Geopolitica economica. C’è un picco di domanda per scenari che stimino la normalizzazione o meno dei prezzi dei combustibili fossili. Il mio gruppo di ricerca ne ha preparato uno preliminare, dando più attenzione allo scenario condizionale con minore probabilità inflazionistica via simulazioni what if. Dal Pentagono filtra la preparazione per un blocco navale prolungato dell’export petrolifero iraniano via Hormuz, corroborato da sanzioni economiche secondarie verso chiunque tenga relazioni commerciali con Teheran, con una stima di minimo 6 mesi fino a 10 per ottenere il risultato di una resa o sostituzione del regime.
Le condizioni di successo per questa strategia del boa constrictor richiedono la chiusura del confine tra Pakistan e Iran e la fine dei rifornimenti russi all’Iran dal Mar Caspio. Se ci volesse più tempo, la sostituzione dei transiti petroliferi via Hormuz e Bab el Mandeb via percorsi alternativi non sarebbe una compensazione sufficiente, per i tempi realizzativi, della persistenza della crisi.
In questo caso la scarsità di petrolio e gas sarebbe compensabile dall’aumento di produzione di altre fonti nel globo? In teoria sì ed è già visibile tale scenario in Venezuela, Nigeria ed altrove. Ma ci vorrebbero almeno 4 anni circa per la sostituzione degli idrocarburi del Golfo. Ed in questo periodo i prezzi resterebbero in tensione.
Per quanto tempo la scarsità di combustibili fossili può essere gestita dalle nazioni importatrici senza un impatto inflazionistico grave? Pochi mesi. Inoltre, va annotato che questo tipo di inflazione non è correggibile dalla politica monetaria senza indurre recessioni, ma solo da un’azione geopolitica che ripristini i flussi dove sono bloccati.
Opzioni: il regime iraniano si arrende, o implode o accetta un compromesso entro due o tre mesi. Da un lato, il regime è sempre più debole. Dall’altro, è un sistema autoritario dove i Pasdaran hanno un dominio sia economico sia repressivo completo. Stima: potrebbe resistere più di quanto si pensi con capacità sufficienti, pur minime, di minaccia dei transiti critici.
Tale capacità sarebbe indebolita da una pressione di Russia, Pakistan e Cina per costringere l’Iran, almeno, ad un compromesso che ripristini la libertà di navigazione. Nelle simulazioni what if tale esito è il più stabilizzante sul piano economico globale, ma richiede una convergenza tra Stati Uniti e Cina, la seconda con capacità condizionanti nei confronti di Russia e Pakistan, nonché regime iraniano.
Probabilità? Al momento si equivalgono quella positiva e negativa. Ma la positiva mostra un vantaggio potenziale per ambedue gli attori perché formalizzerebbero un nuovo G2. Accettabile? Sarebbe una cooperazione intrabellica tra i due e non un cedimento dell’uno o dell’altro, favorevole per tutti i loro alleati perché riduzione del disordine globale sempre più pericoloso.
Penso che il tema sia in valutazione per la preparazione dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a fine mese. (riproduzione riservata)