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Christine Lagarde, presidente Bce
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Ecco perché la Bce non può ignorare la vittoria di AfD

di Angelo De Mattia
09 settembre 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 06:40

La presidente Lagarde affronterà domande cruciali nella conferenza stampa della Bce. L’inflazione e le tensioni politiche rendono complessa la decisione sui tassi, mentre si attendono le mosse della Federal Reserve

Nelle settimane scorse è apparsa consolidata la previsione dell'aumento, da parte della Banca Centrale Europea il cui consiglio direttivo si riunirà domani, di 25 punti base dei tassi di riferimento, portando quello sui depositi, che regola la politica monetaria, al 2,50%. La causa determinante era ed è tuttora l'inflazione salita nell'area al 3,3%, anche se quella di fondo è nettamente inferiore, al 2,4%.

Una congiuntura geopolitica incerta

La perdurante incertezza delle prospettive, le evoluzioni contraddittorie delle due guerre in corso, la risalita del prezzo del petrolio che si ritiene possa arrivare a 120 dollari al barile rafforzerebbero l'eventuale proposito della pur lieve restrizione che dovrebbe, però, essere seguita, secondo il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, da una nuova pausa.

A questo quadro ora si aggiunge la situazione determinatasi in Germania con il voto in Sassonia-Anhalt che accresce, a botta calda, incertezze e disorientamento, mentre già si pensa con preoccupazione ai voti regionali a Berlino città-Stato e nel Meclemburgo il prossimo 20 settembre.

Naturalmente la Banca Centrale Europea deve esercitare il suo potere-dovere senza immischiarsi nelle vicende politiche, ancorché istituzionali, ma, in questo caso, ciò che è accaduto con la votazione del 6 settembre ha una portata straordinaria che chi è proposto al governo della moneta deve considerare per gli effetti nei mercati e nei conti pubblici insieme con le previsioni per le altre elezioni.

Serve una visione chiara

Bisogna però aver presente che il target del 2%, il cui raggiungimento sancisce il mantenimento della stabilità dei prezzi, come vuole il mandato conferito alla Bce dal Trattato Ue, deve essere considerato in una prospettiva di medio termine.

E a questo proposito vanno esaminate le previsioni della stessa Bce per il medio e lungo termine. In più, come accennato, l'inflazione misurata escludendo i beni energetici e alimentari, che è quella a cui guardano le banche centrali, è abbastanza vicina al 2%. Va inoltre valutato l'impatto sui titoli pubblici di un aumento del costo del denaro.

Se non si vorrà prorogare la pausa, tenendo conto anche dei segnali che vengono dalla crescita del pil salita nel secondo trimestre allo 0,6% e dalla mancanza di effetti di secondo livello dell'inflazione,quanto meno ci sarebbe bisogno di una comunicazione chiara, che eviti - dato l' intrecciarsi di vicende politiche e fenomeni economici - una visione pessimistica, a partire dai prossimi mesi.

Molto dipenderà dalle dichiarazioni della presidente Christine Lagarde nella tradizionale conferenza stampa, nella quale è probabile che non manchino domande pure sul suo futuro, visto il rilancio di nuove ipotesi di cariche e dei nuovi tempi di assunzione che indubbiamente non creano la migliore condizione per il vertice dell'Istituto.

Si deve altresì aver presente che la Federal Reserve riunirà il proprio comitato monetario il 15 e 16 prossimi e anche in questa occasione si porrà il problema dell'aumento dei tassi, mentre Trump preme e minaccia perché ciò non avvenga.

In definitiva una riunione, quale è quella della Bce di domani, che fino a pochi giorni fa si poteva ritenere come di routine, ora si presenta più complessa per quel che nel frattempo è accaduto, da cui non può prescindere, pur nella sua limitatezza, il governo della moneta. (riproduzione riservata)



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