
Settimana scorsa Borsa italiana ha pubblicato il suo consueto rapporto mensile che racchiude le principali statistiche relative alla numerosità dei prodotti e alla distribuzione degli scambi delle piattaforme SeDeX e Cert-X. La sintesi di gennaio 2024 ha evidenziato innanzitutto un'importante accelerazione dei volumi, sia rispetto al mese precedente, sia soprattutto allo stesso periodo dello scorso anno. Il controvalore totale negoziato sul SeDeX ha infatti superato i 1.500 milioni di euro, contro i 1.078 milioni di dicembre 2023, a cui vanno aggiunti gli oltre 765 milioni scambiati su Cert-X, contro i 608 milioni scambiati il mese precedente. Mentre su Cert-X gli scambi riguardano unicamente i prodotti d’investimento, su SeDeX il maggiore contributo è arrivato dai certificati a Leva Fissa, che hanno scambiato oltre il 34% del controvalore totale, seguiti dai certificati Digital (22,1%) e dagli Express (20%), mentre i certificati a Leva variabile si sono fermati al quarto posto, con un riscontro del 12,9%. L’aspetto interessante è che, anche solo considerando il SeDeX, più della metà dei volumi si è concentrata su prodotti non speculativi e la quota sale addirittura al 69% includendo anche Cert-X.
Qualche ulteriore spunto d’interesse emerge concentrando l’attenzione proprio sui prodotti d’investimento, suddivisi per tipologia: la classe largamente più negoziata è quella dei certificati a capitale condizionatamente protetto, che offrono cioè sì una protezione del capitale, ma vincolata al rispetto di un limite di perdita massima da parte del sottostante. Su questa classe si sono concentrati circa il 60% degli scambi nel corso dell’ultimo mese, sia in termini di numero di contratti, sia di controvalore, a fronte però di una percentuale che a dicembre 2023 aveva anche superato il 65%. Per contro, i certificati a capitale protetto, che proteggono cioè il capitale senza vincoli, sono passati dal 33% di dicembre 2023 al 37/38% dello scorso gennaio, segnalando quindi una maggiore ricerca di protezione tra gli investitori. I prodotti a capitale non protetto continuano invece a rappresentare una proporzione poco rilevante.
Tra le singole tipologie, come già segnalato in precedenza, quelle che raccolgono la stragrande maggioranza dei consensi sono di gran lunga quelle a rendimento cedolare: oltre il 40% dei volumi vengono infatti scambiati dai cosiddetti ”Express”, che associano al pagamento di premi periodici anche una facoltà di esercizio anticipato, seguiti dai “Digital” (24%), che rientrano tra i certificati a capitale protetto e prevedono appunto il pagamento di importi addizionali condizionati, dagli “Equity Protection” (12%), che in alcune versioni comprendono anch’essi il pagamento di premi addizionali, e dai “Cash Collect” (10%), il cui principale elemento distintivo è proprio quello dello stacco di cedole periodiche. Nel complesso, almeno il 75% degli scambi che si concentra sui certificati d’investimento quotati tra SeDeX e Cert-X riguardano prodotti a rendimento cedolare, a chiara evidenza di come probabilmente questi prodotti vengano utilizzati più come alternativa alle obbligazioni che non alle azioni.
Abbastanza ridotta infine la quota di mercato dei Bonus, che scambiano circa il 7% del controvalore totale: questi prodotti, ormai proposti quasi solo nella versione con Cap coincidente col Bonus, sono stati tra i primi a comparire sul mercato dei derivati cartolarizzati e per diverso tempo hanno beneficiato di un largo apprezzamento da parte degli investitori, in virtù della loro capacità di pagare rendimenti di buon interesse, in tempi relativamente brevi e in presenza di uno scenario di mercato non necessariamente positivo. Oggi conservano ancora una buona fetta di consensi, ma minoritaria rispetto alle altre tipologie descritte. (riproduzione riservata)