Per la presidente della Bce, l’Europa potrebbe finanziare il boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti con pericoli per la sovranità Ue
L’Europa rischia di finanziare il boom dell’AI negli Stati Uniti senza avere significativi benefici dalla nuova tecnologia e rischiando al contrario di dipendere in modo significativo dagli Usa. Lo ha sottolineato la presidente Bce Christine Lagarde in un intervento a Vienna. Nei giorni scorsi anche l’ex numero uno di Francoforte Mario Draghi ha indicato i rischi dell’AI per l’Unione.
Lagarde ha evidenziato che l’Europa sta ripetendo quanto fatto nella seconda metà dell’Ottocento con le ferrovie Usa: «Oggi i risparmiatori europei stanno nuovamente finanziando la tecnologia rivoluzionaria dell’epoca: l’intelligenza artificiale. Ancora una volta, la maggior parte dei fondi è destinata agli Stati Uniti. Le famiglie dell’area detengono circa 440 miliardi di euro in società tecnologiche Usa».
Le aziende Ue stanno investendo il 10% del totale nell’AI, ma il gap con gli Usa si sta allargando. Secondo Lagarde l’intelligenza artificiale può aumentare la produttività Ue del 4% in dieci anni, aiutando le finanze pubbliche in una fase di invecchiamento demografico e riduzione della forza lavoro (di un milione di persone nei prossimi 25 anni).
Lagarde ha evidenziato che l’accelerazione nell’AI è necessaria anche perché «l’Europa pagherà per questo boom, indipendentemente dal fatto che ne condivida o meno la crescita». Il riferimento è agli hyperscaler Usa che hanno emesso lo scorso anno oltre 100 miliardi di dollari in bond e ora rappresentano quasi un decimo dei nuovi corporate bond in euro. «Poiché i tassi a lungo termine dell’area euro si muovono di pari passo con i rendimenti Usa, l’Europa sosterrà parte del costo di questo boom attraverso i propri costi di finanziamento. La domanda è se ne trarrà anche la crescita che ne deriva».
Lagarde ha aggiunto che lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 59 modelli AI e la Cina 35. La Francia e il Regno Unito ne hanno prodotto uno ciascuno. Lungo il resto della catena del valore il quadro è lo stesso: gli Stati Uniti ospitano i tre quarti della capacità di calcolo mondiale contro il 5% dell’Europa.
Nell’AI però non basta importare la tecnologia dagli Stati Uniti, secondo la presidente Bce, per i problemi connessi con i dati (che potrebbero essere letti e copiati), con l’accesso (che potrebbe essere interrotto o usato come arma negoziale per esempio su dazi e tasse digitali) e con i vantaggi per i Paesi alla frontiera tecnologica in settori come la difesa (un punto evidenziato con chiarezza dal presidente Usa Donald Trump).
«L’Europa si trova di fronte a una scelta difficile», ha detto Lagarde. «O frena l’adozione dell’AI, perché non è in grado di proteggere i dati, rinunciando alla crescita; oppure l’adotta rapidamente diventando fortemente dipendente».
Perciò secondo Lagarde per conciliare crescita e sovranità l’Europa deve «potenziare la capacità di calcolo» e deve sviluppare «modelli che siano sufficientemente buoni per la maggior parte delle attività», sulla scia di quanto sta facendo Mistral in Francia. Inoltre per Lagarde l’Europa deve essere insostituibile nella supply chain, come oggi fa con l’olandese Asml, mentre la Cina si distingue per le terre rare, Taiwan per i chip e gli Usa per i modelli AI.
In tutti questi ambiti un punto chiave sono i mercati dei capitali. Secondo Lagarde servono più risorse: «Il costo per colmare il divario dei data center in Europa nel prossimo decennio potrebbe arrivare fino a 600 miliardi di euro, chip inclusi». Per queste cifre le banche non sono sufficienti. Perciò, ha osservato la presidente Bce, è sempre più importante convogliare il risparmio delle famiglie europee, pari a 1.400 miliardi all’anno, verso aziende del Vecchio Continente.
Intanto i mercati monetari sono arrivati a scontare altri quattro rialzi Bce, sulla scia del rincaro di gas e petrolio. Gli economisti delle grandi banche vedono invece una-due strette. Per un inasprimento maggiore servirebbe probabilmente una maggiore evidenza di effetti di secondo livello sui salari.
Secondo il Ft, Lagarde potrebbe annunciare l’addio anticipato alla Bce a ottobre-novembre e i governi potrebbero varare un pacchetto di nomine entro fine anno, mentre la Germania potrebbe puntare al ruolo di capoeconomista con Markus Brunnermeier, Monika Piazzesi o Tobias Adrian. Anche la Francia però guarda alla posizione. (riproduzione riservata)