È ora di guardare oltre le superstar inavvicinabili di Wall Street. Le Magnifiche 7 (Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia e Tesla) hanno monopolizzato i riflettori e svuotato i portafogli. Tesla (436 dollari per azione) sarà pure un nome di spicco, ma il suo prezzo è fuori portata per molti investitori. Che dire poi di titoli americani ancora più costosi, come la Berkshire Hathaway di Warren Buffett (oltre 460 dollari per azione), il costruttore di case Nvr (8.397 dollari per azione) o la holding che controlla Booking.com (4.903 dollari). Per fortuna che ogni tanto c’è qualcuno che scende dall’Olimpo e si accorge dei comuni mortali. Come la catena di ristoranti Chipotle Mexican Grill che a giugno del 2024 ha optato per un mega split: da 3.200 dollari per azione a 64 dollari per azione. Ora è più accessibile per gli investitori retail.
Ma a Wall Street ci sono azioni che potrebbero rivelarsi delle gemme sottovalutate, pensate per chi vuole ottenere il massimo da ogni dollaro senza svenarsi. Bisogna solo selezionarle con cura. Per trovare i veri affari nascosti nell’S&P1500 e nel Nasdaq Composite, sono stati considerati (si vedano le tabelle in pagina) i titoli con un prezzo inferiore a 10 dollari, una capitalizzazione di mercato media di 2,4 e 4,2 miliardi, rispettivamente, quindi più liquidi, un margine di upside medio rispetto al target price del consenso Bloomberg del 50% e del 70% e soprattutto con più buy, o quasi, ma nessun sell. La rosa che esce vede in prima linea azioni di tre settori chiave: biotecnologico, farmaceutico e finanziario, quest’ultimo legato soprattutto ai servizi digitali.
«Nel 2024 i Magnifici 7 hanno realizzano una performance aggregata superiore al 60%. È naturale che di fronte a numeri così importanti il mercato cominci a guardarsi intorno», sottolinea a Milano Finanza Sara Amato, Head of Investment Specialists Italia di Pictet Wealth Management, avvertendo, però, che questo è tradizionalmente un momento molto delicato perché è la fase in cui si comincia a essere «creativi», e talvolta si finisce per esserlo un po’ troppo.
Già verso la fine del 2024 si è osservata una certa rotazione settoriale al di fuori del settore tecnologico. Questo cambiamento, spiega Sara Amato, è stato influenzato da una serie di fattori interconnessi. Innanzitutto, le valutazioni sono diventate in alcuni casi elevate. «In secondo luogo non dobbiamo dimenticare il ruolo dei tassi di interesse. Il valore delle aziende tecnologiche si basa sulle aspettative di crescita futura e pertanto tende a soffrire in un contesto di tassi alti più a lungo per il semplice motivo che i flussi di cassa futuri vengono scontati ad un tasso più elevato riducendone il valore attuale. Anche i rischi geopolitici e regolamentari hanno contribuito alla rotazione», aggiunge l’esperta, oltre alle crescenti tensioni tra grandi potenze, come Stati Uniti e Cina, alle preoccupazioni riguardo a una regolamentazione più stringente del settore tecnologico e alle elezioni presidenziali.
«Il second term di Trump è in partenza più solido del primo e il presidente neo eletto si appresta a sfruttare fino in fondo i vantaggi di questa configurazione, una sorta di iper-presidenza. Incentivi fiscali per imprese e privati, deregolamentazione, dazi, re-industrializzazione, incremento della produzione energetica nazionale e della spesa per la difesa fanno parte integrante del programma Maga», rammenta Amato. «Settori ciclici precedentemente trascurati come l’energia, i materiali e l’industriale, sono ritornati nelle preferenze degli investitori. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, tagli fiscali e deregolamentazione sono allettanti», precisa l’esperta.
Ma per beneficiarne bisogna prima avere un utile e nell’indice Russell 2000 la percentuale delle aziende che non generano imponibile è del 34%. In aggiunta, le imprese medio-piccole sono più indebitate e possono andare incontro a difficoltà nel momento in cui devono rifinanziarsi soprattutto in un contesto di tassi alti. Quindi, Sara Amato, pur mantenendo una posizione neutrale sulle azioni Usa con un approccio altamente selettivo, vede favorito il settore finanziario, grazie al miglioramento del margine di interesse, alla deregolamentazione e alla sua forte connessione con l'economia domestica.
Tra i titoli con il più alto potenziale di upside David Pascucci, analista dei mercati per Xtb, cita Vir Biotechnology: «dal punto di vista tecnico si ritrova a ridosso dei minimi del 2020 e combatte con dati trimestrali non proprio entusiasmanti, ma allo stesso tempo vede buone news per quanto riguarda il suo operato, ossia lo sviluppo di un farmaco antitumorale che ha mostrato di recente ottimi risultati». Al contrario, Ironwood Pharmaceuticals ha un’enorme potenziale di upside anche a livello tecnico, ma il pericolo risiede nel suo trend che risulta essere particolarmente ribassista con le quotazioni ai minimi dal 2010.
Un compromesso tra capitalizzazione, potenziale di upside e settore di appartenenza è quello finanziario che presenta p/e buoni. «StoneCo, società che si occupa di servizi finanziari, presenta un ottimo p/e a ridosso di 6 e un potenziale upside del 73%. Analizzando il trend di lungo si osserva che è marcatamente ribassista e si trova ora sui minimi del 2022», indica Pascucci. Attenzione, poi, a Weibo, colosso social in Cina: viaggia sui minimi del 2015. Il grande problema è il legame con l’economia cinese che in questo momento si trova in una situazione delicata.
Invece, è su Goodyear Tire & Rubber e Icahn Enterprises che punta Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente. La prima ha registrato di recente una forte domanda per i suoi prodotti, soprattutto nelle Americhe, sorprendendo anche gli analisti. La riduzione del debito, il miglioramento del cash flow e il focus su prodotti a margini elevati (quelli per suv), contribuiscono all’appeal del titolo. Mentre Icahn Enterprises, il veicolo di investimento fondato dal magnate Carl Icahn, ha riportato di recente ottimi risultati, migliorato la posizione finanziaria e sviluppato una strategia di activism investing, che le permetterebbe di sbloccare opportunità e creare valore per sé e per gli azionisti. Da ultimo, paga un dividendo significativo agli azionisti. (riproduzione riservata)