Etf per gestione della liquidità
Franklin Templeton offre un Etf che nell’ultimo anno ha battuto l’indice, grazie a rischio di credito e gestione attiva
Gli Etf classificati come obbligazionari a brevissimo termine e monetari in euro non si comportano tutti allo stesso modo. Chiaramente i rendimenti offerti in questo momento storico caratterizzato da tassi negativi sulla parte a breve della curva non possono essere entusiasmanti, ma il parcheggio della liquidità non è necessariamente associato a perdita di valore di acquisto in termini nominali. Stiamo parlando di otto Etf, resi disponibili da primari provider, e di questi solamente uno esprime nel medio periodo performance considerabili interessanti. Si tratta dell’Etf Franklin Liberty Euro Short Maturity, gestito in modo attivo anziché ancorato ad un indice da replicare passivamente, come di solito accade per gli Etf. Il prodotto ha restituito negli ultimi dodici mesi (al 13 luglio 2021) lo 0,94%, e da inizio anno è leggermente in positivo distaccando abbondantemente i competitors (+0,65% ad un anno rispetto media di categoria). E in questo caso è proprio la gestione attiva a fare la differenza, a fianco del costo bassissimo (il Ter è recentemente sceso allo 0,05% annuo). L’appeal verso il tasso variabile e le obbligazioni a tasso fisso con duration cortissima resta elevata, in quanto è evidente la pressione al rialzo sui rendimenti di mercato a medio-lunga scadenza e il conseguente deprezzamento dei bond con cedola non variabile. D’altronde in periodi di aumento dei tassi di interesse come il 2010-2011 e il 2005-2007 l’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate 7-10 Y è sceso dell’1,63% e dello 0,2%, rispetto a un +2,2% circa in entrambi i casi per l’indice Bloomberg Barclays Euro Corporate 1-2 Y. Al tempo stesso il rischio in termini di volatilità è molto contenuto, in quanto ad esempio l’indice Bloomberg Barclays Euro Corporate 1-2 Y esprime una volatilità annua dell’1,1% negli ultimi 5 anni. Cerchiamo di capire quindi quali sono i fattori che hanno permesso all’Etf di Franklin di sovraperformare i competitors indicizzati. Il benchmark di riferimento adottato dal gestore è l’indice ICE BofAML 0-1 Year Euro, con investimento di tipo fisico, e l’allocazione può spaziare dai titoli di Stato ai corporate bond, con quote non eccessive anche di high yield. E infatti il rating medio è molto elevato, pari a A-, e la quota di corporate bond di livello non investment grade può arrivare ad un massimo del 20%. Molto interessante il fatto che, oltre al rischio di credito, Franklin gioca anche sulla gestione della duration. Il range di duration concesso al gestore oscilla tra -2 e +2 anni, ed attualmente si colloca a 0,35 anni, molto corta quindi, rispetto alla scadenza media del portafoglio di 1,1 anni. Il fatto che la duration del portafoglio possa andare in negativo implica la possibilità, se il timing è corretto, di poter incassare un rendimento positivo anche in un contesto di mercato dove i tassi tendono a salire, attraverso posizioni di portafoglio che generano utili proprio quando i prezzi delle obbligazioni scendono. Nonostante si tratti di un prodotto gestito attivamente, la trasparenza del portafoglio è elevata e il provider dell’Etf ha scelto di pubblicare il portafoglio su base giornaliera. L’Etf esprime oggi un rendimento a scadenza dello 0,13%, che potrebbe sembrare poco ma diventa importante se confrontato con il -0,5% circa dei tassi a 12 mesi e con il -0,4% circa dell’indice ICE BofAML 0-1 Year Euro. D’altronde, anche acquistando Bot ad un anno è necessario mettere in conto una perdita, nonostante il rischio di credito associato alle obbligazioni italiane. Il portafoglio è sufficientemente diversificato potendo contare su 101 posizioni, dove sono incluse differenti aree geografiche (senza rischio di cambio in quanto si tratta di emissioni in euro). Gli emittenti riconducibili all’area euro valgono il 47% del portafoglio, a debita distanza dal 23% del resto d’Europa, 8,2% degli Usa, 3% ciascuno di Australia e Paesi asiatici, etc. In termini di rischio di credito il 40% del basket è allocato su emissioni BBB, seguite dal 27% di AAA (in particolare Germania e Paesi Bassi), mentre la componente high yield vale oggi il 4% circa. Ultimo elemento da non sottovalutare è che l’Etf è classificato Esg (articolo 8) ai fini della normativa Sfdr, il che aiuta a tenere ulteriormente sotto controllo alcuni fattori di rischio e rendere sempre più green anche la quota di portafoglio destinata alla liquidità. (riproduzione riservata)