
Nelle ultime due settimane il comparto bancario è stato colpito da una forte ondata ribassista, scatenata per lo più dall’esito delle elezioni europee, che soprattutto in Francia hanno creato grandi tensioni, favorendo un balzo degli spread ed esponendo il comparto finanziario a una generalizzata battuta d’arresto, che non ha risparmiato gli istituti quotati a piazza Affari. E dire che il mese era partito bene, dopo che giovedì 6 giugno la Bce aveva accompagnato l’atteso taglio dei tassi di 25 punti base con commenti estremamente prudenti rispetto alla possibilità di ulteriori interventi nel breve termine e soprattutto con un monito legato alle prospettive di inflazione per il 2024 e 2025, entrambe riviste al rialzo. Piazza affari è particolarmente esposta alle dinamiche del comparto bancario, ampiamente rappresentato anche tra le blue chip, e alla luce di quanto successo nelle ultime settimane può essere utile fare una breve panoramica sulla situazione tecnica dei principali istituti domestici.
Banca Mps. Dopo il picco di metà maggio attorno a 5,35-5,37 euro, il titolo ha iniziato un’ampia correzione che ha spinto i prezzi anche al di sotto del supporto chiave a quota 4,75-4,70: sulla scia di questo breakout le quotazioni hanno poi esteso la discesa fino a 4,20-4,17 euro, da cui hanno provato una veloce reazione, non sufficiente però a riconquistare la soglia precedente. Il quadro tecnico rimane quindi fragile e difficilmente il sostegno intermedio posto a quota 4,40-4,35 potrà contenere un’eventuale nuova caduta. Al rialzo, un primo segnale di forza potrà arrivare solo dal recupero di 4,70-4,75 euro.
Banca Pop. Sondrio. Dopo la prima brusca correzione pagata nella seconda parte di maggio, il titolo ha fornito un ulteriore segnale di debolezza proprio all’inizio della scorsa settimana, quando ha ceduto la soglia psicologica dei 7 euro, arrivando brevemente ad affacciarsi, anche se solo a livello intraday, sotto quota 6,50. La reazione delle ultime sedute si è spenta proprio in chiusura di ottava, lasciando aperte le porte a un nuovo delicato test ribassista. Un primo segnale di tenuta potrà arrivare dal recupero di 6,85 euro, ma sarà solo il ritorno sopra quota 7 ad allentare l’attuale pressione.
Banco Bpm. Fino a un paio di settimane fa il titolo aveva mostrato un’ottima capacità di tenuta a ridosso dei massimi, ma il cedimento di 6,40-6,38 euro ha recentemente imposto una brusca ondata correttiva, che ha deteriorato la spinta rialzista, proiettando le quotazioni anche al di sotto della soglia psicologica dei 6 euro, fino a ridosso di quota 5,75. Il successivo rimbalzo oltre 6 euro ha quindi parzialmente allentato la pressione, ma la chiusura debole di ieri ha infine innescato un nuovo spunto di fragilità, che potrebbe tradursi in un’ulteriore battuta d’arresto.
Bper Banca. Anche in questo caso, il primo vero passo falso è arrivato solo nelle ultime due settimane, con il cedimento del supporto a 4,70-4,67 euro, che ha imposto una veloce correzione fino a ridosso di quota 4,25: a differenza di quanto visto in precedenza, in questo caso però il successivo rimbalzo dei prezzi ha riportato le quotazioni fino a ridosso del precedente livello chiave, che solo la chiusura debole di ieri ha impedito di riconquistare. Il quadro tecnico di breve si è indebolito, ma i margini di tenuta sono più consistenti, anche considerando il contributo del supporto intermedio individuabile attorno a 4,50 euro.
Finecobank. Nell’ultimo mese il titolo ha disegnato un’ampia fase correttiva, che a metà della scorsa settimana ha spinto i prezzi anche al di sotto del supporto chiave a 14,50 euro: sulla scia di questo breakout Finecobank ha quindi raggiunto la soglia psicologica a quota 14, dove ha trovato un utile punto d’arresto, pur senza mostrare un’effettiva capacità di reazione. Proprio la tenuta dei 14 euro diventa ora essenziale per allentare la pressione, anche se sarà solo il recupero di 14,50 a fornire un primo concreto spunto di forza.
IntesaSanPaolo. Il quadro tecnico di Intesa Sanpaolo si è recentemente indebolito sulla scia del cedimento del supporto a 3,50 euro, che ha creato lo spazio per una veloce caduta fino a ridosso di 3,25: nella prima parte dell’ultima ottava le quotazioni hanno però poi ripreso velocemente quota, tornando anche a testare la barriera a 3,50 euro, con la prospettiva di un prossimo recupero della stessa, non del tutto sfumata dopo la chiusura debole di ieri. Fondamentale in questo senso la tenuta del sostegno intermedio posto attorno a 3,40 euro.
Unicredit. Fino a un paio di settimane fa Unicredit era certamente il miglior titolo bancario tra le blue chip, ma il cedimento dell’area 35-34,90 euro ha creato lo spazio per una correzione molto ampia, figlia anche dell’importante allungo messo a segno nella prima parte dell’anno. Il deciso rimbalzo messo a segno nei giorni scorsi ha confermato la particolare vitalità del titolo, che continua però a pagare un sensibile aumento della volatilità di breve, come si è potuto apprezzare anche nell’ultima seduta settimanale, dove la nuova perdita di momentum ha imposto un ampio stop. Attenzione in questo senso al supporto chiave posto a 33,50 euro, che dovrà contenere un’eventuale ulteriore battuta d’arresto. Al rialzo, positivo solo il recupero di 34,90-35 euro. (riproduzione riservata)