Un Etf ad ampio spettro e Esg
Vanguard applica i filtri di sostenibilità al mondo intero, guardando sia i Paesi sviluppati che emergenti
Il fatto che degli ultimi dieci prodotti quotati sull’ETFplus ben sei appartengano al mondo degli investimenti responsabili o attenti al cambiamento climatico la dice lunga su quanto alta è l’attenzione degli operatori, e dei regolatori, alle tematiche della sostenibilità. Questo è vero sia in ambito azionario, da cui tutto ha avuto origine, sia nel contesto obbligazionario, dove le regole di selezione per definire l’indice finale si vanno a loro volta affinando. E il colosso degli investimenti Vanguard, da sempre attento al basso costo dei prodotti come fattore catalizzante e premiante sul lungo periodo per gli investitori, non si lascia scappare questa opportunità e incrementa l’offerta in Italia di prodotti indicizzati attenti alle tematiche etiche e green. Attraverso il listing dell’Etf Vanguard ESG Global All Cap, disponibile sia in versione ad accumulazione che a distribuzione, che come dice il nome stesso replica un indice azionario ad altissima diversificazione incorporando una selezione delle azioni basata su criteri ESG. Si tratta quindi di una scelta di portafoglio core, dove l’indice scelto è il FTSE Global All Cap Choice, mentre la gestione dell’Etf è affidata all'Equity Index Group di Vanguard che ha un patrimonio in gestione di oltre di 4800 miliardi di dollari. Uno dei punti di forza, oltre al Ter limitato allo 0,24% annuo, è appunto la grande diversificazione in quanto l’indice vanta oggi oltre 7600 titoli sottostanti, rispetto ad esempio ai 1600 circa del MSCI World e ai 3000 scarsi del MSCI ACWI che include sia Paesi sviluppati che emergenti. Ma anche l’indice Ftse All World può vantare circa 4000 azioni, e quindi il benchmark FTSE Global All Cap Choice deve avere qualcosa di diverso dalle consuete metriche di selezione, a maggior ragione considerando che si adotta anche uno screening ESG che tende a ridurre ulteriormente la dimensionalità del paniere. La peculiarità risiede nel fatto che il benchmark con cui confrontarlo, e su cui la selezione ESG viene applicata, è l’indice e FTSE Global All Cap che ingloba azioni di tutto il mondo ma attingendo a tutti i livelli di capitalizzazione (oggi composto da circa 9200 titoli). Non solo quindi blue chips internazionali, ma anche aziende di medie e piccole dimensioni, strizzando quindi l’occhio alla strategia size per gli amanti dei fattori ed includendo anche i mercati emergenti. Guardando allo screening ESG, in sintesi i filtri adottati escludono le società che operano nel settore delle armi, dell’energia non rinnovabile, del tabacco, delle armi, del gioco d’azzardo, degli alcolici e intrattenimento per adulti, come le società coinvolte in controversie inerenti il rispetto dei principi Global Compact delle Nazioni Unite. Il portafoglio risulta oggi allocato al 59% sugli Usa, seguiti dal 7% di Giappone, 5% di Cina, Canada e UK vicine al 3% ciascuna, Germania, Svizzera, Taiwan e Australia prossime al 2%, e tantissimi altri Paesi (in totale una cinquantina di diverse nazioni). Ne deriva di conseguenza un rischio di cambio principalmente allocato sul dollaro Usa. La profondità in termini di capitalizzazione di mercato per le azioni in portafoglio si comprende, ad esempio, dal fatto che per l’Italia sono prese in considerazione ben 77 azioni. Interessante anche il breakdown settoriale, che per via dei filtri ESG si sposta in modo non marginale dal benchmark. La tecnologia passa dal 21% al 25% circa per la versione ESG e ci sono sovrappesi nei settori health care, banche e retail; al contrario sono sottopesati principalmente i comparti utilities, industriali, alimentari, energia (il maggiore sottopeso) e risorse di base. Le azioni energetiche passano ad esempio da 310 dell’indice originario a 41 in quello con filtri ESG. La maggiore rischiosità che potrebbe arrivare dall’inserire azioni a piccola e media capitalizzazione è mitigata dai filtri di sostenibilità, ed infatti la volatilità è in linea a quella dell’indice originario, con un vantaggio di rendimento medio negli ultimi cinque anni dell’1,2% annuo. Il dividendo dell’indice FTSE Global All Cap Choice è oggi dell’1,6%, con un P/e prossimo a 25. In sostanza, l’Etf abbraccia il mondo intero in termini azionari, mitigando i rischi legati alla sostenibilità e andando a cercare extra-rendimenti nel contesto emergente e nelle mid-small caps. (riproduzione riservata)