First Trust punta ai dividendi Usa
Il nuovo emittente First Trust sceglie l’indice Nasdaq US High Income per il suo primo listing italiano. Dividend yield al 3,82%.
Nelle ultime settimane si è assistito ad un ulteriore incremento in termini di offerta e di providers di Etf, a tutto vantaggio degli investitori domestici. Tra questi, su ETFplus si è presentato un nuovo emittente di prodotti indicizzati, First Trust Global Portfolios. Con tale listing è salito a quattordici il numero di emittenti che quotano Etf sul mercato italiano (ritoccato successivamente verso l’alto) e il tema scelto da questo provider è una strategia fondamentale ad alto dividendo sull’azionario americano. La strategia Income o Dividend è tra le più gettonate in termini di raccolta nell’ambito smart beta globali, anche per via della facilità di comprensione delle caratteristiche degli indici sottostanti. Genericamente la strategia tende a sovra ponderare le azioni con i più elevati dividendi, auspicando una buona tenuta rispetto al mercato durante le fasi negative dei listini. Il nuovo Etf, First Trust US Equity Income, è infatti un prodotto azionario che replica un indice che seleziona le società più liquide e con maggiori dividendi distribuiti, quotate sul mercato americano. Il dividend yield dell’indice sottostante (il Nasdaq US High Equity Income) è molto interessante, attorno al 3,8% annuo lordo. Attualmente l’indice è composto da 88 azioni, con un P/e di 15,5 e un P/Book di 2,46. Importante il peso dei beni di consumo, al 35% circa, seguito da finanziari all’11% e Information Technology al 12% circa; l’energia pesa solo per il 2,8%, e i farmaceutici per il 3,2%. Ovviamente è previsto il rischio di cambio euro-dollaro, non trattandosi di struttura euro-hedged. La diversificazione è garantita, con il titolo a maggior peso che oggi si colloca al 3,3%, e ciò deriva dal metodo di costruzione dell’indice di seguito approfondito. La frequenza di ribilanciamento dell’indice è molto elevata, essendo revisionato su base mensile su una selezione rolling di azioni nell’indice. La tipologia di questo Etf è a distribuzione dei proventi, come tipicamente accade per i prodotti che puntano agli alti dividendi, destinati principalmente a coloro che cercano flussi periodici di una certa rilevanza; in questo caso lo stacco avviene su base trimestrale, nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Il metodo di replica, essendo le azioni che compongono l’indice liquide e non troppo numerose, è diretto senza campionamento. Vale la pena comprendere la metodologia con cui si estrae il basket di titoli che via via compongono l’indice, visto che ogni società tende a differenziarsi dai competitors anche grazie alla bontà del metodo di selezione dei titoli che viene adottato dall’index provider. Il benchmark Nasdaq US High Equity Income è nel dettaglio un indice value-weighted strutturato appunto da Nasdaq Inc., con l’obiettivo di ottenere una riduzione della dimensionalità rispetto al Nasdaq US. Le società che compongono quest’ultimo indice vengono selezionate dapprima in base a fattori quali la liquidità, il dividend yield e la crescita del dividendo. Per poter essere incluse nell’indice finale, il Nasdaq US High Equity Income, le aziende devono soddisfare criteri stringenti: vengono così escluse le società che si trovano nell’ultimo quintile in termini di return on assets, mentre il debito a lungo termine deve essere inferiore al 75% rispetto agli assets. In aggiunta, il payout ratio del dividendo a tre anni deve risultare inferiore al 90% e il free cash flow deve assumere valori positivi. Le aziende filtrate in questa prima selezione di società candidate all’inserimento nell’indice vengono ponderate in base all’utile netto da cui viene detratto il dividendo distribuito, con un peso massimo per società fissato al 3%. In questo modo si evitano anche eventuali bolle legate all’eccessivo peso di alcune società in un indice. L’indice così identificato viene successivamente diviso in sei componenti o sotto-portafogli, ognuno dei quali pesa per il 16.67%. Ognuno di questi viene poi ribilanciato e rivisto durante l’anno in alternanza agli altri sotto-portafogli, in modo che almeno uno di essi viene ribilanciato una volta al mese. In questo modo, l0indice finale può anche essere composto da numerose azioni a piccola e media capitalizzazione, fattore che può portare a soddisfazioni ma anche a maggior volatilità rispetto a benchmark più capitalizzati. Il TER dell’Etf è pari allo 0,55% annuo. (riproduzione riservata)