Non si era mai visto un tale affollamento di studi legali. D’altronde l’opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps era già complessa in partenza e lo è diventata ancora di più dopo che il ceo dei senesi Luigi Lovaglio ha reagito con una doppia ops su Bpm e Banca Generali.
Così la banca guidata dal ceo Carlo Messina ha schierato in campo una squadra composta da ben otto studi legali. Un team capitanato da PedersoliGattai e di cui fanno parte anche Cintioli & Associati, Gatti Pavesi Bianchi e Ludovici, Tombari D’Angelo e Associati, lo Studio Legale Zoppini, Tremonti Partners, Baker McKenzie e per finire Wachtell, Lipton, Rosen & Katz.
In realtà gli advisor legali di Intesa Sanpaolo sono ancora più numerosi di quelli ufficiali. A loro il compito di dirimere gli aspetti di diritto, regolamentari, fiscali e autorizzativi dell’offerta e di rimuovere anche tutti gli altri ostacoli sulle «strade che portano a Siena», per riprendere l’espressione utilizzata mesi fa da Lovaglio. C’è quindi la squadra legale di Intesa Sanpaolo dietro l’esposto che la banca ha presentato alla Consob mercoledì 26 agosto.
Atto con cui la Ca’ de Sass ha chiamato in causa la Commissione di borsa per sottoporle gli aspetti critici della risposta di Mps, come l’interpretazione larga della passivity rule, la normativa che impone ai manager delle società sotto opa di non ostacolarle senza aver ricevuto il consenso dei soci. Ma questo è solo il primo step di una battaglia che si preannuncia ricca di colpi di scena anche in punta di diritto. (riproduzione riservata)