
Settimana scorsa Borsa italiana ha pubblicato il consueto rapporto mensile che racchiude le principali statistiche relative alla numerosità dei prodotti e alla distribuzione degli scambi delle piattaforme SeDeX e Cert-X. La sintesi di marzo 2024 ha evidenziato innanzitutto un'ulteriore costante accelerazione dei volumi nei primi tre mesi dell’anno, sia rispetto al mese precedente, sia soprattutto allo stesso periodo dello scorso anno. Il mese scorso il controvalore totale negoziato sul SeDeX ha infatti superato i 1.700 milioni di euro, contro i 1.622 di febbraio e i 1.522 di gennaio, a cui vanno aggiunti gli oltre 744 milioni scambiati su Cert-X, in lieve calo rispetto ai 764 milioni scambiati il mese precedente. Mentre su Cert-X gli scambi coinvolgono solo i prodotti d’investimento, su SeDeX il maggiore contributo è arrivato invece dai certificati a Leva Fissa, che hanno scambiato il 32,8% del controvalore totale, in ripresa rispetto al 29,3% di febbraio, seguiti dai certificati Digital (28,6%) e dagli Express (15,9%), con i primi che hanno registrato volumi in costante aumento, mentre i secondi hanno perso parzialmente quota. Da segnalare inoltre che i certificati a Leva variabile hanno perso il quarto posto assoluto, con un riscontro sceso dal 9,7% all’8,1%, in favore degli Equity Protection, pressoché stabili dall’8,9% all’8,5%. A livello aggregato, l’aspetto più interessante è che, anche considerando i soli dati del SeDeX, più della metà dei volumi si sono ancora concentrati su prodotti non speculativi, a dispetto di una maggiore propensione di leverage e covered warrant al trading intraday, che favorisce fisiologicamente il turnover.
Concentrando l’attenzione proprio sui prodotti d’investimento, suddivisi per tipologia, la classe più negoziata risulta ancora quella dei certificati a capitale condizionatamente protetto, che offrono cioè una protezione del capitale vincolata al rispetto di un limite di perdita massima da parte del sottostante. Rispetto ai mesi precedenti emerge però un divario in diminuzione rispetto ai prodotti a capitale protetto e la progressione mensile appare costante: a dicembre 2023 i certificati a capitale condizionatamente protetto scambiavano infatti oltre il 65% del controvalore totale movimentato dai prodotti d’investimento, una quota poi scesa al 60% a gennaio 2024, al 57% a febbraio e infine al 53% a marzo. Per contro i certificati a capitale protetto, che proteggono cioè il capitale senza vincoli, sono passati dal 33% di dicembre 2023 al 37/38% dello scorso gennaio, al 41% di febbraio e infine al 45% di marzo, segnalando come la maggiore ricerca di protezione tra gli investitori sia in costante aumento, alla luce anche di una situazione internazionale che continua a proporre elementi di tensione sia sul fronte macro sia soprattutto su quello geopolitico.
Tra le singole tipologie, come già evidenziato in passato, i maggiori consensi continuano a concentrarsi su quelle a rendimento cedolare, ma anche su questo fronte si può apprezzare il progressivo spostamento dei volumi verso strutture meno rischiose. Il controvalore scambiato dai cosiddetti “Express”, che associano al pagamento di premi periodici anche una facoltà di esercizio anticipato, è sceso dal 42,8% di gennaio al 37% di marzo, mentre i “Digital”, che pagano anch’essi cedole periodiche, ma rientrano tra i certificati a capitale protetto, sono passati dal 24,7% del primo mese dell’anno al 31,4% del mese scorso. In terza posizione si sono confermati gli “Equity Protection”, con un riscontro in lieve ripresa dal 12% al 13%, mentre i “Cash Collect”, il cui principale elemento distintivo è proprio quello dello stacco di cedole periodiche, hanno perso la quarta posizione in favore dei Bonus Cap. Ancora piuttosto marginale infine il contributo dei Credit Linked, che di fatto replicano il funzionamento dei bond, introducendo però un’esposizione al rischio di credito di uno o più soggetti terzi in aggiunta a quello dell’emittente del certificato. Il numero di Credit Linked quotati è ormai piuttosto cospicuo (oltre 900 a fine marzo), il terzo in assoluto dietro a Express (oltre 4.500 prodotti) e Cash Collect (1.087), ma il controvalore movimentato non è andato oltre l’1,5% del totale. (riproduzione riservata)