Brutte notizie per tutti quelli che hanno deciso di partire per le vacanze a settembre perché il Wti, il petrolio texano, ha appena rotto la resistenza degli 85 dollari, chiudendo la seduta di ieri a 85,88 dollari, nuovo massimo dell'anno. Se la violazione dovesse essere confermata, con i prezzi sopra quota 85 dollari per almeno tutta la settimana, il prezzo del petrolio si muoverà in una nuova fascia di oscillazione che si attesterà tra 85 e 90 dollari al barile, abbandonando quella precedente compresa tra 80 e 85 dollari al barile. Ad alimentare queste speculazioni, e dunque la fase rialzista che ha fatto lievitare i prezzi del greggio dai 78 dollari del 24 agosto scorso, sono le aspettative che l'Arabia Saudita nel prossimo incontro dell'Opec+ potrebbe annunciare la decisione di estendere per un altro mese (il quarto consecutivo) il taglio della produzione volontario da 1 milione di barili al giorno, cioè fino ad ottobre. Lo scorso giugno Riad aveva guidato gli sforzi per sostenere i prezzi del greggio con ampi tagli volontari alla produzione, mossa parte di un accordo tra il gruppo di produttori dell'Opec+ che comprende l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e i suoi alleati, inclusa la Russia. Mentre la maggior parte dei membri Opec non sono stati in grado di aiutare l'Arabia Saudita a effettuare tagli alle forniture, la Russia ha promesso di ridurre le esportazioni di 300 mila barili al giorno a settembre, dichiarando di essere disposta ad assumere ulteriori impegni in tal senso già questa settimana.
A soffiare sul fuoco del rialzo dei prezzi contribuisce anche il fatto che gli specialisti si attendono un rallentamento del mercato globale della produzione nelle prossime sei-otto settimane a causa delle cicliche manutenzioni delle raffinerie. Insomma, tutto ciò non ha fatto altro che colpire un mercato già fragile, come segnalavano la scorsa settimana i dati americani. Il rapporto dell'American Petroleum Institute (Api) indicava 11,486 milioni di barili in meno, mentre il rapporto settimanale sullo stato del petrolio della US Energy Information Agency (Eia) indicava un calo di 10,584 milioni di barili. Rimarrà dunque deluso chi puntava sull'aumento della produzione di Iran e Nigeria per compensare la mancata produzione saudita. Con la fine delle sanzioni Usa, l'Iran ha riportato dal mese scorso la produzione al massimo degli ultimi cinque anni, poco più di 3 milioni di barili, ma quanto non basterà comunque per riportare il mercato in equilibrio.
La tendenza al rialzo del mercato del greggio è in parte confermato dell'Ovx: l'indice di volatilità dell'Etf Cboe Crude Oil (detto anche Oil Vix, o ancor più brevemente Ovx) misura l'aspettativa a 30 giorni della volatilità dei prezzi del greggio e applica la metodologia Vix alle opzioni United States Oil Fund, LP (più conosciute con l'acronimo Uso). In genere quando l'indice Ovx aumenta i prezzi del petrolio tendono a registrate oscillazioni di prezzo molto ampie, che di solito si accompagnano a un'inversione al ribasso delle quotazioni. All'opposto, se l'Indice Ovx cala, si assiste a un minore incremento delle quotazioni del greggio. Ed è proprio in quest'ultima situazione che si trova l'Ovx in questo momento. L'indice ha chiuso la seduta di ieri in area 27,48 punti, in progressivo calo dai 30 punti della fine di agosto. Stando alle indicazioni tecniche ci sarebbe la possibilità di scendere ancora senza produrre la rottura di importanti supporti. La prima barriera per l'indice si trova in area 24 punti, anche se il vero supporto è sui 20 punti. E' anche per questa ragione che a sua volta il petrolio è visto in progressivo rialzo fino ai 90 dollari. (Riproduzione riservata)