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Azioni, è il momento di acquistare o vendere?

di Massimo Brambilla
12 aprile 2025, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

La marcia in folle sui dazi lascia intravedere una luce, che si accenderebbe in giugno secondo il Vix. La volatilità rimarrà alta, creando occasioni di uscita e di trading sulle azioni

Il rimbalzo eclatante dei mercati azionari all’indomani della proroga di 90 giorni sui nuovi dazi concessa da Trump, parzialmente offuscato dalla successiva altalena dovuta all’inasprimento esasperato dei rapporti commerciali con la Cina, lancia due interrogativi: è il momento dell’acquisto, per chi aveva ridotto per tempo l’esposizione azionaria in portafoglio o per chi ne è scarico? L’altro interrogativo riguarda i tanti che erano già investiti nella quota più opportuna di azioni e, come molti investitori istituzionali, non hanno avuto il tempo di ridimensionare la rischiosità del portafoglio: le quotazioni azionarie torneranno presto ai valori del 2 aprile, da cui è partito il crollo repentino e violento dei prezzi, oppure il ciclone non è ancora alle spalle?

Tutto ruota attorno alle previsioni sugli utili aziendali, che a loro volta dipendono dalle attese di crescita economica: quella trainante, cioè l’economia Usa, può spaziare nei prossimi 12 mesi da un avanzamento (modesto) a una recessione, in funzione degli sviluppi geopolitici, della domanda interna già in forse, dell’azione della Fed e, naturalmente, del maggiore o minor freno che introdurranno le politiche internazionali sui dazi. Inoltre, alla luce dell’estrema volubilità e discutibilità, anche nei modi, dei temi trattati finora dalla nuova Amministrazione Trump, gli Stati Uniti rischiano di minare l’indiscussa fiducia sulla sostenibilità dell’elevato debito pubblico (121% del Pil a fine 2024), sul ruolo internazionale del dollaro e sulla capacità di Wall Street di attrarre gli investimenti pagando il premio al rischio più basso tra tutte le piazze internazionali.

Tutto ciò sfocia in una debolezza e vulnerabilità dei prezzi dei bond americani, nella perdita di forza del dollaro e nella maggiore volatilità e rischi di ribasso in capo alle quotazioni azionarie, sintetizzando un livello generale di incertezza economico-finanziaria ben più elevato rispetto al primo trimestre, dove gli indici americani hanno segnato a metà febbraio il record storico.

I future sul Vix. Il Volatility index è l’indice che misura la volatilità implicita su base annua prezzata nelle opzioni sull’S&P500 con scadenza compresa tra 23 e 37 giorni, utilizzato da molti anni sia come ausilio previsionale di breve-medio termine di Wall Street e sia, sempre di più, come ago della bilancia per calibrare la giusta esposizione azionaria nelle gestioni di portafoglio: la prima modalità di utilizzo prevede una probabilità crescente di correzione dell’S&P500 man mano che crescono le quotazioni del Vix al di sopra della soglia del 20%, mentre sotto questa soglia, in particolare sotto quota 17%, la confidenza rialzista è alta.

STRUTTURA A TERMINE DEL VIX

Azioni, è il momento di acquistare o vendere?

La seconda modalità di utilizzo, oltre a tenere conto della prima che è basata sul valore corrente dell’indice Vix, considera anche la struttura a termine dei future sul Vix: il Volatility index, infatti, è coperto da una serie di contratti future con scadenza mensile, la prima delle quali è attualmente il 15 aprile e l’ultima il 18 novembre, dove il prezzo corrente di ciascuna scadenza costituisce un’indicazione di mercato sul movimento atteso della volatilità relativa all’indice S&P500 e quindi al grado atteso di rischiosità su Wall Street.

