??Il Piano Mattei «non è più un annuncio, ma una realtà operativa e strutturata, che genera risultati tangibili per i nostri popoli». È questo il messaggio con cui la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha inaugurato il suo intervento alla seconda edizione del vertice Italia-Africa, che si è aperto venerdì 13 febbraio ad Addis Abeba,con cui l’esecutivo punta a un «cambio di paradigma» nei rapporti con il continente africano.
A oltre due anni dal vertice di debutto di Roma del 2024, la premier ha rivendicato il passaggio dall’annuncio all’operatività: in questo arco di tempo, ha spiegato, l’Italia ha mobilitato «miliardi di euro tra risorse pubbliche e private», destinati a progetti concreti in settori chiave come energia, sicurezza alimentare, infrastrutture, sanità e formazione.
Dal palco etiope, Meloni ha sottolineato come il Piano Mattei abbia superato i confini nazionali, trasformandosi «da un’iniziativa italiana a una strategia di respiro internazionale». Un risultato reso possibile, secondo la premier, anche grazie alla collaborazione con la Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo e le principali istituzioni finanziarie multilaterali.
L’obiettivo dichiarato resta quello di una cooperazione «da pari a pari», lontana da modelli paternalistici o predatori, fondata su fiducia e rispetto reciproco e orientata allo sviluppo di lungo periodo: esattamente come quella che Enrico Mattei sposò in quanto amministratore delegato dell’Eni. «Il Piano Mattei è una realtà operativa e strutturata che genera risultati tangibili e può contare su un’architettura finanziaria solida e innovativa».
Tra i pilastri del Piano Mattei, la premier ha indicato l’istruzione e la valorizzazione del capitale umano. «Il nostro obiettivo non è creare nuove dipendenze, ma sostenere il protagonismo dei popoli africani e costruire vere opportunità di riscatto», ha detto Meloni lanciando insieme alla Nigeria, e in partenariato con la Global Partnership for Education, la campagna per raccogliere 5 miliardi di dollari e migliorare la qualità dell’istruzione per 750 milioni di bambini in oltre 91 nazioni.
La sfida è «soprattutto basata sulla capacità che l’Africa possa vivere della sua ricchezza, processando le sue materie prime e non lasciando che vengano depredate, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche». In tal senso, Meloni ha sottolineato che «non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo, vogliamo combattere le cause profonde, che spingono troppi giovani a dover lasciare il luogo nel quale sono nati e cresciuti. È una scelta di responsabilità condivisa». (riproduzione riservata)