Raggiungere un nuovo massimo storico a Wall Street non è certo un segnale di vendita, neanche nell’anno delle elezioni. L'indice S&P 500 ha aggiornato il record assoluto il 25 gennaio a 4.894 punti. Gli altri due indici sono stati al passo: il Nasdaq a 17.516 e il Dow Jones a 38.049, sostenuti dalla convinzione che la Federal Reserve (si riunisce mercoledì 31 gennaio) taglierà presto i tassi. Non a marzo, ma quasi certamente prima dell’estate. Un record assoluto non implica necessariamente un calo dei mercati azionari nel breve termine. Anzi, «negli ultimi 60 anni, nel primo, secondo e terzo anno successivo a un nuovo top, i rendimenti dell'S&P 500 sono stati in media del 12%, del 23% e del 39%, rispettivamente. Un trend simile ai rendimenti medi del 12%, del 25% e del 38% per tutti gli altri periodi nello stesso arco temporale», sottolinea Mark Haefele, Global Wealth Management chief investment officer di Ubs.
Il rally, però, non è corale, è guidato dalla mirabolante ascesa della pattuglia di azioni legate al boom dell’intelligenza artificiale, le Magnifiche 7: Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla (insieme rappresentano quasi il 30% dell’S&P500). «Siamo all'inizio di una corsa pluriennale che trasformerà l’intelligenza artificiale in una tecnologia onnipresente», prevede Carlo Benetti, Market Specialist di Gam (Italia) Sgr, convinto che il settore tecnologico sia diventato quasi un settore difensivo. Infatti, le applicazioni basate sull’AI (per Ubs i ricavi globali cresceranno di 15 volte tra il 2022 e il 2027 da 28 a 420 miliardi di dollari), spiega Julie Dickson, Investment Director per l’azionario di Capital Group, stanno stimolando innovazione in un gran numero di settori, tra cui quello farmaceutico, quello bancario, perfino quello dei fast food. McDonald’s, per esempio, sta sfruttando l’AI per velocizzare il sistema di gestione degli ordini dei propri drive-through; Pfizer per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci. Società come queste si uniscono alla platea dei beneficiari più scontati, come Nvidia, che progetta potenti chip per computer necessari per eseguire le applicazioni dell’AI, e Microsoft, co-proprietaria della celebre app di AI ChatGpt.
«La sfida, per gli investitori, sarà quella di separare euforia e realtà nel contesto della crescita esponenziale prevista per i sistemi basati sull’AI nell’arco del prossimo decennio», dice Dickson. Dunque, è un tema di prospettive, aggiunge Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, notando che le valutazioni relative delle big seven non mostrano eccessi rispetto alla dinamica degli utili. Proprio a fronte di una crescita attesa degli utili del +11,8% nel 2024 e del +13% nel 2025, dopo un +0,8% nel 2023, le valutazioni delle società dell’S&P500 trattano a multipli p/e intorno a 19,7 volte, moderatamente a premio rispetto alla media storica 2013-2022 (18,7 volte), ma sono viste tornare a 17,4 volte nel 2025.
Così, pur in presenza di valutazioni elevate, sostiene Filippo Garbarino, gestore di Lemanik, ci sono buoni motivi per ritenere che tale movimento al rialzo possa continuare nel 2024. Infatti, «un contesto con utili in crescita e tassi in discesa», prosegue Garbarino, «è indubbiamente favorevole per i mercati. Da monitorare con interesse, quindi, la soglia psicologica dei 5.000 punti per l’S&P500. Un suo superamento indicherebbe con chiarezza che siamo entrati in una nuova fase di mercato Toro, iniziato nell’autunno del 2022 e fondato sul graduale processo di disinflazione unitamente ai brillanti fondamentali delle grandi aziende Usa». Anche Haefele ha come obiettivo per l'S&P500 5.000 punti a fine 2024 nel suo scenario base ma, avverte, c’è la possibilità di un rialzo maggiore se la crescita economica si dimostrasse ancora più forte del previsto (il pil Usa è aumentato del 3,3% nella lettura preliminare del quarto trimestre del 2023, oltre il consenso).
