Mercati difficili, umorali, influenzati più da scommesse sulle mosse delle banche centrali e dalle dichiarazioni di qualche politico che da solidi dati macro. Senza contare l’impatto ancora non valutabile della vicenda Brexit e della guerra dei dazi Usa-Cina. Le strategie su come muoversi in questo quadro sono naturalmente molteplici, ma di certo nessuna può prescindere dall’impostazione di chiari stop loss. Per qualunque trader che si rispetti (e che vuole continuare a operare nel tempo) porre un limite alle perdite è sempre d’obbligo, ma nello scenario attuale non farlo sfiorerebbe l’incoscienza. Del resto così come nessuno salterebbe giù da un aereo senza paracadute, è evidente che non ha senso fare trading senza usare lo stop loss.
Come ben spiegato nel terzo libro dell’analista Gianluca Defendi (Guida pratica al trading, ed. Milano Finanza/Hoepli, in uscita il 28 settembre prossimo) esistono stop loss di tutti i tipi e per tutti i gusti: basta scegliere quello che più si addice alla propria operatività. Lo stop a percentuale fissa ad esempio prevede l’uscita dal mercato quando si verifica una perdita superiore a una variazione percentuale predeterminata dall’investitore. Questo tipo di stop, quindi, costituisce il massimo movimento avverso che si è disposti a subire ed è strettamente collegato al proprio profilo di rischio. Lo stop monetario invece richiede di uscire da una posizione quando quest’ultima provoca una perdita che supera un certo ammontare di denaro. Se, ad esempio, si decide di fissare uno stop monetario di 200 euro, ogni volta che la perdita supera questa cifra, indipendentemente dal capitale utilizzato, l’operazione viene chiusa. Questo tipo di stop ha il grosso limite di non essere costante da un punto di vista percentuale: un conto infatti è subire una perdita di 200 euro quando si investono 20 mila euro (e quindi l’incidenza della perdita rispetto al capitale messo in gioco è dell’1%), un altro è subire una perdita di 200 euro quando se ne investono 2.000 (con lo stop-loss che è quindi del 10% rispetto al capitale iniziale). Lo stop a punti fissi viene usato principalmente sui future e prevede di chiudere una posizione quando il mercato si muove in modo contrario alla direzione ipotizzata di un certo numero di punti (ad esempio, i 100 punti del Ftse Mib future piuttosto che 50 punti del Dax future).
Per i graficisti, i patiti dell’analisi tecnica, non si può entrare in posizione senza uno stop di tipo grafico. In questo caso il trader posiziona lo stop-loss poco al di sotto o poco al di sopra di importanti livelli di supporto o di resistenza. In particolare per le posizioni long (al rialzo) lo stop-loss va collocato poco al di sotto di importanti livelli di minimo/supporto (Swing low), mentre per le posizioni short (al ribasso) lo stop-loss va posizionato poco al di sopra di importanti livelli di massimo/resistenza (Swing high). Per posizionare correttamente questo tipo di stop-loss occorre rispondere a una semplice domanda: dove deve andare il mercato per annullare il segnale rialzista/ribassista che si vuole sfruttare?
Rispetto a quelli elencati una sottocategoria è rappresentata dagli stop loss basati sui pattern. Si tratta di segnali forniti dalla particolare configurazione delle candele giapponesi, cioè quelle strutture d’invalidazione o inversione dei trend. Possono trovarsi sulle candele, come ad esempio l’hammer, lo shooting star, l’engulfing, oppure su figure grafiche di inversione o continuazione come i vari doppio minimo, doppio massimo, testa e spalle, triangolo e così via. Ci sono poi gli stop-loss legati alla volatilità che utilizzano indicatori (ad esempio il Supertrend) che misurano la volatilità presente sul mercato. In questo modo se il mercato si muove in direzione opposta rispetto al trend principale ma la correzione (all’interno di un up-trend) o il rimbalzo (all’interno di un down-trend) è di entità inferiore rispetto alla volatilità media, il movimento viene considerato normale/fisiologico e non provoca la chiusura delle posizioni in essere.
Se invece la correzione o il rimbalzo hanno un’estensione superiore alla volatilità media significa che non sono semplici rimbalzi o correzioni ma movimenti di inversione ed è quindi necessario chiudere le posizioni in essere. Negli ultimi anni le piattaforme operative si sono evolute sempre di più e ormai quasi tutte includono tra i loro tool vari metodi di stop loss automatici come ad esempio il trailing stop, un metodo che ingabbia i movimenti di borsa alzando progressivamente gli stop man mano che i corsi azionari evolvono. Questi servizi sono indispensabili per i trader e se la propria piattaforma non dovesse integrali, meglio cambiare broker e piattaforma. (riproduzione riservata)