L’Etf che cerca la massima diversificazione
Franklin Templeton quota il Ftse Developed World, che racchiude oltre 2000 titoli azionari di 25 Paesi sviluppati
Tra gli ultimi listing di prodotti indicizzati puri su EtfPlus si segnala l’Etf Franklin Ftse Developed World. Si tratta di un replicante che mira alla massima diversificazione possibile in ambito di azionario dei Paesi sviluppati, al tempo stesso ad un costo molto competitivo. Questo Etf si propone di restituire le performance complessive dell'indice Ftse Developed NR, un ampio indice ponderato per la capitalizzazione di mercato del flottante che racchiude le società di grandi e medie dimensioni dei mercati sviluppati, a livello globale. Si ottiene, di riflesso, anche una minima esposizione al fattore size, meno presente in benchmark simili di altri brand. L'indice è derivato dalla serie Ftse Global Equity, che copre il 98% della capitalizzazione di mercato investibile a livello mondiale.
Diversi investitori restano convinti che non abbia molto senso cavalcare le mode del momento, seguendo i temi, i settori o le strategie fattoriali, ma alla lunga paga maggiormente (se non altro in termini di maggiore stabilità) il posizionarsi su un sottostante che offre la massima diversificazione geografica. L’elemento forse più di impatto per questo Etf è rappresentato proprio dal fatto che, acquistandolo, si inseriscono in portafoglio (con un solo click) oltre 2000 titoli azionari riferiti alle economie sviluppate. Il focus sui mercati sviluppati piace a molti investitori, che non gradiscono esporsi anche ai Paesi emergenti: la delusione delle performance azionarie cinesi degli ultimi anni giustificano tale posizione. Si tratta di economie consolidate, dove le posizioni riflettono industrie ed infrastrutture stabili che offrono maggiore sicurezza rispetto alle aree geografiche in via di sviluppo, oltre che una copertura dei dati più completa.
La quota di mercato dei Paesi sviluppati resta dominante: ad esempio, ha attirato quasi 20 miliardi di dollari di flussi di Etf nel 2023, e i mercati sviluppati rappresentano circa il 40% del Pil mondiale e il 74% della capitalizzazione del mercato azionario globale. Inoltre, secondo Franklin Templeton, un portafoglio con fondi ed Etf di questo tipo è in grado di beneficiare di una crescita stabile in settori più sicuri dell'economia, meno evidente se si inseriscono in portafoglio sottostanti emergenti.
L’esperienza di Ftse Russell come fornitore di indici deriva anche dal fatto che ben 94 gestori patrimoniali su 100 utilizzano i loro indici. Interessante il confronto con altri benchmark mondiali spesso utilizzati a livello azionario, ad esempio Msci. L’indice Ftse Developed racchiude oggi oltre 2000 azioni globali di 25 Paesi, rispetto alle 1450 azioni circa inglobale nell’indice Msci World (23 i Paesi rappresentati). Il numero di componenti in comune è chiaramente elevato, 1353 azioni, corrispondenti al 94%, il che permette di avere anche performance simili.
La correlazione tra i due indici mondiali è pari a 1, calcolata negli ultimi 4 anni, e il beta di 0,99, elementi che confermano che si tratta di variabili sostanzialmente speculari. Il breakdown settoriale vede una leggera sovraesposizione dell’indice di Ftse per i finanziari, mentre in termini di singoli nomi i calibri da novanta sono allineati: Microsoft al 4,5% circa per entrambi, Apple al 4% circa, seguono Nvidia, Amazon, Alphabet, etc. In termini di singoli Paesi, gli Usa valgono il 69% nell’indice di Ftse (72% per il Msci World), seguono Giappone 6,6%, Regno Unito 3,6%, Francia, 2,7%, etc. Il rapporto P/e dell’indice è prossimo a 23 e il rapporto P/book value è prossimo a 3,3. Tra le note di spicco il costo, in quanto il Ter è limitato allo 0,09% annuo, collocandosi al secondo posto inni talia come costo tra i prodotti indicizzati che puntano all’azionario globale. Per questo Etf, Franklin Templeton ha scelto la replica di tipo fisico, nonostante la grandissima diversificazione del sottostante, e si è scelto di rendere disponibile in Italia la versione ad accumulazione dei proventi. Il dividendo pagato dalle azioni nel paniere lo scorso anno è stato poco inferiore al 2%, un valore che contribuirà a far salire il Nav del prodotto ma non verrà distribuito sul conto corrente. Non essendo la struttura di tipo euro hedged, i cambi sono lasciati aperti e ciò innesca un rishcio di cambio, molto concentrato verso il dollaro Usa. (riproduzione riservata)