Difficilmente, quindi, Donald Trump vedrà esaudito il suo desiderio, ovvero che ci sia un crollo del mercato azionario statunitense quest’anno. Lo ha espresso perché, se venisse eletto presidente a novembre e assumesse l’incarico a gennaio 2025, non vorrebbe essere un altro Herbert Hoover, capo della Casa Bianca quando il mercato azionario crollò nel 1929. Ora che Trump ha rafforzato la sua posizione come il candidato più probabile a ricevere la nomination del Partito Repubblicano, dopo aver vinto le primarie in Iowa e nel New Hampshire, sono partite le scommesse che possa diventare presidente per la seconda volta.
Ma gli investitori non devono commettere l’errore di proiettare il primo mandato di Trump su un potenziale secondo. Nei 36 mesi della presidenza di Biden l’S&P500 ha guadagnato un +31% rispetto al +41,5% durante i primi tre anni di The Donald e al +58,9% durante i primi tre anni della presidenza di Barack Obama. «La maggior parte degli investitori sembra considerare l'esperienza del 2016-2017 come il modello di comportamento più probabile dei mercati in caso di vittoria di Trump. Riteniamo che il consenso sottovaluti in modo significativo quanto siano diversi questa volta i punti di partenza dell'economia statunitense, dei mercati azionari e dei premi al rischio», avvertono gli strategist di Ubs. Il motivo va ricercato non tanto nelle politiche di Trump quanto nella situazione attuale dei mercati e dell'economia (si veda la tabella in pagina). «L'economia americana è, infatti, molto più avanti nel ciclo; il margine di manovra fiscale e la pazienza del mercato obbligazionario sono esauriti; le aspettative sugli utili sono più elevate e i premi al rischio sono già molto tirati». La reazione istintiva dei mercati è di favorire inizialmente una vittoria repubblicana con un guadagno medio del 6% in 12 mesi. Viceversa, le vittorie democratiche portano risultati più modesti nei primi tre mesi, ma migliori in 12.
Comunque vada, la politica estera sarà più rilevante del solito per i mercati, date le implicazioni per la credibilità del sistema di alleanze degli Stati Uniti. E il ritorno di Trump alla Casa Bianca comporterà maggiori costi in termini fiscali e di sicurezza per gli alleati europei e non solo.
Detto questo, «quando gli americani vanno alle urne, raramente l’indice azionario registra una flessione», nota Alberto Conca, gestore di Zest, ritenendo che ci saranno opportunità nei prossimi mesi per essere più aggressivi e aumentare l’esposizione azionaria, prediligendo il settore della tecnologia, ma anche biotech o pharma, che rappresentano il giusto equilibrio tra alta crescita, una formidabile generazione di cassa e, in alcuni casi, valutazioni attraenti. «Rimaniamo positivi su Broadcom e Intel tra i semiconduttori, su Microsoft e Adobe nel software e su Meta nel mondo dei media moderni. Inoltre, vediamo opportunità di riscatto da un 2023 difficile per AstraZeneca e Biogen: hanno valutazioni interessanti e possono aiutare a controllare la volatilità in un portafoglio ben diversificato. Anche Paypal è una storia di ristrutturazione interessante».
Mentre la scelta di Garbarino ricade su Microsoft rispetto ad Apple, grazie a una crescita maggiore supportata dalla domanda di servizi cloud. E se Amazon, oltre a beneficiare della crescita del cloud, dovrebbe godere di un forte miglioramento dei margini e della generazione di cassa del ramo e-commerce, Alphabet e Meta dovrebbero beneficiare della crescente spesa pubblicitaria e dei piani di riduzione dei costi. «Riteniamo ci sia più rischio su Tesla, a causa della forte concorrenza in arrivo da Asia ed Europa nei veicoli elettrici», puntualizza Garbarino, segnalando, tra i titoli con la performance peggiore sul Nasdaq, Starbucks e Pepsico. La prima può avvantaggiarsi di un rimbalzo della Cina, oltre che della conferma di ottimi tassi di crescita in Usa e in Ue. Sulla seconda c’è un eccessivo pessimismo legato agli effetti dei nuovi farmaci che combatteranno diabete e problemi di sovrappeso. Il tutto in attesa di trovare chi spodesterà Nvidia dal trono. Per Morgan Stanley sarà Western Digital, per Motley Fool Advanced Micro Devices, attesa al test dei conti il 30 gennaio. Nvidia riporterà il 21 febbraio. Il match è solo al primo round e gli indici di Wall Street sono già pronti a bissare i record raggiunti.
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