Le indicazioni che fornisce la curva a termine del Vix, e il suo cambiamento nel tempo, sono di natura abbastanza immediata, perciò sono largamente implementate negli algoritmi di gestione dei portafogli: una curva decrescente, che si mantiene tale giorno dopo giorno, segnala infatti una diminuzione della rischiosità attesa dal mercato relativamente agli investimenti azionari, aumentandone la significatività quando taglia verso il basso la soglia del 20%, e viceversa nel caso opposto.

Nel 2025, l’indice Vix ha sorpassato la soglia del 20% il 3 marzo spingendosi fino in prossimità di quota 30%, per tornare momentaneamente sotto il 20% dal 24 al 27 marzo. Dal giorno successivo questa soglia è stata nuovamente superata e dal 3 aprile il Vix è volato in tre sedute fino al 60%, spinto dagli acquisti sul Vix future, dalla vendita di opzioni call e dall’acquisto di opzioni put sull’S&P500, nonché dalle posizioni ribassiste aperte automaticamente sull’S&P500 future per fornire rapida copertura alle esposizioni azionarie degli investitori istituzionali, registrando il terzo picco più alto dopo il fallimento di Lehman e lo scoppio della pandemia.

Da mercoledì 9, grazie alle parziali ricoperture sui derivati, il Vix si è ridimensionato nella fascia tra il 30% e il 40%, segnalando l’alta persistenza dell’avversione al rischio dopo l’annuncio della momentanea sospensione dei nuovi dazi. Più propositiva appare invece la struttura a termine del Vix future: tra la scadenza del 15 aprile e la successiva del 20 maggio il valore atteso del Vix si riduce significativamente, segno che gli operatori sono fiduciosi sulle trattative tariffarie, continuando poi a scendere progressivamente fino alla scadenza future di novembre per giungere poco sopra la soglia del 20%.

Le aspettative di borsa. Il quadro delineato dal Vix future, che si riflette sull’Eurozona e su piazza Affari, sconsiglia quindi gli acquisti in ottica d’investimento fino a giugno inoltrato: al momento verrebbe indicata come la prima finestra possibile per assistere a un rientro della volatilità attesa su valori più accettabili, anche se rimarrà verosimilmente su un livello più alto per tutto il 2025, attestandosi probabilmente tra il 20% e il 25% con l’effetto di ridimensionare la componente azionaria dei portafogli.

IL CROLLO DELL’S&P500

Azioni, è il momento di acquistare o vendere?Azioni, è il momento di acquistare o vendere?

Nel frattempo, le oscillazioni potranno essere tali da spingere l’S&P500 a richiudere il gap presente a quota 5.571, lasciato aperto all’inizio della picchiata partita il 3 aprile, o perfino verso l’ostacolo compreso tra 5.700 e 5.800 punti, un’occasione per chi intende ridurre o azzerare il rischio azionario, o realizzare guadagni nel breve termine. Oppure le oscillazioni potranno essere tali da schiacciarlo nuovamente sul supporto a 5.100-5.050 punti, al di sotto del quale traguarderebbe il minimo a quota 4.850 tracciato sul picco di inizio 2022 dove è culminata la reazione post-Covid, un livello molto importante al di sotto del quale la discesa si estenderebbe fino all’area compresa tra 4.550 e 4.400 punti.

Il primo scenario di breve costituisce la versione più ottimistica da qui a fine giugno, compatibile con l’epilogo più felice della minaccia di una guerra commerciale globale; il secondo scenario disegna la versione più pessimistica, anche in termini di epilogo dazi, in cui l’S&P500 sarebbe costretto a scontare una recessione certa negli Stati Uniti. Nel mezzo ci sono i rapporti sempre più tesi tra Usa e Cina, che rischiano di inasprire anche la disputa geopolitica su Taiwan. In questo quadro non mancano le occasioni tra le blue chip di piazza Affari: a partire dalle azioni ad alto dividend yield, tra cui svettano le banche e i servizi finanziari seguiti dalle utility, Enel in testa, che coincidono, assieme alle società attive anche nel comparto della difesa, con i settori più interessanti secondo gli investitori istituzionali. (riproduzione riservata)



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