La recente pubblicazione dei verbali della riunione di metà marzo del comitato operativo della Federal Reserve ha evidenziato un approccio molto più aggressivo del previsto sul tema della normalizzazione della politica monetaria: diversi funzionari hanno infatti valutato come appropriato un programma d’intervento che preveda uno o più aumenti di mezzo punto percentuale nelle prossime riunioni, in particolare se le pressioni inflazionistiche rimarranno elevate o si intensificheranno. Molti avrebbero addirittura preferito che già il primo aumento fosse di 50 punti e solo l’incertezza legata all’evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina ha consigliato invece un atteggiamento più prudente. Questa svolta così aggressiva ha già comportato un flusso di vendite sul mercato delle obbligazioni, con il rendimento del decennale Usa che è balzato sui massimi da tre anni. Certamente, uno dei settori che sarà maggiormente coinvolto da questo cambio di passo nella politica monetaria, che peraltro coinvolgerà anche le altre principali Banche centrali, sarà naturalmente quello bancario: vediamo quindi in breve la situazione tecnica dei principali istituti domestici presenti nel paniere del Ftse Italia Banche, già pesantemente condizionata proprio dall’invasione russa in Ucraina.
Banca Generali. Nel corso dell’ultimo mese il titolo ha trovato un importante spazio di recupero, tanto che i prezzi sono tornati stabilmente oltre la soglia psicologica dei 30 euro, allungando brevemente anche oltre la resistenza a quota 33,50: la brusca correzione di metà settimana ha quindi riportato il titolo al di sotto di quest’ultimo livello, deteriorando parzialmente lo scenario di breve, ma proprio un pronto recupero di 33,50 potrebbe convalidare il potenziale di ripresa, favorendo una nuova fase positiva con obiettivi a 35,25-35,30 prima e 37,70-37,80 in seconda battuta. Al ribasso, attenzione invece al supporto in area 31-30,75 euro.
Banco Bpm. Dopo alcune settimane di sostanziale consolidamento, il titolo ha strappato con forza al rialzo in scia all’inatteso blitz di Crédit Agricole, che nella tarda serata di giovedì ha annunciato di aver acquisito una partecipazione pari al 9,18% del capitale della banca milanese. Questa svolta così inattesa ha evidentemente rilanciato l’appeal speculativo del titolo, anche se dal punto di vista tecnico ha creato una discontinuità di difficile gestione. Certo è che un ritorno verso i massimi di metà febbraio oltre 3,50 euro non appare più così remoto.
Bper Banca. Il titolo nelle ultime settimane ha recuperato in minima parte la violenta correzione pagata tra la seconda metà di febbraio e l’inizio di marzo, per poi iniziare una dinamica laterale abbastanza nervosa attorno a 1,60 euro. Il supporto principale può essere individuato attorno a 1,54-1,53 e rappresenta il vero baluardo a prevenzione del rischio di una nuova ondata correttiva. Un concreto segnale di forza si avrebbe invece solo con il breakout di 1,70 euro, anche se già un ritorno oltre 1,63 euro potrebbe allentare la pressione.
Finecobank. Interessante fase accumulativa per Finecobank, che nelle ultime settimane ha metabolizzato il rimbalzo di metà marzo, trovando un valido supporto in area 13,80-13,75 euro: proprio la tenuta di questo livello ha permesso al titolo di ritrovare un minimo di equilibrio, prospettando l’avvio di una prossima fase positiva. Un eventuale breakout di 14,75 euro potrebbe favorire un primo allungo verso 15,10-15,15 dove si giocherebbe poi la partita decisiva.
IntesaSanPaolo. È probabilmente il titolo che al momento presenta il quadro tecnico più fragile: la dinamica delle ultime sedute ha espresso una forza relativa in costante calo, che ha riportato i prezzi anche al di sotto della soglia psicologica dei 2 euro: il rischio è che una conferma di quest’ultimo breakout possa appesantire ulteriormente la tendenza di breve, favorendo una nuova discesa verso 1,90-1,895 ed esponendo a quel punto i prezzi alla possibilità di rivedere i minimi di inizio marzo. Al rialzo, solo il breakout di 2,20 euro potrà fornire un concreto segnale di forza.
Unicredit. Situazione delicata anche per Unicredit, che può però contare sulla solidità del supporto in area 9,35-9,25 euro, che finora ha sempre contenuto le fasi correttive, favorendo estemporanee, ma importanti reazioni. Sarà comunque solo il breakout di 10,50 euro a fornire un concreto segnale di forza. Il titolo è stato particolarmente penalizzato dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, considerando la sua particolare esposizione in quell’area e difficilmente potrà lasciarsi alle spalle queste criticità finché non si avrà almeno la sensazione di una sospensione delle ostilità. (riproduzione riservata)