L’India si prepara a ospitare il 18° Vertice dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) a Nuova Delhi (il 12 e 13 settembre), a vent’anni dalla sua formalizzazione avvenuta nel 2006. Il peso dei Brics negli ultimi 25 anni sul piano globale è notevolmente cresciuto. Nel 2000, Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa rappresentavano complessivamente circa il 23% del pil globale a parità di potere d'acquisto (Ppa), mentre il G7 deteneva quasi il 52%.
Nel 2024 le posizioni si sono invertite: i Brics, nel frattempo allargatisi a 11 membri, rappresentavano circa il 36,8% del pil globale mentre la quota del G7 è scesa al di sotto del 29%. Tuttavia, se si guarda al pil pro capite, il divario a favore dei Paesi del G7 resta ancora notevole: la media di tali Paesi si aggira sui 53.000 dollari, mentre quella dei Brics è di circa 8.200 dollari. Ma il peso complessivo del blocco è cresciuto non solo in termini di pil ma anche per la dimensione della popolazione e delle risorse di cui dispongono. Il quadro delle posizioni all’interno dei Brics è tuttavia molto differenziato. Cina e Russia propongono sempre più i Brics come un contrappeso al predominio occidentale. India e Brasile, al contrario, concepiscono i Brics come un raggruppamento economico orientato alle riforme delle istituzioni finanziarie commerciali in un dialogo con i Paesi occidentali.
I Brics stanno rimodellando l’ordine globale, puntando una transizione verso la multipolarità e mettendo in discussione il multilateralismo tradizionale. Le ambizioni sono quelle di riformare la governance globale, promuovere la cooperazione Sud-Sud e creare un sistema finanziario internazionale più inclusivo. Il quadro dei rapporti dell’Ue con i Brics è molto differenziato, si passa dalla situazione più critica, quella con la Russia, a rapporti di partenariato avanzati con India e Brasile, a un quadro articolato di relazioni con la Cina.
L’Ue potrebbe ingaggiare un dialogo politico più serrato con i Brics con i quali si sono sviluppati maggiori rapporti, in particolare India e Brasile, in materia di riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, un’agenda per lo sviluppo dei Paesi meno avanzati, sul cambiamento climatico, sulla riforma e sul rilancio delle organizzazioni internazionali multilaterali. L’Ue dovrà riesaminare il proprio approccio verso il Sud globale, in particolare sostenendo riforme del sistema multilaterale e collaborando a iniziative per promuovere più consistenti flussi di investimento nei paesi più poveri, in particolare in Africa, al fine di affrontare sfide comuni, tra cui quella migratoria.
Sull’agenda per le riforme vi sono aree dove è possibile definire convergenze con i Paesi Brics e del Global South: una maggiore rappresentanza dei Paesi emergenti nelle istituzioni finanziarie internazionali partendo dal riconoscimento che le regole attuali, nate dopo la seconda guerra mondiale, non riflettono più il reale peso economico dei Paesi emergenti e la voce dei paesi meno avanzati. Sugli investimenti per il clima previsti dagli accordi di Parigi del 2025 vi è convergenza sulla necessità di stanziare più risorse per aiutare le nazioni povere a compiere la transizione ecologica e a difendersi dai disastri ambientali. Sul taglio del debito si condivide l'urgenza di creare regole più rapide ed efficaci per alleggerire il debito pubblico degli Stati in crisi finanziaria. Alcuni di questi temi vennero posti al centro dell’agenda del G20 ospitato dall’Italia nel 2021, con un particolare accento sull’Africa, che rimane una delle priorità della nostra politica estera.
L’Europa potrà conquistarsi uno spazio politico nella transizione verso un nuovo ordine globale se sarà in grado di costruire coalizioni credibili con le potenze medie, in particolare con quei Paesi maggiormente like-minded come India, Brasile e Sudafrica. Con la Cina l’Ue potrà proseguire un dialogo sull’agenda del clima, mentre dovrà affrontare il tema di un riequilibrio dei rapporti commerciali e degli investimenti. La forza dell’Ue sarà certo basata su una sua maggiore capacità di difesa in una dimensione integrata, ma soprattutto potrà avvalersi di quel soft power derivante dalla sua capacità di costruire alleanze per definire un sistema multilaterale più inclusivo in un mondo multipolare nel quale le medie potenze potranno divenire nuovi protagonisti. (riproduzione riservata)
*Ambasciatore
Of Counsel Gianni&Origoni