Le compravendite all’estero del vino italiano nella prima metà del 2025 sono cresciute dell’1,5% in valore e del 2,1% in volume. Questa la fotografia scattata dal report Wine Monitor di Nomisma.
Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di riferimento, anche se con dinamiche contrastanti. L’impennata delle importazioni del vino tricolore nel primo trimestre dell’anno (+22% rispetto all’anno precedente), in previsione dell'entrata in vigore dei dazi disposti dall'amministrazione Trump, si è trasformata poi in un taglio significativo tra aprile e giugno (-7%). Nel complesso le esportazioni del vino italiano verso gli Stati Uniti risultano positive nel primo semestre dell’anno (+2,5%).
Sul tema, in attesa della pronuncia della Corte d'Appello Usa sulla legittimità dei dazi, a seguito della causa promossa da alcune aziende locali tra le quali l'importatore di vini italiani Victor Schwartz, «le nostre aziende vitivinicole sono obbligate a monitorare le dinamiche in atto a livello globale per individuare altri mercati in grado di assorbire le nostre produzioni» commenta Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor.
L’effetto dei dazi di Trump ha condizionato anche il mercato canadese: le importazioni di vino dall'Italia sono cresciute di quasi l'11% nel primo semestre 2025, beneficiando del crollo di oltre il 65% – a causa proprio dei provvedimenti tariffari del tycoon – dei vini statunitensi negli scaffali in tutto il Canada.
Crescita a doppia cifra anche dell’export del vino tricolore in Germania, che segna un +10,3% rispetto alla prima metà del 2024, in evidente recupero rispetto all'anno scorso. Al contrario, segnala il Wine Monitor di Nomisma, risulta significativa la flessione dell’import di vini italiani nel Regno Unito (-7%). (riproduzione riservata)