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Asia da preferire a Wall street

Milano Finanza - Numero 013 pag. 43 del 18/01/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

L’indebolimento atteso sul biglietto verde e eventuali sorprese negative in vista delle elezioni possono zavorrare l’azionario Usa; meglio puntare sugli emergenti più a sconto.

Asia da preferire a Wall street

Ancora Asia nei portafogli, per chi è disposto a sopportare volatilità. Se è vero che il sentiment rimane bullish un po’ ovunque, anche il 2020 riserverà una certa dispersione di rendimenti tra i differenti indici azionari a disposizione. E ragionando in euro tale elemento può divenire ancor più evidente, premiando gli investimenti posizionati a inizio anno sulle valute che nel corso del 2020 risulteranno più toniche nei confronti della divisa comunitaria. E tra queste non c’è il dollaro Usa, per via dell’allentamento monetario atteso e di una generale sopravvalutazione rispetto a differenti divise internazionali, da cui scaturiscono aspettative di moderato ribasso nel corso del 2020. Un altro elemento che potrebbe portare a volatilità in ambito azionario statunitense è il percorso elettorale, soprattutto se già nei prossimi mesi le primarie inizieranno ad esprimere l’avanzata di candidati democratici, meno amichevoli nei confronti dei mercati e potenzialmente in grado di annullare lo stimolo fiscale voluto da Trump nel 2017. Molti gestori internazionali stanno già ora spostandosi a favore di posizioni meno focalizzate sui fattori di rischio azionario Usa e dollaro, a vantaggio di aree si a maggior volatilità ma che incorporano rendimenti attesi più robusti. Un occhio di riguardo lo meritano i sottostanti azionari emergenti, che esprimono in molti casi multipli tuttora non cari e una parallela stabilità (o rafforzamento) delle relative valute contro l’euro, che può fare da ulteriore volano. La recente schiarita in merito alla guerra commerciale Usa-Cina si è subito riflessa in performance notevoli per l’azionario cinese, in particolare della Cina continentale (classe A) più che di Hong Kong. E il trend relativo all’inserimento da parte di MSCI nei benchmark emergenti di tale sottostante lascia aperta la porta a potenziali soddisfazioni in ottica di medio-lungo termine, non certo di trading. La gran volata dell’azionario cinese non ha peraltro ancora riportato i multipli su valori di allarme, anzi restano a sconto se rapportati al mondo occidentale o alla media degli emerging markets. La valuta cinese è peraltro in recupero contro il dollaro, e non sembrano esserci motivazioni fondamentali per attendersi una inversione di tendenza anche tenendo conto del netto miglioramento delle relazioni internazionali Usa-Cina: questa dinamica potrebbe così compensare l’eventuale indebolimento del dollaro contro l’euro, favorendo gli investimenti in yuan anche per chi ragiona in euro.

Asia da preferire a Wall street

Il momentum di medio termine del Sudafrica appare meno allettante, nonostante i buoni multipli, mentre la Russia evidenzia un eccezionale trend di medio termine e multipli (ma anche dividend yield) molto allettanti. Attenzione alla dinamiche del petrolio, che incidono non poco sull’azionario locale, ma graficamente è possibile mettere in conto un test dei massimi storici del 2008, distanti ancora il 14% dalle attuali quotazioni. Sulla carta meno interessante l’azionario indiano, non per via del trend ma di valutazioni molto più tirate rispetto ad altri mercati emergenti. Mentre in ambito sviluppato si segnala nuovamente il Giappone, sia in termini di trend di medio periodo che di prezzi non cari: la Banca Centrale e il Governo tendono peraltro a stimolare i mercati (anche azionari) in modo più diretto rispetto ad altro Paesi, e ciò funge da ulteriore rassicurazione per chi vuole investire; lo yen funge peraltro da asset rifugio in contesti di incertezza, offrendo una implicita copertura parziale in caso di eventi avversi sui mercati internazionali. In generale, la crescita dei mercati emergenti deve però essere abbracciata come un tema di ampio respiro, più che di valutazione ogni anno o trimestre dei risultati. Diversi mega-trend (acqua, urbanizzazione, salute, dinamiche demografiche, etc) coinvolgono infatti i Paesi in via di sviluppo, ma necessitano di pazienza per portare agli extra-rendimenti rispetto ai classici indici dei Paesi sviluppati. (riproduzione riservata)

 



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