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Wall Street, ecco la ricetta per quotarsi sul Nasdaq. Parla il vicepresidente senior Adam Kostyál

29 dicembre 2023, 19:00

Le aziende italiane sul Nasdaq sono poche e faticano, ma per il vicepresidente senior Adam Kostyál il 2024 sarà un anno di ripresa con nuove ipo. L’opzione suggerita è il dual listing. Un consiglio? Se possibile evitare le spac

Wall Street, ecco la ricetta per quotarsi sul Nasdaq. Parla il vicepresidente senior Adam Kostyál

Il Nasdaq non sembra alla portata delle società italiane, basta osservare i fatti. Sul listino tecnologico le aziende tricolore non solo sono rare, ma faticano anche a mantenere un andamento positivo. L’unica ipo recente - si fa per dire - è quella di Genenta Science, spin off del San Raffaele di Milano quotatasi a dicembre 2021. La biotech italiana sviluppa terapie staminali contro i tumori e ha già ricevuto l’ok negli Usa e in Europa per il suo trattamento anti-glioma. I successi però non si estendono alla borsa perché in due anni il valore del titolo si è più che dimezzato, dai massimi di quasi 12 dollari agli attuali 5 dollari (-9% nel 2023) e la capitalizzazione è scesa a 90 milioni.

A Micromobility.com è andata peggio: a metà dicembre la ex Helbiz, celebre per i suoi monopattini in sharing, è stata sospesa dal Nasdaq per non aver rispettato i requisiti minimi richiesti. Solo il Brera Holding, la terza squadra di calcio di Milano, potrebbe aver imparato la lezione perché dal 22 al 28 dicembre ha messo a segno un balzo del 40%. Prima di allora un lento declino, con il titolo passato in undici mesi da 5 dollari a circa 80 centesimi.

I requisiti per quotarsi sul Nasdaq

«Non tutte le aziende possono permettersi una quotazione sul Nasdaq», spiega Adam Kostyál, vicepresidente senior e responsabile delle ipo in Europa del listino tecnologico. Bisogna possedere due requisiti. «Innanzitutto occorre una forte presenza commerciale negli Usa, in modo da chiarire agli investitori il perché della quotazione e rendere il brand più appetibile. Poi serve una certa dimensione: parlo di almeno 5 miliardi di euro di capitalizzazione. Certo, i piccoli listing sono possibili, ma sono più complessi e non è detto che abbiano successo».

Per il vicepresidente l’ipo sul Nasdaq delle società che rispettano le due caratteristiche indicate rappresenta un passaggio naturale, oltre a essere una grande occasione di business: «Quotarsi negli Usa aumenta la visibilità del brand e permette di espandersi grazie alla liquidità degli investitori americani, che spesso non amano investire fuori dagli Stati Uniti». Ecco, gli investitori a stelle e strisce. È da loro che secondo Kostyál dipende il successo dell’ipo e poi del titolo, «quindi consiglio sempre di organizzare una serie di meeting per capire che interesse nutrono verso la società prima di decidere se quotarsi o meno sul Nasdaq».

Wall Street, ecco la ricetta per quotarsi sul Nasdaq. Parla il vicepresidente senior Adam KostyálAdam Kostyál
Adam Kostyál

Un costo investimento

La scelta va ponderata, anche perché i costi dello sbarco sul listino tecnologico possono doppiare quelli europei. Ma per Kostyál il gioco può valere la candela: «Per molte aziende la quotazione in Europa può essere frustrante perché non sempre trovano la liquidità immaginata. In questi casi, per le società con le carte in regola il costo di accesso al Nasdaq diventa un investimento». Il vicepresidente ci tiene comunque a precisare che non esiste una vera e propria competizione con Piazza Affari. «Noi suggeriamo anche la via del dual listing», commenta Kostyál. «È la strada giusta per le aziende già quotate in Ue che vogliono espandere il proprio business negli Usa dopo aver ricevuto dei feedback positivi dagli investitori americani».

In questo caso i vantaggi si estenderebbero anche alla borsa d’origine. «All’inizio la maggior parte degli scambi avverrà sul mercato nazionale perché gli investitori statunitensi si concentreranno sul listino su cui è ammassata la liquidità», rivela il vicepresidente, che nell’aprire le porte del Nasdaq alle società italiane non distingue tra un settore e l’altro. In realtà, due tipologie di aziende sono avvantaggiate: oltre a quelle tech, che storicamente hanno una buona associazione con il listino, «molte imprese italiane della produzione e del consumo hanno una forte immedesimazione con il loro brand anche negli Usa, un legame che ne favorirebbe la quotazione».

Le italiane sul Nasdaq

Le noie delle aziende tricolore già quotate sul Nasdaq non devono spaventare. «Genenta paga le difficoltà dell’intero settore biotech», spiega Kostyál, che sottolinea come Brera e Micromobility.com si siano listate attraverso una spac: «Non è una via semplice perché non garantisce la copertura degli analisti e l’accesso alla liquidità di una tipica ipo». Meglio, se possibile, un percorso meno sfidante per sbarcare nel listino americano, una scelta che verrà presa con una frequenza sempre maggiore.

«Nel 2024, soprattutto nella seconda metà dell’anno, ci aspettiamo più quotazioni e scambi grazie al rallentamento dell’inflazione e al calo dei tassi», afferma Kostyál. Tra le new entry dovrebbe esserci anche un’italiana: Neoesperience, pmi attiva nell’intelligenza artificiale e quotata sull’Egm, vuole listare la controllata del settore health. «Siamo pronti a collaborare con Euronext se una società di Piazza Affari sceglierà di quotarsi anche sul Nasdaq», dichiara Kostyál. «È vero, siamo rivali, ma per una borsa la più grande sconfitta non arriva quando un’azienda opta per un altro listino, ma se sceglie di non quotarsi». (riproduzione riservata)



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