Nelle ultime sedute, per esempio, si può visibilmente notare come i rendimenti dei bond energetici, soprattutto quelli delle compagnie occidentali, non si sono apprezzati in misura direttamente proporzionale alla flessione dei prezzi dell'equity: quindi è lecito attendersi un rimbalzo sull'azionario.
Partendo dai titoli russi, i più colpiti dalle recenti tensioni sui mercati, eccone in dettaglio prezzi, rendimenti e segnali. I bond presi in considerazione sono quelli delle compagnie più grandi con scadenze non troppo lunghe, che sono anche i più noti agli operatori italiani, tutti in valute pregiate, euro e dollari, evitando di sovraesporsi al rischio di cambio. Gazprom, per esempio, scadenza 13 febbraio 2018, offre un rendimento a scadenza del 6,92% (contro per esempio il rendimento dello 0,90% di un Btp di scadenza analoga), grazie a un prezzo di 99,77 euro. La cedola è del 4,87%, è denominato in euro e il rating è BBB. Il rendimento di quest'obbligazione all'inizio della scorsa settimana, all'apice della crisi, era salito al 10,50%. L'impulso rialzista è partito all'inizio del mese di dicembre quando il titolo ha superato la resistenza al 5%. Gazprom aveva già risentito anche della fase iniziale della crisi del rublo: fino a metà luglio veniva scambiato al 2,80%, ma con la crisi valutaria ha prima raddoppiato il rendimento per poi quintuplicato con la caduta del prezzo del petrolio.
Il secondo bond preso in considerazione è quello di Rosneft, scadenza 3 giugno 2017, rating BBB-, rendimento del 10,71%, denominato però in dollari. Il titolo è quindi esposto a un rischio valutario, ma dovrebbe essere sotto controllo per effetto della divergenza delle politiche monetarie fra Banca Centrale Europea e Federal Reserve, la prima espansiva e la seconda, moderatamente, conservativa. L'euro non dovrebbe quindi apprezzarsi rispetto al biglietto verde. Il titolo ha una cedola del 3,14%, ma offre un rendimento molto alto perché quota solo 85,50 dollari. La dinamica del rendimento di questo titolo è stata simile a quella degli altri bond con tasso sotto controllo fino a luglio quando rendeva meno del 4,50%, seguito da un forte scatto in avanti fino al 14% di metà dicembre. I livelli da memorizzare per seguire l'evoluzione del quadro tecnico sono quindi il supporto ex resistenza al 4,50% e il massimo al 14%.
Un altro brand russo noto è Lukoil, rating BBB-. Il bond scadenza 24 aprile 2014 con cedola del 3,41% oggi quota 85,4 dollari e offre quindi un rendimento a scadenza del 8,53%, a metà tra quello di Rosneft e quello di Gazprom. Il titolo è riuscito a contenere la crisi valutaria con rendimenti sotto il 6%, poi con la caduta del greggio è schizzato fino all'11,67%, per poi ripiegare su valori più contenuti. Livelli da tenere sotto osservazione sono quindi il 6 e il 12%.
I rischi. Chi fa posizione su questi titoli si pone in genere due domande: quali sono i valori del cambio e del petrolio che comprometterebbero in modo irreversibile la solvibilità dell'azienda? Domande legittime dopo l'intervento diretto della Banca centrale russa sul mercato valutario, intervento che si verifica molto raramente ed in particolari situazioni di difficoltà. Quanto al petrolio invece si dice che l'Arabia Saudita riuscirebbe a produrre in utile anche con prezzo vicino ai 35 dollari al barile, uno scenario inquietante considerando che un prezzo del petrolio vicino ai 50 dollari ha già creato parecchio scompiglio sui mercati. In ogni caso è difficile che le grandi compagnie petrolifere, abituate a lavorare sui mercati internazionali, non abbiano attivato coperture adeguate in caso di petrolio al di sotto di determinati livelli del petrolio e di tasso di cambio al di sopra di altri, anzi è probabile che parte della discesa del prezzo del petrolio e di rialzo del cambio dollaro-rublo sia stata alimentata proprio da queste coperture.
I fondamentali. I dati di bilancio di queste aziende possono essere già analizzati anche se non tengono conto delle ultimissime novità. Tutte le società sono sottoposte al rating delle agenzie di valutazione e sono quindi sotto osservazione. Al momento risultano ancora investment grade, quindi con un credito non problematico. Utile sarà però vedere in occasione della pubblicazione delle prossime trimestrali come stanno fronteggiando questa fase congiunturale. I primi responsi arriveranno già ai primi di febbraio. Rosneft e Gazprom comunicheranno i dati di bilancio dell'ultimo trimestre del 2014 il 4 febbraio 2015 la prima e il giorno dopo l'altra, mentre per Lukoil occorrerà aspettare il 25 marzo.
In ogni caso secondo gli addetti ai lavori «la Russia del 2014 è un Paese completamente diverso da quello del 1998, quando fece default» e le banche centrali sono allenate a gestire crisi internazionali.
L'analisi dei dati fa emergere comunque margini molto ampi. Partendo da Lukoil, la società più grande, ha ricavi per 142 miliardi di dollari (116 miliardi di euro) e un utile pari all'11% del fatturato. Rosneft ha ricavi 2014 pari a 6.804 miliardi di rubli (98 miliardi di euro) e utili pari a circa il 24% dei ricavi, mentre per Gazprom i ricavi sono pari a 2.349 miliardi di rubli, 32,6 miliardi di euro e l'utile vale il 24,7% dei ricavi.
Dall'altra parte del mondo il bond della brasiliana Petrobras, rating BBB, offre invece un rendimento del 5,29% (scadenza 3 luglio 2018 con cedola del 4,875%). Al momento il titolo quota 98,77 euro.
Petrobras presenterà i dati del quarto trimestre il 31 gennaio 2015, quindi prima di tutti i petroliferi russi citati. Gli utili sono sempre stimati intorno al 25% del fatturato.
Archiviati tutti i titoli ad alto rendimento non restano che i rendimenti dei bond delle compagnie energetiche più blasonate occidentali, come accennato molto più in restringimento rispetto ai precedenti. Eni (rating A) scadenza 29 gennaio 2018 in euro, rende lo 0,47%, Exxon (rating AAA) in dollari, scadenza 15 dicembre 2018, rende l'1,87%, la norvegese Statoil (rating AA-) 15 maggio 2018 in dollari, rende lo 0,65%, la spagnola Repsol (rating BBB-) 20 febbraio 2018 in euro, rende lo 0,80%, l'americana Chevron (rating AA) rende l'1,66% scadenza 24 giugno 2018.
Tariffe e commissioni. Ma quanto costa comprare un'obbligazione? Sui bond analogamente all'azionario alcuni broker offrono una commissione fissa di 12 euro a prescindere dalla quantità negoziata. La scelta deve ricadere su broker che preferibilmente offrano il mercato over the counter. Le commissioni variabili vanno invece dallo 0,180 allo 0,199% del controvalore, in genere con dei minimi e dei massimi. (riproduzione riservata)