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Braccio di ferro sulla Tobin Tax
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Entro venerdì saranno presentati in commissione finanze gli emendamenti di modifica

Braccio di ferro sulla Tobin Tax

MF - Numero 099 pag. 21 del 23/05/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Si punta a un'abrogazione totale o a un innalzamento da 500 milioni a un miliardo di euro della soglia di capitalizzazione per l'esenzione delle società, coinvolgendone 315 sulle 420 quotate

Finalmente il ddl Delega per la riforma fiscale proverà a raddrizzare una delle storture normative che da oltre dieci anni pesa sul mercato italiano: la Tobin Tax. E anche se non sarà un'abrogazione totale è un primo e significativo passo verso la normalizzazione. Venerdì 26 maggio, scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti alla delega per la riforma del fisco, e due di questi puntano ad un'importante revisione della tassa sulle transazioni finanziarie (Ftt). Le ipotesi sul tavolo comprendono dunque: l'abrogazione totale o l'estensione dell'esenzione alle società quotate con capitalizzazione fino ad un miliardo di euro (dai precedenti 500 milioni). Ci sarebbe poi un altro emendamento sulle esenzioni per le transazioni fuori dai mercati regolamentati (Otc), inizialmente dato anch'esso in corsa ma alla fine, non verrà presentato.

Sono invece molte le motivazioni per spingere alla completa abrogazione della Tobin Tax, dal comma 491 a 500 dell'art.1 della legge 24 dicembre 2012 n.228, ma tutte si fondono principalmente nello scopo di rilanciare la competitività della piazza finanziaria nazionale. L'imposta fu introdotta nel 2012 a fronte di esigenze di cassa dello Stato e sull'onda di quello che sembrava un orientamento condiviso in seno all'Unione Europea. I nodi arrivarono però immediatamente al pettine, con l'immediato calo delle transazioni (nell'ordine del 20%) e con, alla fine, entrate erariali ben al di sotto rispetto a quanto stimato (400/450 milioni sul 1/1,2 miliardi, negli anni buoni). Visti gli effetti e l'impopolarità, la Commissione Europea ritirò la sua proposta di direttiva nel frattempo presentata, sostituendola con un'iniziativa di cooperazione rafforzata, e l'Italia rimase lo zimbello d'Europa per l'eccesso di zelo.

Nel corso degli anni, sono stati molte le analisi che si sono succedute e che hanno rilevato come l'impatto negativo della tassa sulle transazioni finanziarie abbia anche portato maggiori costi per il sistema finanziario, connessi alla gestione degli adempimenti burocratici. Purtroppo, nonostante le evidenti implicazioni deleterie, nessuno dei governi degli ultimi dieci anni ha mai voluto mettere mano alla Tobin Tax per non essere alla mercé della facile propaganda sull'aiuto alla speculazione, senza però capire che i costi sono di gran lunga superiori ai ricavi. Questa volta però sembra che la volontà di mettere mano a questa norma sia ampia e il Governo ha deciso di giocare d'anticipo: in caso non dovesse passare il cancellamento totale della legge, ci sarebbe anche l'ipotesi di una versione edulcorata della Tobin Tax.

Nel dettaglio, si tratta di un emendamento (in subordine all'abrogazione totale) che propone di allargare l'esenzione dalla Ftt per le società quotate con capitalizzazione sino a 1 miliardo di euro. La disposizione a trazione leghista che verrà presentata in Commissione Finanze e (fatta salva prima l'ammissibilità, e la votazione finale favorevole poi) ha lo scopo di sostituire all'articolo 1, comma 491 della legge 24/01/2012 n. 228 (legge di Stabilità 2013) l'ultimo paragrafo con: «sono altresì esclusi dall'imposta i trasferimenti di proprietà di azioni negoziate in mercati regolamentari o sistemi multilaterali di negoziazione emesse da società la cui capitalizzazione media nel mese di novembre dell'anno precedente a quello in cui avviene il trasferimento di proprietà sia inferiore a 1 miliardo di euro».

Capitalizzazioni alla mano, si terrebbero fuori circa 315 società delle 420 quotate sul listino di Milano, alzando così la soglia precedente delle 290 società circa esenti dal tetto di 500 milioni di capitalizzazione. Le motivazioni a sostegno della variazione risiedono nella volontà di agevolare l'investimento in società che accedono ai mercati finanziari e allineare la tassazione all'analoga Ftt introdotta in Francia e Spagna. Si tratterebbe a livello assoluto di una variazione contenuta ma in questo caso, conta di più il segnale che viene dato a tutto il sistema economico italiano e internazionale. La Borsa Italiana è da tempo giudicata poco attrattiva dagli investitori internazionali che, a parità di società, preferiscono andare su Mtf che presentano imposizioni fiscali minori rispetto ad altri. Liberare dai vincoli il mercato finanziario italiano è la soluzione per attrarre investitori internazionali che possano aiutare a valorizzare meglio le imprese italiane, a maggior ragione dopo l'integrazione di Borsa Italiana nel circuito paneuropeo di Euronext. Anche i trader e gli operatori finanziari più attivi spesso scelgono altri mercati per difficoltà operative derivanti dai pochi volumi di scambio. Da tempo Borsa italiana fa fatica raggiungere i 2,5 miliardi di euro di transazione al giorno e se non si prova ora a fare un rilancio c'è il rischio che tra il ventaglio di asset in mano ad Euronext, Piazza Affari possa passare in secondo piano.



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