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Stablecoin, la vera partita si gioca sull’infrastruttura della liquidità
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Stablecoin, la vera partita si gioca sull’infrastruttura della liquidità

di Anna Omarini*
09 settembre 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 06:39

Le stablecoin stanno evolvendo oltre il trading cripto, diventando fondamentali nei pagamenti internazionali e nei servizi finanziari

Le stablecoin stanno rapidamente uscendo dal perimetro dell'ecosistema cripto per diventare uno dei temi più rilevanti nel dibattito sull'evoluzione della moneta e delle infrastrutture dei pagamenti. Fino a poco fa servivano soprattutto al trading di criptovalute e alla finanza decentralizzata (DeFi), come alternativa digitale al dollaro per effettuare transazioni senza passare dal sistema bancario tradizionale.

La domanda, generata dall'ecosistema cripto, ha costruito una prima scala finanziaria, cioè un volume di transazioni e di utenti elevati ma ancora confinato a quei mercati (milioni di wallet, exchange e reti operative 24/24).

Un impiego sempre più vasto

Oggi il loro impiego spazia nei pagamenti internazionali, nella gestione delle tesorerie aziendali e nei mercati finanziari tokenizzati. Questa massa critica ha aperto una seconda fase: la rete nata per esigenze interne al mondo cripto, oggi, è riutilizzabile da imprese, intermediari finanziari e operatori dei pagamenti. Non è un caso che Visa, Mastercard, Stripe, PayPal e numerose banche stiano investendo nell'integrazione delle stablecoin nei propri servizi.

Il passaggio decisivo non è la crescita dei volumi in sé, ma la trasformazione di una rete nata per il trading in un'infrastruttura utilizzabile dall'economia reale, quella che si può definire una scala economica, ovvero la capacità delle stablecoin di sostenere pagamenti, regolamenti e servizi finanziari al di fuori del perimetro cripto, per imprese, banche e consumatori comuni. Non basta che le stablecoin siano già enormi nei mercati cripto: devono dimostrare di essere utili e affidabili fuori da quei mercati. È una distinzione cruciale per capire la fase attuale, e che spesso manca nel dibattito pubblico, molto concentrato sulla tecnologia e poco sull’infrastruttura sottostante. Il vero spartiacque dunque non sarà tecnologico-normativo, ma nella loro capacità di trasformare la scala finanziaria in scala economica.

Le stablecoin come infrastruttura

Per un'impresa con pagamenti internazionali e/o liquidità distribuita su più giurisdizioni, regolare una transazione in pochi minuti anziché attendere giorni, riducendo costi e intermediazioni, è un vantaggio significativo. L'integrazione dei pagamenti nei processi digitali attraverso smart contract apre poi nuove prospettive nell'automazione amministrativa e nella riconciliazione contabile.

Ciò non significa che le stablecoin siano già uno strumento di pagamento di massa: la larga maggioranza dei volumi resta concentrata nel trading e nella DeFi, in qualità di valuta di regolamento. Il mercato ha raggiunto circa 320 miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva, ma resta fortemente concentrato (tether e circle controllano circa l'80% del totale) quasi interamente in dollari.

Il pagamento, in questa prospettiva, è il primo livello della trasformazione. La vera innovazione è il regolamento definitivo della transazione: quando questa capacità è incorporata nei sistemi di pagamento e nella tesoreria aziendale, le stablecoin cessano di essere un mezzo di pagamento e diventano un'infrastruttura su cui costruire nuovi servizi finanziari.

Il pagamento è il punto di ingresso; il vero valore aggiunto emerge quando diventa infrastruttura al servizio della liquidità.

La risposta europea

È anche questo il motivo della prudenza della Bce, che interpreto come cautela verso un rischio ancora potenziale più che attuale: finché le stablecoin restano strumento cripto, il loro impatto sistemico è contenuto. Lo scenario cambia se la scala finanziaria si trasforma in scala economica: in quel caso potrebbero incidere su raccolta bancaria, trasmissione della politica monetaria e rafforzare il ruolo internazionale del dollaro. A queste preoccupazioni si aggiungono la stabilità finanziaria con la tenuta del loro valore dipendente da qualità delle riserve e loro conversione alla pari. Eventuali crisi di fiducia si tradurrebbero in corse ai rimborsi.

La risposta europea non è il rifiuto dell'innovazione. Regolamento MiCA, digital euro e infrastrutture pubbliche per i pagamenti istantanei indicano una strategia diversa: offrire gli stessi guadagni di efficienza preservando il ruolo della moneta di banca centrale. Parallelamente il crescente interesse per i depositi tokenizzati mostra come anche le banche cerchino di coniugare programmabilità e blockchain con le garanzie del sistema attuale.

Lo scenario non è dunque una sostituzione della moneta tradizionale, ma un ecosistema in cui moneta di banca centrale, depositi tokenizzati e stablecoin private convivono con funzioni differenti. La domanda non è se le stablecoin sostituiranno il denaro tradizionale, ma se la scala finanziaria costruita nel mondo cripto saprà trasformarsi in scala economica, capace di sostenere l'infrastruttura dei pagamenti e della liquidità. È qui che si giocherà la partita della futura architettura monetaria. (riproduzione riservata)

*dipartimento di Finanza
Università Bocconi



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