I rendimenti di mercato sono saliti in modo rilevante il 10 settembre, giorno in cui la Bce ha alzato i tassi (dal 2,25% al 2,5%) e il prezzo di petrolio e gas è ulteriormente salito.
La presidente della banca centrale Christine Lagarde ha detto che il consiglio direttivo «non ha discusso il percorso futuro dei tassi» e ha ribadito che la Bce continuerà a decidere «riunione per riunione» in uno scenario geopolitico molto incerto.
Francoforte si tiene le mani libere per rispondere a ogni tipo di scenario. Nel complesso tuttavia il messaggio della Bce è stato letto come hawkish (falco) dai mercati, soprattutto per i rischi al rialzo sull’inflazione.
«Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato», ha spiegato la Bce che ha alzato anche le stime su carovita e crescita nell’Eurozona. La presidente Lagarde ha detto che l’inflazione resterà «ben al di sopra del target fino alla prima metà del 2027» e dovrebbe tornare intorno all’obiettivo del 2% «verso la fine del 2027».
In questo contesto i mercati monetari hanno scontato altri tre rialzi dei tassi entro aprile. Queste attese vanno probabilmente al di là dei piani di Francoforte che sono focalizzati sul presente o al massimo su un futuro di breve termine. Ma non c’è dubbio che il rischio di un’inflazione più persistente delle attese sia concreto, considerando i pochi margini per una tregua in Medio Oriente. Trump ha detto che il conflitto potrebbe proseguire oltre le elezioni di midterm di novembre.
«Ci troviamo nel limite superiore del territorio neutrale», ha detto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, riferendosi all’intervallo entro il quale i tassi non frenano né stimolano l’economia, che la Bce ha indicato tra l’1,75% e il 2,5%. «Non escludo che dovremo entrare in un territorio leggermente restrittivo», ha aggiunto, aprendo così la strada a nuovi interventi di Francoforte.
Gli economisti delle banche d’affari sono più cauti rispetto alle attese dei mercati monetari: in media vedono uno o al massimo due ulteriori rialzi, a dicembre e poi nel caso a marzo, in corrispondenza degli aggiornamenti delle proiezioni macro.
L’ultimo consiglio direttivo «suggerisce chiaramente che la Bce non ha ancora concluso il ciclo di inasprimento», ha osservato Unicredit. «A meno che i prezzi dell’energia non subiscano una correzione rapida e sostanziale, o l’attività economica non subisca pressioni significative, la funzione di reazione della Bce indicherebbe un ulteriore rialzo dei tassi, molto probabilmente prima della fine dell’anno. Continuiamo quindi a prevedere un ultimo aumento di 25 punti base a dicembre che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75%».
Anche Goldman Sachs vede un’altra stretta a dicembre «considerando la resilienza dell’economia, il nuovo picco dei prezzi dell’energia e il messaggio restrittivo» del consiglio Bce. Gli economisti della banca americana tuttavia precisano che «la soglia per un aumento al 3% è bassa».
Per Goldman Sachs «un aumento è possibile già a ottobre in caso di persistenti pressioni sui prezzi dell’energia, di una sorpresa al rialzo nei dati di inflazione di settembre o di primi segnali di effetti di secondo livello nei sondaggi della Bce, soprattutto se un’inflazione più forte negli Stati Uniti spingesse la Fed verso un aumento dei tassi». Le probabilità di una stretta della banca centrale Usa nella riunione del 16 settembre sono aumentate dopo l’ultimo dato di inflazione (3,4% ad agosto, stesso livello di luglio) pubblicato l’11 settembre. Guardando più avanti, Goldman Sachs vede tagli della Bce tra fine 2027 e inizio 2028 con tasso terminale al 2,25%.
Intanto pure Barclays vede un rialzo dello 0,25% a dicembre «con rischi orientati verso un ulteriore inasprimento qualora le prospettive sull’energia non dovessero migliorare». Per gli economisti dell’istituito britannico «un ulteriore significativo deterioramento dei prezzi dell’energia potrebbe far entrare in gioco un rialzo a ottobre», ma resta più probabile un intervento a dicembre: «Da oggi alla riunione del 29 ottobre la Bce riceverà solo un ulteriore dato sull’inflazione che fornirà nuove informazioni limitate».
Bofa ritiene possibile un’altra stretta, ma considera «improbabile» una mossa ulteriore: «La Bce è stata più falco di quanto ci aspettassimo ma non così falco come ritiene il mercato». Simile la posizione di Hsbc: «I prezzi del gas sono in aumento e la crescita è rimasta resiliente, quindi ora prevediamo un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre ma il nostro scenario di base è ancora meno restrittivo rispetto alle aspettative di mercato».
Citi si discosta dalle altre banche e vede un ulteriore rialzo a marzo fino al 3%: «Più a lungo l’inflazione rimane elevata, più pronunciati sono i rischi che diventi endogena, anche se non si riscontrano immediatamente effetti di secondo livello». Citi ricorda anche che «un altro fattore che potrebbe influire sulla funzione di reazione della Bce sarebbe una sostituzione anticipata del presidente che riteniamo plausibile prima della riunione di marzo 2027». (riproduzione riservata)