
L'indice S&P 500 è a un soffio dal record storico di 4.818 punti (gennaio 2022). Su questi livelli potrebbe completare la nona settimana positiva di seguito. Il rally guidato dal recente cambio di passo della Fed sui tassi di interesse (S&P 500 +17% negli ultimi due mesi) comincia a creare qualche nervosismo tra gli investitori, perché sembra quasi che la prospettiva di notizie economiche/geopolitiche deludenti sia ormai scomparsa. Per esempio, di rischio recessione, un’eventualità data quasi per certa la scorsa primavera, non si parla più. Nel breve tutto questo favorisce un’atmosfera euforica, ma basterebbe poco per imporre un doloroso ripensamento. Secondo BlackRock, per esempio, le scommesse sui tagli dei tassi potrebbero essere troppo aggressive.
Se il quadro grafico dell'S&P 500 si conferma rialzista con i primi supporti da monitorare a quota 4.200 punti prima e in area 3.580 poi, Ed Clissold, Chief U.S. Strategist di Ned Davis Research, si domanda se sarebbe motivo di preoccupazione o di celebrazione un nuovo massimo storico dell'S&P 500? «L'ultimo massimo storico dell'indice risale al 3 gennaio 2022, un intervallo di quasi due anni o 496 giorni lavorativi. Con il benchmark a 40 punti, o lo 0,9%, dal suo picco, si presenta un'opportunità per vedere come il gap attuale si confronta con la storia», spiega Clissold.

La tabella, infatti, mostra tutte le date in cui l'S&P 500 ha raggiunto il suo primo nuovo massimo in almeno un anno. La serie attuale di 496 giorni di negoziazione è la sesta più lunga dal 1928, dopo 1954, 1958, 1980, 2007 e 2013. «Ci si potrebbe aspettare che lunghi periodi senza record siano più comuni nei mercati orsi secolari che in quelli tori secolari, ma non è stato così. Dieci su 14 si sono verificati durante i mercati tori secolari», spiega l’esperto di Ned Davis Research, notando che le eccezioni sono state il 1967, il 1972, il 1980 e il 2007. «Forse perché il mercato raramente raggiunge nuovi massimi nei mercati orsi secolari. I quattro casi con più di 1000 giorni si sono verificati durante o dopo i mercati orsi secolari».
Forse la domanda più importante è cosa ha fatto l'S&P 500 dopo essere uscito dal suo periodo negativo. Il rialzo verso nuovi massimi ha lasciato il mercato ipervenduto e bisognoso di una correzione? O è stato un breakout verso un nuovo trend al rialzo? La storia è a favore di quest'ultima opzione. «L'S&P 500 ha superato la sua media a lungo termine uno, tre, sei e dodici mesi dopo. I rendimenti a un mese non sono altrettanto forti, suggerendo una condizione di ipervenduto nel breve termine in alcuni casi», precisa Clissold. «A un anno di distanza l'S&P 500 è cresciuto 13 volte su 14 con una mediana del 13,4%. Se l’indice riuscisse a confermare il massimo storico del Dow Jones del 13 dicembre, ciò sosterrebbe l’ipotesi di ulteriori aumenti».
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