Emergenti e internet nell’Etf
Il nuovo prodotto di First Trust ingloba un paniere concentrato di azioni non Usa coinvolte nei servizi della rete
Le tendenze nell’industria degli Etf sono abbastanza evidenti e si possono riassumere nel tentativo di coprire il più possibile sottostanti globali con filtri di sostenibilità ma anche nel proporre scelte innovative anche se molto concentrate su specifici fattori o temi. A quest’ultima categoria di prodotti appartiene sicuramente il recente listing di First Trust, che propone sul mercato domestico dei prodotti indicizzati l’indice Dow Jones International Internet. Come dice il nome stesso del prodotto, il provider dell’indice è Dow Jones ma il sottostante non ha a che fare con il mercato Usa. La selezione che viene effettuata nelle regole dell’indice infatti esclude a priori le aziende statunitensi, e le società di Silicon Valley non entrano così nel portafoglio. Al contrario, vengono premiate geograficamente le aree emergenti. Si tratta di un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante, concepito per misurare la performance delle 40 società internazionali – ma non statunitensi- più grandi e attivamente scambiate del settore di internet; aziende che si occupano di commercio attraverso il web internet e di servizi per internet. Il ribilanciamento dell’indice avviene su base trimestrale, e in Italia è stata quotata la versione dell’Etf ad accumulazione dei proventi. D’altronde coloro che inseriscono in portafoglio aziende ad alta tecnologia non vanno certo alla ricerca della componente Income, ovvero flussi il più possibile stabili sul conto corrente. Ma piuttosto di sottostanti in grado di sfruttare al massimo le potenzialità del tema associato, a costo di alta volatilità. Le società che possono entrare a far parte dell’indice sottostante devono soddisfare determinati requisiti, a partire dal fatto di appartenere al benchmark S&P Global Ex-US Broad Market. Le aziende candidate devono chiaramente ottenere buona parte dei ricavi da attività associate al mondo internet, avere una capitalizzazione di mercato di almeno 1 miliardo di dollari e volumi di scambio medi giornalieri di 5 milioni di dollari. Il peso dei singoli titoli nell’indice verrà determinato in base alla relativa capitalizzazione aggiustata per il flottante, ma 20 azioni dovranno coinvolgere aziende dell’internet commerce e le rimanenti 20 saranno attive nei servizi internet. Per favorire una sufficiente diversificazione, considerato che si tratta di un sottostante composto da solo 40 società, il peso di un componente nel momento del ribilanciamento non potrà superare il 10%. Tutti questi filtri portano ad un indice molto aggressivo, dove l’allocazione geografica spiega buona parte delle performance. La Cina vale oggi il 48% dell’indice, seguita dal Canada all’8,1%, Paesi Bassi al 7,3%, Sudafrica (6,4%), Corea (5,5%), etc. L’ambito emergente è predominante, con l’Asia che spadroneggia. E questo conduce ad una correlazione rispetto al Msci World non elevata, pari a 0,73, mentre è più alto il legame con gli indici Msci World IT e Msci EM Asia, rispettivamente 0,83 e 0,84 (con beta superiore a 1 in quest’ultimo caso). In soldoni si tratta di un sottostante tecnologico con focus sull’Asia, dalle grandi potenzialità ma che restituisce ampi movimenti al ribasso durante le fase risk-off dei listini. In termini settoriali il 45% dei componenti appartiene ai beni di consumo ciclici, il 35% ai servizi di comunicazione, il 18% circa all’IT e il 2,2% all’health care. I nomi a maggiore rappresentatività sono %), Alibaba (10,1%), Meituan (9,6%), Tencent (9,5%), Shopify (8,1%), etc. Un indice così composto non può certo essere a sconto rispetto al mercato, ed evidenzia attualmente un multiplo P/e prossimo a 48 mentre il P/book value è di 7,7. Ma il rendimento dell’indice ad un anno è dell’87% rispetto al 45% del benchmark Msci Acwi ex-Usa Information Technology. L’Etf è a replica fisica e il Ter applicato abbastanza elevato, pari allo 0,65% annuo, ma la volatilità del sottostante è ampiamente in grado di ripagare i costi del prodotto in ottica di medio periodo. L’Etf è adatto quindi a coloro che amano il rischio e puntano a performance importanti nel medio-lungo periodo; le tendenze secolari degli sviluppi di internet nel contesto emergente dovrebbero dar ragione ad una visione di questo tipo. (riproduzione riservata)