First Trust quota Etf sulla nuvola
L’emittente statunitense offre un nuovo prodotto passivo che mira alla tematica del cloud computing
Un Etf per sfruttare la cosiddetto nuvola, ovvero quell’immenso set di informazioni e dati archiviati attraverso la rete internet e così accessibile da qualsiasi piattaforma, senza i limini della fisicità della macchina (pc, tablet, smartphone, etc) che si sta utilizzando. Per capirci, quando ad esempio utilizziamo la posta elettronica Gmail tutti i nostri dati possono (su conferma dell’utente) venire archiviati a distanza ed essere disponibili in modo indipendente dallo strumento tecnologico che si sta utilizzando. E così se capitasse di perdere un tablet o di dover resettare uno smartphone (dinamiche affatto non rare) possiamo in un batter di ciglia recuperare tutto quanto, collegandoci appunto alla nuvola, o cloud, dove tutto è archiviato. Tecnicamente i servizi di cloud computing comprendono Application Services (SaaS), Business Process Services (BPaaS), System Infrastructure Services (IaaS), Application Infrastructure Services (PaaS), nonché servizi di sicurezza e gestione del cloud stesso. Si tratta di un tema chiaramente di nicchia, ma dalle potenzialità molto elevate al pari di altri investimenti tematici che guardano a mega-trend difficili da sradicare. In termini di singoli nomi, i player maggiori sono Aws (Amazon), Microsoft (Azure), Google, Oracle, Ntt, e nel 2018 si è stimato un giro d’affari pari a oltre 80 miliardi di dollari. Ma, guardando avanti, stiamo parlando oggi di un mercato internazionale dei servizi cloud pubblici previsto in crescita del 17% dal 2019 al 2020, per un totale di 227,8 miliardi di dollari Usa. L’impatto del Covid19 chiaramente non è incluso in queste stime, ma sono numeri che fanno capire l’ordine di grandezza della tematica. Si attende inoltre un cambiamento entro il 2022 del 75% di tutti i database, da migrare su una piattaforma cloud, secondo la fonte Gartner. Mentre IDC, sempre prima dell’esplosione della crisi del Covid19, stimava nu tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 26,4% nei prossimi cinque anni. E l’industria dei fondi passivi, sempre attenta a sottostanti con alte potenzialità nel medio termine, non si è lasciata scappare questa opzione, e già diversi provider che hanno quotato Etf a piazza Affari hanno inserito nella loro rosa prodotti indicizzati a benchmark che guardano esclusivamente al cloud computing. L’ultimo in termini di tempistica è First Trust, che ha listato a marzo l’Etf First Trust Cloud Computing che mira a replicare l’indice ISE CTA Cloud Computing. Si tratta di un benchmark sufficientemente diversificato, in quanto se è vero che il limite posto da chi costruisce l’indice è di massimo 80 azioni globali, oggi in portafoglio sono presenti 62 titoli azionari con una buona diversificazione geografica. Sempre in merito alla diversificazione, ogni società nel basket non può superare il 4,5% di peso, e l’indice viene rivisto e ribilanciato su base trimestrale. E infatti oggi le azioni che si fermano a tale peso sono Microsoft, Alphabet e Amazon, mentre il decimo titolo per peso (Akamai Tech) si ferma al 2,8%. L’Indice ISE CTA Cloud Computing è quindi concepito per replicare le performance delle società operanti nel settore del cloud computing. E per essere incluso nell’indice un titolo deve essere classificato come società Cloud Computing dalla Consumer Technology Association (CTA). Tra i filtri utilizzati sui singoli componenti si segnala una capitalizzazione minima per singola società di mezzo miliardo di dollari e un controvalore medio giornaliero scambiato di almeno 5 milioni di euro. Mentre il peso finale dipende anche dal Cloud Score, in base al tipo di attività. A ogni valutazione dell’indice, a ciascun titolo è attribuito un punteggio pari a 3 se si classifica come IaaS, 2 se si classifica come PaaS e 1 se si classifica come SaaS. Si procede quindi alla somma del cloud score di ogni società.Il portafoglio evidenzia a fine febbraio un rapporto price/earning di 21,8 dopo il sell-off collegato alla crisi del Covid19, e un dividend yield prosimo all’1% annuo. A livello settoriale è chiaro che la componente IT domina, con quote residuali di Healthcare tecnology e communication services, ma si sottolinea al correlazione prossima a 0,90 e un beta di 1,12 rispetto all’indice S&P InformationTechnology, a conferma dell’elevata volatilità. Il Ter non è proprio economico, fissato allo 0,6% annuo, ma si tratta di un sottostante ad alta potenzialità e non di tipo core. (riproduzione riservata)