Il forte movimento ribassista che ha contraddistinto l'euro-Btp potrebbe far pensare a una fuga irrazionale degli operatori dai titoli di Stato. Ma di irrazionale c'è ben poco. E i trader questo lo sanno, ecco perché non hanno nessuna intenzione di mollare la presa sullo short sul future del Btp. Al massimo, la violazione a ribasso del supporto statico a quota 116 punti (con la chiusura di ieri del derivato a 115,80 punti), potrebbe far partire qualche presa di profitto. D'altronde, chi ha avuto la lungimiranza di andare a ribasso dopo la discesa dal precedente supporto a 125 punti (avvenuta il 3 giugno scorso), ha già portato a casa un rendimento di oltre 7% dall'inizio del mese e questo potrebbe invogliare gli operatori a ridurre l'esposizione. La possibilità di un rimbalzo delle quotazioni è reale e basta vedere che l'ipervenduto sul mercato ha portato il livello dell'indicatore Rsi (Relative Streight Index) sotto quota 20 punti quando, solitamente, già vicino ai 30 punti scatta l'allarme/rimbalzo. La forza delle vendite è stata però imponente, tanto che persino gli operatori dei desk istituzionali si sono stupiti “di tutta la lettera” che hanno visto passare dai book. La spinta potrebbe però rallentare in vista dell'area dei 114,80/115 punti, che rappresenta un supporto grafico di medio lungo termine che risale al minimo di dicembre 2013.
In vista di tale barriera, e dopo una discesa di praticamente dieci figure dall'inizio del mese, è lecito pensare che si possa trovare un punto per un rimbalzo delle contrattazioni. I più audaci potrebbero anche decidere d'invertire la posizione con la chiusura dello short e l'apertura di un'operazione rialzista. Dalla parte di quelli che vedono un contro-movimento c'è che la discesa ha lasciato un gap aperto tra il 3 e il 6 giugno, con una richiusura che avverrebbe a 124,60 punti. Ora, aspettarsi che di qui a breve si possa tornare verso i 125 punti è un po' troppo ottimistico, anche se graficamente possibile, mentre è più realistico un rimbalzo sui 120 punti o al massimo fino alla base della congestione d'inizio giugno a 121,40 punti. Il rischio operativo tuttavia è notevole, perché la tensione sui Titoli di Stato è palpabile e si è ampiamente capito che la speculazione è tornata a puntare l'Italia per la questione del debito. Ecco perché è preferibile smontare parte delle posizioni ribassiste e prendere profitto per poi, in caso di rimbalzo, ricostruire interamente il trade short. Per coloro che hanno perso il treno della discesa e vogliono tentare il “controbalzo” sulla risalita si potrebbe optare per un Etf legato all'andamento del Btp future, senza l'utilizzo della leva. L'operatività direttamente sul future del Btp gestito dalla borsa dell'Eurex è consigliabile solo ad operatori professionali a causa della forte volatilità del momento che, come abbiamo visto nei giorni scorsi, è in grado di produrre ampi e repentini movimenti di prezzo. La necessità del blocco di una somma per garantire il margine per l'uso dei contratti e le commissioni del broker e i 10 euro a tick, rendono questo tipo di strumento più alla portata di un professionista, che non di un retail. Bisogna poi considerare che l'interesse più che sull'eventuale movimento di rimbalzo, è rivolto alla successiva ripresa del trend di fondo, ossia del ribasso. La possibilità che il derivato recuperi valore è solo propedeutica ad un'altra ondata di vendite fatta ad un “miglior prezzo”. Ondata che potrebbe portare ad un obiettivo finale indicato dagli operatori sui 108/110 punti di Btp. Tale target potrebbe spaventare alcuni, anche perché rappresenterebbe un tasso d'interesse sul decennale probabilmente oltre al 5,5%.
Però ci troviamo all'interno di un periodo economico dove a dominare è il ritorno dell'inflazione e con il rincaro dei prezzi atteso in Italia per il 2022 al 6,7%, un rendimento decennale poco sopra il 5% porterà in dote rendimenti reali ancora negativi. Chiaramente gli operatori istituzionali non sono più predisposti ad accettare rendimenti negativi alla luce anche del rischio paese che si trova ad affrontare il Btp con la decisione della Bce d'interrompere al 1° luglio il programma di acquisto asset che fino ad ora aveva mitigato, o meglio scoraggiato, la speculazione. Nell'arco di una settimana, con la certificazione nero su bianco su carta intestata Bce della fine della politica monetaria espansiva, si è tornati tutto d'un fiato al vecchio tema dominante dei mercati finanziari, quello dei debiti sovrani, ma non solo. Tutte le emissioni di prodotti finanziari a tasso fisso fatte nel periodo del costo del denaro e dell'inflazione “a zero”, che avevano rendimenti reali sì positivi ma decisamente modesti, sono destinati a subire dei contraccolpi dalle vendite degli operatori. E su questa questione, tutto il mondo è paese. Si trova infatti in una situazione simile anche il decennale americano, alle prese con un rendimento al 3,4% e un'inflazione dell'8,6% che equivale a rendimenti reali negativi per oltre 4%. E' dunque meglio abituarsi a delle prossime giornate movimentate per il re-pricing dei prodotti finanziari, ma questo non vuol dire che non ci saranno delle occasioni da cavalcare, magari di breve/medio termine. (riproduzione riservata)