Jpm quota Etf fattoriale su high yield
Il nuovo listing punta ad un paniere diversificato di obbligazioni a basso rating, con filtri fattoriali per stabilizzare i rendim
Le tendenze più evidenti nell’industria degli Etf interessano negli ultimi anni le strategie smart beta e il contesto ESG, ovvero gli investimenti responsabili. Tipicamente questi filtri sono stati adottati all’interno della asset class azionaria, ma la sfida è trasbordare ove possibile le metodologie anche nel mondo dei bond. Non è una cosa da poco, in quanto i mercati sono notevolmente differenti e alcuni filtri che funzionano correttamente in ambito azionario non possono essere adattati alle emissioni obbligazionarie. Va da se che l’innovazione di prodotto interessa anche questo switch, ovvero il riuscire a proporre indici (ove non si sia optato per un Etf a gestione attiva) che inglobano filtri fattoriali sensati per il contesto obbligazionario. L’ultima proposta passiva di JPM AM va proprio in questa direzione, e su un sottostante ad alta potenzialità in grado di scrollarsi di dosso il fardello dei rendimenti negativi dell’area euro. L’Etf JPM Global High Yield Corporate Bond Multi-Factor replica l’indice di casa dallo stesso nome che permette di incassare i rendimenti delle emissioni globali a basso rating, attraverso uno screening basato su tre fattori. L'indice, denominato in dollari Usa e ribilanciato con frequenza mensile, è costituito da titoli di debito societari a tasso fisso con rating inferiore a investment grade, quali obbligazioni e notes, di diverse scadenze emessi a livello globale. Le componenti dell'indice sono selezionate a partire da quelle dell'ICE BofAML Global High Yield, a cui vengono applicati i filtri fattoriali. Si ricorda che i fattori sono sostanzialmente delle caratteristiche che descrivono il profilo di rischio/rendimento dei titoli. Il processo multi-fattoriale è basato su regole articolate in due fasi. Inizialmente si selezionano le obbligazioni che risultano conformi ai pesi dell'indice originario e ad esse si applica un processo quantitativo di selezione che attribuisce un punteggio multifattoriale derivante dall'equiponderazione dei tre fattori utilizzati. Si tratta del fattore Value, che identifica quegli emittenti obbligazionari che presentano la tendenza a generare performance più interessanti nel lungo periodo per via di spread più ampi di quanto giustificato dalle loro caratteristiche fondamentali, ad esempio la probabilità di default. E del fattore Momentum, che identifica quelle emissioni che tendono a generare nel recente passato rendimenti elevati in relazione alla loro volatilità. Ed infine del fattore Quality, che tende ad individuare le emissioni obbligazionarie emesse da società finanziariamente stabili, sulla base di indicatori di solvibilità e redditività. Il comparto utilizza una metodologia di ottimizzazione campionaria per selezionare i titoli rispetto all'indice principale. Il portafoglio oggi è composto da 271 posizioni, dove il singolo bond più rappresentativo si ferma all’1% di peso, garantendo la massima diversificazione. come spesso accade per queste tipologie di portafogli, l’area statunitense conta parecchio e in questo caso vale il 60% dell’indice, mentre le emissioni denominate in dollari Usa si fermano al 55%. La diversificazione geografica è importante, ma i bond compresi nell’indice sono denominati in dollari Usa o in euro, e non in altre divise. In termini geografici è presente anche una buona parte di Paesi emergenti, con il Brasile che vale il 4% circa, al pari della Cina, la Russia il 3% scarso, la Turchia il 2,7%. Se il Canada si ferma al 3,5%, il Regno Unito conta per il 2,4%, in linea alla Francia, mentre Italia e Messico valgono entrambe l’1,7%. La duration attuale del portafoglio è interessante i quanto contenuta, pari a 2,96 anni, mentre lo yield atteso allettante. Si stima, sulle scadenze oggi in pancia all’Etf, un rendimento annuo globale del 4,96%, principalmente grazie agli investimenti in dollari che esprimono valori ben più consistenti dell’area euro ma anche per via della segmentazione in termini di rating. Il 60% dell’indice punta ad emissioni con rating medio BB, seguite dal 35% di singola B e dal 5% di tripla C, dove i rendimenti schizzano, al pari dei rischi di default. Le attività nel portafoglio dell’Etf potrebbero essere soggette al prestito di titoli, fino al massimo al 20%, e i relativi proventi andranno a beneficio del fondo. Ter fissato allo 0,35% annuo. (riproduzione riservata)