Il dollaro/franco svizzero chiude la settimana a ridosso di 0,8170 franchi (+0,80%) dopo la decisione della Banca Centrale Svizzera (SNB) di tagliare i tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli allo 0%. Il presidente dell’istituto monetario elvetico, Martin Sclegel, ha voluto temporeggiare ancora, prima di riportare i tassi in negativo come nel dicembre 2014, con allora un tasso sui depositi a -0,25%, per frenare l’apprezzamento del franco.
Per la cronaca, successivamente, la banca centrale abbassò ulteriormente il tasso, portandolo fino a -0,75%, il livello più basso al mondo, mantenuto per oltre sette anni, fino all’uscita da quella politica monetaria nel 2022. Sebbene la maggioranza degli analisti si aspettasse un taglio da 0,25%, la scelta non era scontata. L’economia svizzera è segnata dalla forza della sua valuta e da un’inflazione in rallentamento, scesa a -0,1% a maggio e facendo registrare la prima lettura negativa in quattro anni. La forza della valuta elvetica, considerata bene rifugio in tempi di incertezza geopolitica, ha contribuito a ridurre i prezzi delle importazioni, intensificando la pressione deflattiva.
L’azione calmierata della Snb va letta anche nel quadro delle tensioni globali, inclusi i negoziati commerciali con gli Stati Uniti, che hanno inserito la Svizzera nella watchlist per possibili manipolazioni valutarie. In questo scenario, un taglio moderato sembra una soluzione più diplomatica rispetto ad un intervento diretto sul mercato dei cambi, evitando frizioni con Washington. Inoltre, come sottolineato Schlegel nella conferenza stampa: <un ritorno ai tassi negativi comporterebbe gravi effetti collaterali, tra cui distorsioni nei comportamenti di risparmio, difficoltà per i fondi pensione e rischi di instabilità nel mercato immobiliare>.
La banca centrale ha scelto dunque una linea attendista, lasciando però aperta la porta a ulteriori manovre, ma senza affrettare un ritorno alla politica ultra-espansiva. Il messaggio per i mercati è chiaro: nessun passo verso i tassi negativi, senza necessità evidente. Anche i trader sono stati avvertiti: la Snb è tornata a muoversi ma, per ora, con mano leggera. Servirà tuttavia ben altro per far smuovere gli operatori dalle loro posizioni lunghe sul franco, vista la tendenza ribassista di fondo del cambio.
Senza un solido allungo oltre quota 0,82 franchi nelle prime sedute della prossima settimana, il dollaro/franco non riuscirà a spezzare la catena di massimi e minimi decrescenti che, dalla metà dello scorso maggio, sta schiacciando le contrattazioni verso il basso. Il potenziale target di un’altra fase discendente potrebbe portare il cambio verso i minimi di 0,8050 franchi. Il problema è che per invertire la tendenza ribassista di medio termine, servirebbe un ritorno delle quotazioni al di sopra di 0,8330 franchi. Nella situazione opposta l’euro/franco, che invece spinge per andare a rompere la resistenza di 0,9425 franchi, per puntare verso il target di quota 0,95 franchi. (riproduzione riservata)