Etf sull’India da Templeton
La società americana offre un sottostante azionario emergente ad alta potenzialità, con un Ter invidiabile
Franklin Templeton ha esteso la copertura dei temi emergenti, attraverso un recente listing di Etf dalle caratteristiche interessanti. La società è presente in Italia attraverso una gamma gestita attivamente di Etf azionari e obbligazionari, ma anche prodotti passivi ed una serie di Etf di tipo smart beta. Si segnala peraltro l’ingresso nella società, a inizio estate per il mercato italiano, di Demis Todeschini, proveniente da Borsa Italiana con particolari competenze in merito all’industria Etf. Tornando al prodotto appena listato, il vantaggio più evidente che va messo in luce per il nuovo Franklin Ftse India è il costo. La guerra delle fees al ribasso sta impattando infatti un po’ ovunque e questo Etf targato Franklin Templeton, anche grazie all’utilizzo di un provider dell’indice molto meno oneroso rispetto ad altri player, si colloca su un livello molto competitivo. L’utilizzo di un benchmark calcolato da Ftse permette al prodotto Franklin Ftse India di costare all’investitore solo lo 0,19% annuo, un gran risparmio se paragonato al costo medio pari allo 0,81% degli altri quattro player che hanno listato Etf agganciati all’azionario indiano. Sottostante che in termini di storia di investimento non ha nulla da invidiare rispetto alle più gettonate mete di destinazione del capitale di rischio. Le performance storiche in dollari sono entusiasmanti, se paragonate al contesto occidentale ma anche ai benchmark emergenti più diversificati. Ad esempio, l’azionario indiano si è apprezzato del 30% circa negli ultimi cinque anni, rispetto al 14% del MSCI Emerging Markets, ed anche allungando l’orizzonte temporale fino a dieci anni resta un vantaggio del 10% circa a favore dell’India. Molto interessante, in termini statistici, notare che la correlazione dell’azionario indiano rispetto al benchmark globale emergente è prossima a 0,60 (non molto alta quindi), confermata dal beta di poco superiore a 0,50. Sotto il profilo dei fondamentali macroeconomici le aspettative restano a favore di una ulteriore robusta crescita. L’India dovrebbe infatti crescere del 7% annuo, sostenuta dai consumi interni e dalla classe media in rapida crescita, ma anche da livelli di debito sostenibili e una positiva spinta demografica. Entro il 2050 si prevede che la forza di lavoro indiana cresca dagli attuali 700 milioni scarsi fino a oltre 900 milioni, e le riforme degli ultimi anni hanno permesso una accelerazione nella crescita dei consumi, infrastrutture e della digitalizzazione. Recentemente la Banca asiatica di sviluppo ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni di crescita indiana per il prossimo anno, limandole dal 7,2% al 7%, per via del rallentamento delle economie avanzate: ma tale livello si colloca in ogni caso su livelli invidiabili anche da parte del colosso cinese, che dovrebbe crescere di poco più del 6%. Guardando alle caratteristiche dell’indice, chi punta sull’India oggi non sceglie di certo un sottostante difensivo, ma adatto a coloro che puntano ad alti rendimenti a fronte di notevole volatilità, derivante anche dal tasso di cambio. L’indice Ftse India (versione 30/18 Capped) è comunque molto diversificato, contando attualmente su 148 partecipazioni, che esprimono un dividend yield non elevato (1,5%) e un P/e poco inferiore a 21. Non è quindi un indice oggi a sconto, ma in grado di cavalcare un tema ad alta potenzialità. Il breakdown settoriale evidenzia un notevole peso di pochi settori, mentre altri elementi importanti nel mondo occidentale qui scemano di significatività. I titoli finanziari valgono oltre il 25%, seguiti dal 17% scarso dell’information technology e dal 15% dell’energetico. I beni di consumo sia ciclici che di base contano assieme per il 18%, e le risorse di base il 9%; scarsa rappresentanza invece per i settori utilities, industriali e health care. I primi quattro titoli valgono comunque un terzo dell’indice: si tratta di Reliance Industries (energetico), Housing Dev. Finance (finanziario), Infosys e Tata Consultancy (IT), mentre Tata Motors vale solo lo 0,45% del paniere. La società ha scelto di quotare la classe con accumulo dei proventi, che trattiene all’interno i dividendi staccati dalle azioni in portafoglio, ma non è certo la filosofia Income a cui si guarda acquistando un Etf che mira al solo azionario indiano. (riproduzione riservata)