Un nuovo Etf su bond sostenibili
Vanguard propone replicante su obbligazioni societarie globali con filtri Esg e parallela immunizzazione del rischio di cambio
Se il 2023 sarà effettivamente, come molti analisti e strategist suggeriscono, l’anno delle obbligazioni più che delle azioni, lo si scoprirà solo ex post. Ma quel che è certo è che l’asset class del reddito fisso è diventata nella parte finale del 2022 qualcosa di molto allettante, rispetto a inizio anno. La logica del “trend is your friend” non ha infatti molto senso per chi guarda a prezzi e rendimenti obbligazionari, in quanto i due elementi vanno in direzioni opposte: il forte movimento al ribasso dei prezzi ha permesso negli ultimi mesi ai rendimenti a scadenza dei bond di riportarsi su valori che non si vedevano da molti anni, rendendo di nuovo molto appetibile l’acquisto di obbligazioni, sia governative che corporate, dopo anni di delusioni e un 2022 da dimenticare. I flussi nei prodotti obbligazionari, sia attivi che passivi, sembrano iniziare a recepire questo cambio di marcia, e in termini di nuovi prodotti l’offerta si amplia. Sia come emissioni dirette che di prodotti indicizzati, dove l’area che oggi è più remunerativa è rappresentata dal dollaro Usa, rimanendo nei rating elevati. D’altronde la politica monetaria della Fed è più dinamica e reattiva rispetto al pachiderma dell’area euro, e i valori espressi dalla curva dei rendimenti negli Usa sono oggi particolarmente elevati, guardando all’ultimo decennio.
In questo contesto di investimento si inserisce il recente listing di Vanguard, che arricchisce la sua gamma obbligazionaria sostenibile dedicata all’investitore italiano quotando l’Etf Vanguard Esg Usd Corporate Euro Hedged. Che, in estrema sintesi, mira ad un portafoglio diversificato di obbligazioni societarie denominate in dollari, con filtri di sostenibilità ma con immunizzazione del rischio di cambio. L’indice replicato dal prodotto indicizzato è il Bloomberg Msci Usd Corporate Float-Adjusted Liquid Bond Screened, su cui viene poi adottato l’hedging valutario. In particolare, l’indice (ribilanciato su base mensile ) mira ad un vasto basket denominato in dollari di obbligazioni societarie a tasso fisso investment grade, e la replica da parte dell’Etf è fisica a campionamento. I criteri ambientali, sociali e di corporate governance (filtri Esg) vengono applicati da Bloomberg, in qualità di sponsor dell'indice, in modo indipendente da Vanguard, e per questo motivo il comparto è stato classificato conforme all'articolo 8 del regolamento europeo Sfdr. Vengono esclusi gli emittenti che svolgono attività o generano ricavi (superiori a una soglia specificata da Bloomberg) da determinati segmenti come intrattenimento per adulti, alcolici, gioco d'azzardo, tabacco, armi nucleari, armi controverse o convenzionali, armi da fuoco civili, energia nucleare, oppure carbone termico, petrolio o gas. Inoltre, non possono entrare nell’indice le obbligazioni di emittenti con un punteggio di controversia inferiore a uno, secondo la definizione del quadro di valutazione delle controversie Esg di Msci (o le obbligazioni che non sono state valutate da Msci). In condizioni normali di mercato, il tracking error atteso annualizzato dell’Etf si attesta allo 0,50%.
Come anticipato, al fine di ridurre l’effetto delle fluttuazioni del tasso di cambio euro-dollaro, l’Etf è stato proposto nella classe euro hedged. L’immunizzazione del rischio di cambio avviene attraverso la vendita di contratti a termine su cambi al tasso forward a un mese, conformemente alla metodologia di copertura della variante dell'indice coperto contro il rischio di cambio. Se dal punto di vista strategico non esporsi al dollaro può essere comprensibile per via dell’eccessiva rivalutazione della divisa Usa contro l’euro osservata negli ultimi anni, chiaramente l’hedging ha un costo, che si deve aggiungere al Ter del prodotto. Attenzione però che si tratta di una misura notevolmente variabile nel tempo, in base al differenziale dei tassi tra le due aree geografiche. Guardando all’indice si segnala la diversificazione su quasi 2600 bond e un rendimento a scadenza (al 15 dicembre 2022) del 5,06% annuo. La duration è importante, 6,9 anni, il che implica escursioni di prezzo non contenute in caso di importanti oscillazioni nei rendimenti di mercato. L’82% delle emissioni arriva dagli Usa, seguiti dal 6% di Uk, 3,2% di Canada, 2,9% di Giappone, etc, senza però i connessi rischi valutari. Infine, a livello settoriale dominano i finanziari (43%), seguiti da farmaceutici e tecnologia (14% ciascuno), telecoms (13%), etc. (riproduzione riservata)