Neanche il tempo di smaltire le feste: i trader stanno già studiando le implicazioni di quello che potrebbe essere il prossimo punto di svolta dei mercati finanziari e cioè le elezioni presidenziali di Taiwan. La questione resta per ora in sordina sui principali canali, ma non tra gli operatori finanziari che da molto tempo hanno barrato la data del 13 gennaio 2024 sul calendario.
L'incertezza è alta e in tanti hanno cominciato ad alleggerire i loro portafogli di indici e titoli asiatici. La partita finanziaria infatti non riguarda chiaramente solo l'indice cinese o quello di Taiwan, perché qualsiasi sia l'esito delle elezioni le ripercussioni si faranno sentire (nella migliore delle ipotesi) in tutta l'area asiatica, dall'indice coreano Kospi fino al giapponese Nikkey.
Formalmente la corsa alle presidenziali è a tre: Lai Ching-te, dato come favorito, che fa parte del Partito Democratico Progressista (Dpp) e rappresenta la scelta di continuità. ll principale candidato dell'opposizione è invece Hou You-yi, del partito conservatore Kuomintang (Kmt) che spinge per i colloqui con il Partito Comunista, mentre il terzo incomodo è Ko Wen-je, del neonato Partito popolare di Taiwan (Tpp). Ko è stato sindaco di Taipei e si presenta come tecnocrate, ma non avendo i numeri per conquistare una maggioranza legislativa potrebbe sostenere una coalizione con il Kmt.
Paradossalmente, secondo gli analisti, lo scenario migliore per il trading sul brevissimo termine è che vinca il favorito Lai. Il Ftse Twse Taiwan 50 Index ha chiuso ieri intorno a quota 13.050 punti, in rialzo dello 0,59% e per le prossime sedute non è attesa molta volatilità, con l'indice che dovrebbe muoversi in laterale a ridosso dei 13 mila punti. Una vittoria di Lai, potrebbe creare un'opportunità per un'operatività rialzista di brevissimo termine, con un obiettivo in grado di portare le quotazioni fino ai 14 mila punti per poi, dopo magari una breve fase laterale, puntare verso il massimo storico del 17 gennaio 2022 a quota 14.944 punti.
Si tratterebbe solo di una situazione di brevissimo termine perché l'eventuale vittoria del Partito Democratico Progressista porterebbe il governo cinese a reagire in maniera muscolare nel medio-lungo termine (probabilmente più medio che lungo), come si può ben leggere tra le righe del discorso di fine anno del presidente Xi-Jinping, e questo non porterà sicuramente benefici in termini borsistici, anzi.
Ecco perché piuttosto che utilizzare fondi per fare trading sull'indice taiwanese, i trader possono trovare miglior agilità ed efficienza ricorrendo a prodotti finanziari come i Cfd che, in caso di escalation delle tensioni, permetterebbero una dismissione veloce degli investimenti. Attenzione però allo spread denaro/lettera applicato dai broker, che potrebbe essere piuttosto consistente. Per tentare di approfittare di un movimento tutto sommato contenuto c'è la possibilità di fare trading anche sugli Etf legati alla borsa di Taiwan anche se, in questo caso, vanno controllati bene l'indice di riferimento sottostante e i costi. La maggior parte di questi prodotti è infatti legata all'andamento dell'indice Msci Taiwan 20/35 che replica la performance del mercato azionario ad alta e media capitalizzazione dell'isola. Nella fattispecie, questi prodotti vedono una ponderazione del 35% delle società più grandi, mentre quello di tutte le altre arriva a un massimo del 20%. E' necessario poi fare molta attenzione anche sul fronte dei costi in quanto i costi di gestione dei vari prodotti oscillano tra lo 0,20% e lo 0,80% nonostante non presentino caratteristiche così diverse.
Questo sarebbe lo scenario migliore, perché con una vittoria del partito conservatore (o di una coalizione in tale direzione) e una conseguente svolta nella politica d'indipendenza è possibile attendersi una fuga da parte degli investitori. Non a caso Zhu Bing, funzionario del ministero del Commercio del Paese, ieri a margine di una tavola rotonda organizzata dall'agenzia di stampa Xinhua, ha messo le mani avanti dichiarando che la Cina vanta ancora condizioni favorevoli per attrarre investimenti esteri e che, secondo le stime, la Cina contribuirà a un terzo della crescita globale e rimarrà il principale motore dello sviluppo economico mondiale nel 2023.
Graficamente già nelle prime sedute della prossima settimana il Ftse Twse Taiwan 50 Index potrebbe stornare: in caso di discesa sotto i 12.550 punti si aprirebbe la strada verso i 12 mila punti in prima battuta, per poi scendere verso quota 10.600 punti. Anche in questo caso l'operatività ribassista può essere adottata con i Cfd, mentre decisamente più complicato è trovare prodotti Etf che puntino al ribasso sull'indice di Taiwan . Una strategia alternativa potrebbe essere quella di usare l'Etp legato all'indice iStoxx Inverse Leveraged -3x Tsm che punta al ribasso (a leva) sul titolo Taiwan Semiconductor Manufacturing Company. Anche se serve fare attenzione in questo caso al costo di commissione di gestione annuale dello 0,75% e all'effetto dell'interesse composto, la strategia ha una sua validità. Buona parte delle tensioni geopolitiche tra Usa e Cina riguardo all'isola di Taiwan girano infatti intorno a questa società, l'unica al mondo in grado di costruire i chip per l'intelligenza artificiale. In un contesto di cambio di politica in caso di vittoria del partito conservatore sarà improbabile che il gruppo possa garantire l'attuale indipendenza. Eventuali restrizioni o embarghi sulla rivendita all'estero di questi chip potrebbero scatenare reazioni incontrollate. Ma a quel punto il problema si estenderebbe a tutti i mercati, e non solo quelli domestici. (riproduzione riservata)