La Bce aumenta i controlli sulla liquidità delle banche europee dopo il forte deflusso di depositi che si è verificato a marzo nelle crisi di Svb e Credit Suisse. Gli istituti di credito dell’Eurozona dovranno comunicare ogni settimana dati sugli indici e le riserve di liquidità, a cominciare dal rapporto Lcr (Liquidity Coverage Ratio), che misura la liquidità disponibile per 30 giorni in caso di stress. Secondo Bloomberg, i dati dovranno essere divisi per tipologia di cliente e di scadenza.
«L’autorità bancaria europea Eba ha recentemente sottolineato la necessità che le autorità di vigilanza raccolgano informazioni aggiuntive e più frequenti sulla liquidità delle banche», ha detto un portavoce della Bce. «Sebbene le banche dell’area dell’euro godano di posizioni di liquidità confortevoli, la Bce sta ora valutando come procedere».
Non ci sono allarmi in questa fase, ma la lezione di Svb e Credit Suisse ha spinto i supervisori Bce a incrementare la frequenza e la quantità dei controlli. A marzo si era verificato un rapido deflusso di depositi legato ai timori sulla solidità dei due istituti che sono poi finiti in dissesto. Alla fuga di depositi sono seguite perdite rilevanti per la vendita sul mercato di titoli che avevano perso valore per il rialzo dei tassi.
Le autorità internazionali stanno valutando se è necessario intervenire sulla regolamentazione modificando anche il modo di conteggiare gli indici Lcr, che devono essere almeno pari al 100%. Le banche europee hanno in media un valore del 161%. I gruppi italiani sono sopra la media (187%), così come quelli spagnoli (166%), mentre sono sotto quelli tedeschi (148%) e francesi (154%).
Il modello di business di Svb è raro in Europa ma la Vigilanza vuole evitare rischi. Come riportato su MF-Milano Finanza del 19 maggio, la Bce sta valutando requisiti aggiuntivi per le banche con un’alta percentuale di depositi non garantiti (cioè sopra 100 mila euro) e concentrati in pochi clienti. La Vigilanza ha sottolineato in un recente rapporto rivolto all’Eurogruppo che «potrebbe essere utile esplorare come possono essere trattati nel quadro del secondo pilastro fattori come l’elevata concentrazione della base di depositi e l’affidamento predominante ai depositi non assicurati». Depositi molto concentrati e non protetti sono una fonte di rischio perché soggetti a potenziali fuoriuscite improvvise, proprio come accaduto per le società fintech clienti di Svb.
I requisiti di secondo pilastro delle banche sono quelli individuali che la Bce definisce nelle procedure note come Srep (Supervisory Review and Evaluation Process). In autunno saranno spedite alle banche le lettere con le richieste patrimoniali per il prossimo anno. Già ora gli Srep prevedono che siano considerati i rischi di liquidità e raccolta, assieme a quelli sul capitale, sulla governance e sui modelli di business. Sulla base di una valutazione complessiva sui rischi, la Bce definisce misure quantitative di capitale e liquidità e altri provvedimenti di supervisione. Quindi la Vigilanza utilizzerà un potere di cui già dispone, ma darà maggior peso ai pericoli sulla liquidità rispetto al passato.
«I recenti sviluppi del mercato, in particolare la velocità di trasmissione delle informazioni e delle decisioni finanziarie da parte di depositanti e altri operatori, confermano la necessità di prestare maggiore attenzione alle prospettive di liquidità e di rischio di finanziamento del settore», ha scritto la Bce nel rapporto all’Eurogruppo. L’attenzione della Vigilanza su liquidità e raccolta è confermata anche da una «analisi più estesa» sul tema che sarà fatta «più tardi quest’anno» dopo quella sulle strategie di uscita dai rifinanziamenti Tltro. Inoltre ci saranno «ispezioni mirate in loco, dove appropriato, per individuare le pratiche carenti e le istituzioni più vulnerabili e adottare se necessario misure di vigilanza». (riproduzione riservata)