.
A consolidare il movimento del dollaro sono poi intervenute le minute della Fed, che hanno mostrato un Comitato fortemente diviso sul futuro dei tassi. Se da un lato alcuni membri si sono detti pronti ad avviare un ciclo di tagli qualora l’inflazione continui a convergere verso il target del 2%, dall’altro è emersa una componente più prudente, intenzionata a mantenere una politica restrittiva più a lungo per evitare una riaccelerazione dei prezzi. Questa incertezza ha ridimensionato le aspettative di un allentamento monetario aggressivo e ha contribuito a rendere il dollaro più attraente.
Sul piano geopolitico, la risalita del dollaro è stata amplificata dall’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Le dichiarazioni dell’amministrazione americana e il rafforzamento della presenza militare in Medio Oriente hanno spinto gli investitori a rifugiarsi nei classici asset difensivi e, checché se ne dica, sempre sul dollaro si torna. In uno scenario di possibile escalation, un rialzo dei prezzi energetici rischierebbe di penalizzare economie importatrici come l’Eurozona, rendendo l’euro/dollaro particolarmente vulnerabile.
Sul Dollar index, index, il recupero sopra area 97,50 rafforza la struttura rialzista di breve periodo: una tenuta di questo supporto aprirebbe la strada a un nuovo test della resistenza in area 98–98,20, con possibili estensioni. Sul fronte Eur/Usd, la rottura al ribasso dei supporti di breve ha riportato il cambio in una fase correttiva: sotto 1,1750 il rischio è di un’estensione verso 1,1650–1,1600, mentre solo un ritorno stabile sopra 1,1850 permetterebbe di ridimensionare le pressioni ribassiste. (riproduzione riservata)