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Wall Street, dopo le trimestrali banche e tech continuano essere i temi favoriti dai gestori. I titoli con maggiori potenzialità
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Wall Street, dopo le trimestrali banche e tech continuano essere i temi favoriti dai gestori. I titoli con maggiori potenzialità

di Ester Corvi
28 luglio 2023, 21:15

Oltre il 30% delle società del S&P500 ha reso noti i risultati del secondo trimestre. Che per l’80% hanno superato le attese. E adesso? | Stress test Eba-Bce, le banche italiane resistono meglio di tedesche e francesi | Musk mette una X su Twitter e impone a tutti una domanda

Dalle trimestrali Usa sono arrivate belle soprese mentre si allontanano i timori di recessione, tanto che la Fed non la considera più lo scenario più probabile. In questo clima positivo, Wall Street continua la corsa, con l’indice Dow Jones che da gennaio ha guadagnato il 7% e lo S&P500 il 20%, anche se la performance più sorprendente è quella del Nasdaq (+38%). In un mercato che è stato trainato da pochi titoli tech i recenti risultati di bilancio, comunicati finora dal 30% circa delle società dell'S&P 500, sono una buona base da cui partire per selezionare i titoli che hanno ancora buone potenzialità di rialzo, partendo dal settore bancario, che sta vivendo da parecchi mesi un momentum favorevole.

Banche in primo piano

Il sentiment è talmente positivo da produrre rialzi anche per le banche che stanno arrancando. «L’esempio più rilevante è il titolo Goldman Sachs, in progresso nonostante una riduzione dei profitti del 58%. Dopo la vicenda delle banche regionali, il mercato sembra aver ritrovato una salda fiducia nel settore e un minimo ciclico sembra ormai passato», fa notare Antonio De Negri, ceo di Smart Bank.

Con il supporto dei buoni risultati trimestrali, il settore bancario potrebbe ancora avere un ruolo da protagonista nelle allocazioni di portafoglio. Ma quali titoli sono meglio impostati di altri? «Mi aspetto che nomi come JP Morgan, Morgan Stanley e Citigroup, che hanno avuto buona raccolta di depositi e utili sopra le attese, potranno offrire il miglior rapporto rischio/rendimento», dice De Negri.

La Federal Reserve nella riunione del 26 luglio ha ribadito l’intenzione di mantenere i tassi elevati a lungo, una condizione della quale beneficeranno in generale quasi tutte le banche. Allo stesso tempo i regolatori americani hanno annunciato un piano di aumento dei requisiti sul capitale e sulle riserve di cassa. La vicenda delle banche regionali, mette in evidenza il ceo di Smart Bank, sta spingendo i clienti a spostare i depositi verso istituti più grandi e consolidati. Questi ultimi sono anche i più attivi sui servizi di investment banking, dove le commissioni stanno crescendo.

L’effetto tassi

«Le banche americane sono state tra le migliori, favorite dai tassi più alti e da una recessione che non è mai arrivata e sembra allontanarsi sempre più», sottolinea Edoardo Proverbio, responsabile Area Investimenti di Decalia Sim. Il gestore resta quindi positivo sul settore, perché ritiene che i tassi possano rimanere alti per lungo tempo, visto che l’inflazione “core” resta rotonda e lontana dai target delle banche centrali, mentre il dato sul Pil americano del secondo trimestre (+2,4%) ha sorpreso favorevolmente, lasciando spazio alla Fed per mantenere una politica monetaria restrittiva. Tra gli istituti finanziari statunitensi la scelta cade sui nomi più grandi e conosciuti, ovvero JPMorgan, Morgan Stanley e Bank of America, che hanno tratto vantaggio dalla crisi delle banche regionali americane del marzo scorso, riuscendo ad ampliare significativamente la clientela.

Anche Giacomo Calef, country manager di NS Partners, mantiene un approccio costruttivo ma solo sui grandi gruppi, «che hanno a disposizione consistenti riserve per far fronte ai crediti deteriorati. Inoltre il loro rapporto prestiti/depositi è intorno al 50%, il che significa che continueranno a beneficiare dei tassi d’interesse a breve termine sempre più elevati, grazie a un maggiore margine di interesse, senza dover incrementare il proprio rischio creditizio» dice il money manager, che fra tutti preferisce JPMorgan Chase, perché offre un ottimo dividendo, a fronte di valutazioni non eccessive.

È sempre l’ora dei big tech

Le trimestrali pubblicate fino ad oggi nel settore tecnologico hanno mostrato luci e ombre. Alcuni big come Meta, Alphabet e Microsoft hanno battuto le attese grazie soprattutto all’unità di business del cloud computing e a quella legata all’Intelligenza Artificiale mentre altre, come nel caso di Netflix, Snap e Tesla, non hanno pienamente convinto gli investitori. Una completa valutazione potrà però essere fatta solo dopo la pubblicazione dei risultati di Apple e Amazon, previsti per il 3 agosto. Fra i titoli tech, il country manager di NS Partners guarda con attenzione a titoli come Microsoft e Apple, che potrebbero continuare ad avere un buon potenziale al rialzo. «La prima ha investito circa 13 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale, decisione che ha già portato ad un aumento dei ricavi significativo nel suo business di cloud computing. Apple, invece, mi piace perché gode di una grande diversificazione nelle sue fonti di ricavi, che ora dipendono sempre meno dalla vendita di hardware e dove invece hanno un peso maggiore i canali legati a servizi quali Apple Pay o iCloud, che forniscono flussi di cassa più stabili. Inoltre, anche la strategia aziendale e il ritorno sul capitale (Roc) del 53% mi fa credere che le quotazioni possano avere ancora un margine al rialzo», dice Calef.

Le grandi capitalizzazioni tech (Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta) resteranno tra i titoli preferiti dagli investitori, ma nel breve termine, secondo Proverbio, «potrebbero subire delle prese di beneficio e sottoperformare i titoli più value (come i finanziari) o le mid e small cap», che da inizio anno sono decisamente rimaste indietro e hanno valutazioni ben più economiche.

E per le società di streaming? A parere di De Negri aziende come Netflix e Spotify, che hanno una base di consumatori globale, potranno avere benefici importanti con leggeri aumenti dei prezzi. Anche se il segmento tech sul quale ha la maggiore convinzione resta quello dell’intelligenza artificiale (AI). «Società abilitanti per l’IA come Nvidia, secondo molti sopravvalutata, sono realtà sulle quali puntare per gli anni a venire. I competitor Amd ed Intel sono già a lavoro su proprie soluzioni», spiega De Negri. Poi ci sono le sempreverdi, Microsoft, Google ed Apple: le protagoniste della rivoluzione IA. (riproduzione riservata)



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