Volvo annuncia tagli al personale e sale in borsa. Il gruppo automobilistico svedese di proprietà della cinese Geely ha spiegato di voler avviare un imponente piano di ristrutturazione che prevede il taglio di circa 3 mila posti di lavoro, pari al 15% della forza lavoro impiegata negli uffici, con un impatto significativo in Svezia.
La decisione è parte di un più ampio programma di riduzione dei costi da 18 miliardi di corone svedesi, equivalenti a circa 1,6 miliardi di euro, reso noto lo scorso aprile per far fronte al rallentamento del settore automotive.
Le difficoltà del mercato automobilistico, segnate da un calo della domanda di veicoli elettrici, l’aumento dei costi operativi e l’incertezza geopolitica legata alle tariffe doganali, hanno imposto al gruppo una ristrutturazione profonda. In particolare le recenti minacce di nuovi dazi tra Stati Uniti e Unione Europea hanno aumentato la pressione sulle strategie industriali dei principali player del settore.
«Il settore auto sta attraversando un momento estremamente complesso. Per affrontarlo dobbiamo migliorare la generazione di cassa e abbassare strutturalmente i costi», ha dichiarato l’amministratore delegato di Volvo, Hakan Samuelsson, sottolineando che le misure annunciate, seppur dolorose, sono essenziali per garantire il futuro dell’azienda.
Secondo quanto comunicato dalla società, i licenziamenti interesseranno in gran parte posizioni white-collar (impiegatizie), con circa 1.200 posti di lavoro eliminati tra i dipendenti diretti in Svezia e altri 1.000 tra i consulenti esterni, anch’essi prevalentemente attivi nel Paese scandinavo. I numeri definitivi verranno chiariti nei prossimi mesi, con l’obiettivo di completare la ristrutturazione entro l’autunno 2025.
Il piano comporterà però anche costi straordinari fino a 1,5 miliardi di corone svedesi, che peseranno sui risultati del secondo trimestre 2025, mentre i benefici economici delle misure saranno visibili dal quarto trimestre in avanti, con impatti rilevanti previsti nel 2026.
L’annuncio dei tagli è stato accolto positivamente dai mercati. Il titolo Volvo Cars ha registrato un balzo del 3% alla borsa di Stoccolma lunedì 26, attestandosi a 18,08 corone svedesi. Un rimbalzo in un anno finora molto difficile: dall’inizio del 2025 il titolo ha perso circa il 24% del proprio valore, in linea con il clima d’incertezza che domina il comparto automotive europeo.
Nel primo trimestre 2025 Volvo Cars ha riportato ricavi per 82,9 miliardi di corone, in calo rispetto ai 93,9 miliardi dello stesso periodo del 2024. L’utile operativo è sceso da 4,7 a 1,9 miliardi, con una contrazione del margine dal 5% al 2,3%. Le vendite globali sono diminuite dell’11% ad aprile e del 7% nel primo quadrimestre, raggiungendo quota 231.000 unità. Eppure nel 2024 il gruppo aveva chiuso un anno record: 763.389 veicoli venduti, ricavi per oltre 400 miliardi di corone e un utile operativo core di 27 miliardi.
Volvo ha comunque ribadito il proprio impegno nella transizione verso la mobilità elettrica, dichiarando di voler diventare una «fully electric car company». Ma il recente irrigidimento delle politiche commerciali globali minaccia questo percorso. Una delle vetture chiave della strategia elettrica, la EX30 prodotta in Belgio, potrebbe infatti non essere più economicamente sostenibile da esportare negli Stati Uniti nel caso vengano applicati dazi al 50%, come ipotizzato recentemente dal presidente americano Donald Trump. Le trattative tra Washington e Bruxelles sono in corso, con una scadenza posticipata al 9 luglio. (riproduzione riservata)