
Negli ultimi anni l’industria dei certificati d’investimento si è sviluppata in modo esponenziale, accogliendo sia nuovi operatori su SeDeX e/o Cert-X, ma soprattutto nuove tipologie di prodotti quotati. Gli sforzi maggiori si sono concentrati per lo più sui prodotti a rendimento cedolare, che soprattutto in passato hanno trovato un ampio spazio di crescita quando i tassi d’interesse erano così bassi da ridurre drasticamente l’appeal del mercato obbligazionario. Grazie alla particolare flessibilità dei certificati, gli operatori hanno trovato il modo di offrire delle soluzioni d’investimento che pagassero comunque cedole di un certo rilievo, andando a intercettare l’interesse di coloro che non volevano sostenere i rischi tipici dell’operatività sull’azionario.
Com’è noto, per ottenere un rendimento maggiore è necessario sostenere un rischio più elevato, ma passare dalle obbligazioni alle azioni avrebbe imposto un salto troppo grande, mentre i certificati hanno saputo collocarsi nel mezzo, trovando anche il modo di stressare la componente del rischio in modo ponderato e progressivo, agendo sulla diverse variabili di mercato e quindi grazie all’adozione di scadenze più o meno lunghe, barriere più o meno generose, alla definizione di panieri di tipo “worst of” più o meno numerosi o composti da titoli più o meno volatili, e allo sfruttamento di facoltà accessorie quali il rimborso anticipato, automatico o, più recentemente, discrezionale, ma anche l’effetto memoria o l’autoesplicativo Airbag, che consente appunto di ammortizzare l’impatto di un eventuale scenario negativo.
Ora che i tassi sono però tornati su livelli elevati e che il mercato obbligazionario è tornato a offrire cedole di buon interesse, le prospettive di successo per l’industria dei certificati sono probabilmente legate a un ritorno al passato e cioè a una maggiore semplificazione dell’offerta. Di per sé l’aumento dei tassi non è una cattiva notizia per gli emittenti di certificati, che avranno margini di manovra più ampi per confezionare prodotti di qualità elevata, senza dover attingere troppo alla fantasia, cioè senza dover studiare soluzioni d’investimento troppo articolate, rese necessarie in passato dalla particolare aridità del terreno che si doveva coltivare. Oggi che il terreno è tornato fertile, è lecito attendersi che torni l’interesse anche verso strumenti più semplici, caratterizzati da poche opzioni accessorie, un ridotto numero di sottostanti e anche da scadenze ridotte.
Non è un caso, per esempio, che a ridosso di Natale molti operatori abbiano aggiornato la propria offerta di Bonus su singoli sottostanti, quanto di più semplice possa esserci sul mercato. Bnp Paribas ha quotato 23 Bonus Cap su azioni e cinque su indici, con scadenze suddivise tra giugno e dicembre 2024, non superiori all’anno quindi. La struttura prevede il pagamento a scadenza di un premio prefissato, il Bonus appunto, vincolato al rispetto di un limite di perdita massima identificato da un livello barriera di tipo continuo, cioè valido per tutta la durata dell’investimento.
Unicredit bank ha quotato 28 Bonus Cap su singoli titoli o indici azionari, con barriera continua valida a livello intraday, e sei Top Bonus su indici con barriera discreta, cioè valida solo a scadenza, che anche qui è piuttosto ravvicinata, collocata a settembre o dicembre 2024. Lo stesso emittente a inizio dicembre aveva inoltre già quotato 19 Top Bonus su singole azioni italiane e americane, in questo caso con scadenza leggermente più lunga, fissata a dicembre 2025.
Dal canto suo Société Générale ha quotato 12 Recovery Top Bonus su otto titoli italiani, tutti con scadenza 30 dicembre 2024. Sono strumenti che permettono di beneficiare della struttura tipica dei Bonus, ma con un prezzo di emissione inferiore ai 100 euro (da qui il nome “Recovery”), che fa da contraltare a un importo massimo di liquidazione a scadenza pari proprio a 100 e che incorpora quindi un implicito premio di cui si potrà beneficiare proprio a scadenza se il sottostante rispetterà una barriera discreta, valida cioè solo alla data di valutazione finale. (riproduzione riservata)