La performance economica dei mercati emergenti si è dimostrata notevolmente resiliente, nonostante i tassi d’interesse statunitensi più elevati e la guerra in Medio Oriente. I Paesi asiatici, in particolare la Corea del Sud e Taiwan, hanno beneficiato in misura significativa dell’ondata di investimenti nell’AI. Ci aspettiamo che questa tendenza si mantenga nei prossimi 6-12 mesi.
La robusta domanda di semiconduttori dovrebbe continuare a sostenere le esportazioni, gli investimenti e la crescita del pil. Anche i settori cinesi legati all’AI hanno registrato una domanda solida, ma non sufficiente a compensare la debolezza interna. In America Latina il quadro è misto: il Brasile sta rallentando e il Messico è in miglioramento, mentre l’orientamento delle politiche economiche della regione sta diventando sempre più importante.
Per la Corea del Sud e Taiwan continuiamo ad aspettarci utili solidi da parte dei produttori di chip di memoria, ma gli investitori dovrebbero prepararsi a una maggiore volatilità, poiché i mercati finanziari stanno esaminando sempre più attentamente la redditività degli investimenti nell’AI. In Cina i segnali sempre più evidenti che il governo cinese aumenterà la spesa fiscale nel resto del 2026 indicano un potenziale rialzo per i mercati azionari.
A livello globale, un dollaro statunitense più debole, sostenuto da una Fed più dovish e da un Tesoro più interventista, potrebbe sostenere in generale i mercati azionari emergenti. Il principale rischio interno è di natura climatica: un El Niño molto forte potrebbe spingere al rialzo i prezzi dei generi alimentari e i tassi d’interesse in alcune economie.
In Corea del Sud e Taiwan il settore dei chip legati all’AI è dominante. Gli indici offshore cinesi sono guidati dalle piattaforme internet e dal settore finanziario, che seguono l’andamento dell’economia interna. Sul mercato onshore, le filiere dell’hardware per l’AI e della robotica rappresentano una quota ridotta, ma sono sostenute dalla spinta verso la localizzazione tecnologica.
In America Latina dominano i settori finanziario, dei materiali e dell’energia, con gli elevati prezzi delle materie prime che forniscono un sostegno particolare agli ultimi due. In Asia la Corea del Sud si è distinta in modo particolare quest’anno. In Europa spicca la Polonia, in rialzo del 27% da inizio anno. Grazie alla forte domanda interna è stata tra le economie Ue a più rapida crescita negli ultimi due anni. Ci aspettiamo che crescita e utili rimangano solidi. Anche il Sudafrica offre un potenziale di rialzo, in particolare perché prevediamo un ulteriore aumento dei prezzi dell’oro e che le riforme strutturali inizino a dare i loro frutti.
Il filo conduttore per gli investitori è che il rally dei mercati emergenti del 2026 è reale, ma circoscritto. I rendimenti si sono concentrati in pochi titoli legati all’AI proprio mentre i mercati mettono in discussione la spesa alla base di questa crescita. Un dollaro più debole, lo stimolo fiscale della Cina e il riallineamento dell’America Latina verso politiche favorevoli al mercato offrono ciascuno punti di ingresso distinti ma ognuno richiede una verifica concreta, non semplicemente fiducia. (riproduzione riservata)
*Emerging markets economist di J. Safra Sarasin